Di Battisti e della Giustizia

In questi giorni non si può non parlare dell’arresto e della consegna alle autorità italiane di un terrorista come Cesare Battisti. E’ innegabile che questo sia un successo per la Giustizia, che per così tanti anni è stata aggirata.

Ora vediamo, Cesare Battisti con il viso rassegnato dopo l’estenuante fuga dal Brasile che gli aveva tolto la protezione della quale aveva goduto dal 2004. Una latitanza la sua che era durata veramente molti anni, dal 1981 quando evase dal carcere di Frosinone.  A Frosinone era detenuto per la condanna a 12 anni per Banda Armata.

Dopo quell’evasione fu condannato, in contumacia, per due delitti commessi materialmente, uno per “concorso materiale” ed uno per “concorso morale”. Un ergastolo che non fu possibile eseguire prima per la protezione che ebbe in Messico, poi nella vicina Francia e infine nel Brasile dal 2004 fino al 2018 quando fuggì in Bolivia, dove infine è stato catturato.

Questa è la “Storia” che lo riguarda, in estrema sintesi, ma per averne una maggiore contezza, ovviamente ci sono libri e articoli e pagine web che ne parlano in modo più approfondito. Qui, su Condivisione  Democratica, plaudiamo al successo della Giustizia, ma non possiamo non parlare anche del “come”.

La consegna di Cesare Battisti alle autorità italiane è stata una vittoria della Giustizia, quella con la “G maiuscola”, ma non è stato un bell’esempio di Stato. Battisti è stato estradato ed esibito come un trofeo per una azione di polizia che in realtà è stata sostenuta dalla polizia Boliviana e da quella Brasiliana.

La situazione strana è che, tranne l’ultimo periodo di “latitanza nella latitanza”, Cesare Battisti era normalmente raggiungibile: non era nascosto in un cunicolo o sotto falso nome, tanto che anche alcuni giornalisti erano riusciti a contattarlo e ad intervistarlo.

No, Cesare Battisti era un uomo libero.

Quello che era sconfitto all’epoca era lo Stato Italiano.

Lo stesso che è stato vilipeso da questa estradizione-spettacolo che porta quell’aria di “favore personale” in quello che dovrebbe essere un diritto internazionale chiaro.

     

La protezione di Cesare Battisti non era “di tipo legale” o “basata su fatti processuali” ma basata su un concetto “politico” che aveva qualcosa di distorto: in Francia la “Dottrina Mitterand” secondo la quale «La Francia valuterà la possibilità di non estradare cittadini di un Paese democratico autori di crimini inaccettabili», qualora la richiesta fosse avanzata da Paesi «il cui sistema giudiziario non corrisponda all’idea che Parigi ha delle libertà».

In questo caso il paese con il sistema giudiziario “incriminato” era l’Italia. Questo ha significato mantenere in libertà diversi terroristi tra i quali Toni NegriPaolo Persichetti (poi consegnato nel 2002), Antonio Negri (che si consegnò spontaneamente) e altri come Pietrostefani, Scalzone, Pancino. Così mentre l’Italia con la magistratura e con le associazioni dei familiari delle vittime del terrorismo, chiedevano che fosse fatta giustizia, i terroristi potevano essere protetti da paesi con i quali l’Italia ha mantenuto – e continua a mantenere – stretti rapporti diplomatici, direi anche di fratellanza come nel caso della Francia.

 

La Dottrina Mitterand era una “pratica” non supportata da legge (ma da una ispirazione del Presidente della Repubblica, decretata oralmente in alcune occasioni) secondo la quale poteva essere concesso il diritto d’asilo a criminali ricercati per «atti di natura violenta ma d’ispirazione politica» qualora i loro autori avessero rinunciato a ogni forma di violenza politica.

Questo valeva per ogni altro stato straniero, tranne -ovviamente- che per la Francia stessa.

Assieme all’allora Presidente Mitterand si schierarono elementi della intellighenzia transalpina e nazionale. Ad esempio, in riferimento a Cesare Battisti, Daniel Pennac, Bernard-Henri Lévy (che ha curato la prefazione dell’ultimo libro di Battisti, “Ma Cavale” – “La mia fuga”), Serge Quadruppani e, in Italia, lo scrittore Valerio Evangelisti, il collettivo Wu Ming, il fumettista Vauro Senesi, lo scrittore Giuseppe Genna e il regista Davide Ferrario.

Questo appoggio ha permesso ai terroristi di rinunciare agli “atti di natura violenta” e di vivere una vita nuova:  Roberta Cappelli (BR) è oggi architetto e delegato sindacale, Paola Filippi è attualmente cittadina francese e non estradabile, Gianfranco Pancino, oggi ricercatore dell’Istituto Pasteur e considerato, negli ambienti scientifici francesi, uno tra i più importanti specialisti su Aids e cancro. Per l’Italia Pancino è comunque l’ex medico di Autonomia Operaia ed è stato condannato a 25 anni di detenzione.

Cesare Battisti nella latitanza divenne uno scrittore abbastanza prolifico:

  • “Nouvel an, nouvelle vie
  • “Buena onda
  • “Copier coller”
  • “J’aurai ta Pau
  • “Naples”
  • “Jamais plus sans fusil
  • “Le cargo sentimental
  • “Vittoria
  • “L’eau du diamant
  • “Ma cavale”
  • “Travestito da uomo”
  • “L’orma rossa”
  • “L’ultimo sparo”
  • “Avenida Revolución”
  • “Faccia al muro”

Fatta tutta questa lunga, obbligata premessa che ognuno può migliorare informandosi in modo più approfondito, vorrei fare una riflessione: La Dottrina Mitterand nasceva dal fatto che il Presidente francese si opponeva a certi aspetti della legislazione anti-terrorismo varata in Italia negli anni di piombo e che prevedeva lo status di “dissociato dall’organizzazione” e di “collaboratore di giustizia“, secondo il quale a persone accusate di crimini  è possibile concedere riduzioni di pena e protezione nel caso forniscano dati utili allo smantellamento dell’organizzazione criminale e – allo stesso tempo – la possibilità di tenere un processo in contumacia senza la necessità di ripetizione a seguito dell’arresto del condannato. Va precisato che la procedura italiana in contumacia è stata confermata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Lascia un commento