Dal cambiamento alla svolta: un nuovo governo giallorosso per l’Italia

Dopo un’estate politicamente concitata, dove dai fatti a dir poco edificanti del Papeete Beach è seguita la caduta del governo ad opera di Salvini, siamo giunti finalmente alla formazione di questo nuovo governo, legittimato dal dettato Costituzionale sulla base della maggioranza parlamentare costituita dalle due principali forze uscite dalle elezioni del 4 marzo 2018. Va ribadito infatti, che la nostra è una democrazia parlamentare e che non è possibile indire elezioni a piacere sulla base dei sondaggi o del volere di una persona ancorché sia il Ministro dell’Interno (art. 60 – La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni) inoltre, questa è una prerogativa attribuita al solo Presidente della Repubblica (art. 88 – Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse), che ha anche la facoltà di nominare il Presidente del Consiglio (art. 92, comma 2 – Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri).

La prassi parlamentare vuole che, sentiti i Presidenti delle due camere, il Presidente della Repubblica consulti i gruppi parlamentari per verificare se esista una maggioranza in Parlamento.

Queste settimane, in cui il governo si è costituito ricevendo la fiducia dai due rami del Parlamento, coincidono casualmente anche con il riavvio dell’esperienza di Condivisione Democratica, a cui avevo peraltro partecipato fin dalla sua nascita e che si era in qualche modo assopita non solo a causa delle vicende politiche che hanno investito il Paese negli ultimi anni ma, anche per le spaccature e le divisioni che di riflesso si sono create nella società italiana.

Le vicende di queste settimane costituiscono l’emblema e, speriamo anche l’epilogo, di questa situazione, dopo anni di acredini ed incomprensioni, non solo tra due soggetti politici, in particolare il Partito Democratico ed il Movimento 5 Stelle, ma anche tra i loro elettorati, tra le persone, gli amici e financo tra le famiglie, creando una profonda linea di frattura nella società.

Sono stati anni molto divisivi, in cui la rabbia, i risentimenti, le accuse reciproche hanno prevalso sul buon senso ed il bene del Paese, in cui l’astio ed il rancore hanno prevalso sulla “condivisione”.

I pozzi erano stati già avvelenati nella stagione del berlusconismo ma là ci si trovava almeno su fronti ideologicamente contrapposti. Nell’iper-modernità “post-ideologica” ci siamo trovati divisi all’interno dello stesso fronte, pur con le stesse sensibilità, anche per quel supposto superamento “destra-sinistra” che volutamente si è operato da ambo le parti. Si è contrapposto “populismo” a “progressismo”, due facce della stessa medaglia, se consideriamo il populismo non nella sua versione demagogica ma nella sua accezione originaria e più positiva a rappresentare il “popolo” e le istanze dei cittadini.

Adesso è il momento di riparlarsi, di darsi obiettivi comuni, di fronteggiare l’emergenza democratica di fronte a gravi problemi che non sono più procrastinabili e che si innestano all’interno di una più vasta crisi globale a partire dalle catastrofi ambientali ed umanitarie, ampiamente sottovalutate dalla comunità internazionale. Occorre parlarsi e parlare chiaramente al Paese con un linguaggio di verità, perché i problemi a cui giriamo attorno, ormai da troppi anni, sono sempre gli stessi: giustizia, equità sociale, lotta al malaffare ed ai conflitti d’interesse, costi della politica e riforme, emergenze umanitarie, ecologia e salvaguardia dei territori, beni pubblici, rafforzamento delle istituzioni democratiche, integrazione in un Europa dal volto umano. Occorre sottolineare che se guardiamo al mondo, l’Europa resta comunque uno degli ultimi baluardi di liberal-democrazia che, nonostante i limiti da superare dobbiamo difendere, migliorandola.

Ultimo ma più importante, preme evidenziare il ruolo che dovrebbero avere la Cultura e l’Educazione, a partire dalla Scuola quale spina dorsale di un paese civile, che dovrebbero contribuire alla crescita personale e sociale degli individui quali soggetti partecipi di una democrazia matura e rappresentativa, e non vuote parvenze di “rappresentazioni” politico-mediatiche. A livello di sistema-paese, occorre investire in ricerca e sviluppo e sulle conoscenze anche avanzate ma, soprattutto, fermare l’emorragia dei talenti in fuga dall’Italia.

Troppe volte ci siamo ritrovati a punti di svolta che si sono poi rivelati un nulla di fatto. Sperando che questa volta si possano dare risposte almeno ad alcuni tra i punti nodali per il Paese sopra evidenziati, auspichiamo che in primis i politici e tutti i cittadini di buona volontà si adoperino per il raggiungimento di questi obiettivi e che ci siano sempre più dei luoghi, come questo, di vera Condivisione Democratica, per discutere e confrontarsi serenamente, ricomponendo quelle cesure sociali che sono state così dannose e nocive per noi e per il nostro Paese.

Un pensiero riguardo “Dal cambiamento alla svolta: un nuovo governo giallorosso per l’Italia

  1. I problemi sono stati individuati ora occorrono forze congiunte di tutti per affrontare la realtà del Paese senza ipocrisie al fine salvarlo dal tradimento degli ideali democratici.

Lascia un commento