Intervista al Prof. Daniele Di Calisto

 

Il Prof. Daniele Di Calisto è docente di Diritto Canonico, Ecclesiastico e Vaticano presso l’Università Popolare Federiciana con sede a Cosenza, dove svolge anche il ruolo di Coordinatore del Dipartimento.

Svolge anche il ruolo di Responsabile direzione Area Scientifica Diritto Canonico Ecclesiastico e Vaticano della Scuola di Alta Formazione e Studi Specializzati per Professionisti, ed è Direttore della suddetta Scuola per la Regione Lazio e Docente nella sede di Taranto.

Partendo dall’attualità, cosa ne pensa della recente sentenza della Corte Costituzionale, sull’aiuto al suicidio assistito nei casi previsti, come ad esempio quello che ha visto coinvolto Cappato con il dj Fabo ?

Mi piacerebbe iniziare citando le parole del Segretario Generale della CEI Mons. Stefano Russo, che condivido appieno <<Il medico esiste per curare le vite, non per interromperle>>. Mons. Russo continua anche richiamando gli intelletti e le menti alla libertà di coscienza collegata alla meglio conosciuta obiezione di coscienza che va assolutamente regolamentata al più presto, soprattutto a seguito della recente sentenza.

Proprio riguardo a questa richiamata libertà di coscienza e collegandoci appunto con la recente sentenza della Consulta dobbiamo effettuare però una riflessione giuridica. Il problema è che la Costituzione italiana, differentemente da altre costituzioni, non menziona esplicitamente, appunto, la libertà di coscienza. In dottrina vi è stato e vi è un dibattito aperto riguardo a tale situazione; da una parte vi è qualcuno che vorrebbe far discendere tale libertà di coscienza dall’articolo 2 della Costituzione e qualcun altro che sostiene che si possa invece far discendere dall’articolo 19 della Costituzione.  E poi vi è altresì una corrente, a quanto pare visti gli ultimi sviluppi maggioritaria, che non riconosce un riferimento costituzionale per ciò che concerne la libertà di coscienza.

Io personalmente sarei più favorevole all’interpretazione che tale libertà di coscienza discendesse più propriamente dall’articolo 19 della Costituzione, in quanto, a mio modesto parere, la libertà religiosa la possiamo considerare un’appendice della libertà di coscienza. Infatti l’articolo 19 della Costituzione italiana sancendo il principio di libertà religiosa, secondo me va interpretato, appunto, come appendice della libertà di coscienza infatti tale dogma è da considerarsi quindi, a mio modesto parere, in “modo” ampio del termine in quanto la libertà di coscienza non è altro che una professione esterna della propria fede religiosa e quindi principio che rispecchia appieno e che discende propriamente dall’articolo 19 della Costituzione italiana.

Per quanto concerne l’articolo 2 della Costituzione si potrebbe anche far discendere la libertà di coscienza, appunto, come diritto inviolabile e sociale dell’individuo, ma a mio modesto parere tale assunto non risulterebbe così pregnante come si evince dall’articolo 19 seguendo il ragionamento esposto appena sopra. Un ulteriore riflessione su tale articolo 2 della Costituzione va sottolineata, perché spesso tale articolo viene interpretato e “usato” anche a sostegno dei “gruppi” pro eutanasia, che appellandosi a tale articolo 2 cercano di far rientrare come diritto inviolabile dell’uomo anche il diritto a disporre della propria vita. Dobbiamo però assolutamente sfatare tale concezione, infatti il disporre della propria vita non è menzionato e non si può  assolutamente annoverare o far discendere tra i diritti inviolabili dell’uomo infatti ciò è stato ricordato e affermato anche dal Cardinal Bassetti e altresì il Cardinale continua nella Sua dissertazione  affermando anche in maniera più esplicita che  <<vivere è un dovere, anche per chi è malato e sofferente, mentre è un atto di egoismo sottrarsi a quanto ognuno può ancora dare>> Ed ancora l’esimio prelato dichiara che <<la stessa malattia, se vissuta all’interno di relazioni positive, può assumere contorni molto diversi, e fare percepire a chi soffre che egli non solo riceve, ma anche dona>>

Altresì per chiarire meglio la posizione desidero concludere con due affermazioni imponenti, ovvero quella del nostro Papa emerito Ratzinger e del nostro attuale Romano Pontefice Francesco che affermano rispettivamente sul tema che:

<<Quando l’uomo vuole liberarsi dalla legge morale e divenire indipendente da Dio, lungi dal conquistare la propria libertà, la distrugge. Sottraendosi al metro della verità, egli diventa preda dell’arbitrio; tra gli uomini sono aboliti i rapporti fraterni per far posto al terrore, all’odio e alla paura” (Ratzinger)

Mentre Papa Francesco ammonisce che è assolutamente errato sfruttare la via più facile e sbrigativa usando <<la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone la morte con l’eutanasia>>

Lei si occupa di diritto, in particolare ecclesiastico e canonico, come vede i temi di bioetica anche in relazione a questi contesti?

Tali temi che riguardano la Bioetica e il Biodiritto sono importantissimi e strettamente connessi al Diritto Ecclesiastico tant’è che nel Dipartimento di Diritto Canonico, Ecclesiastico e Vaticano che coordino e dirigo per ‘Università Popolare Federiciana, e  per l’area scientifica sempre di Diritto Canonico, Ecclesiastico e Vaticano che coordino per la Scuola di Alta Formazione e Studi Specializzati Per Professionisti, sto dando un rilievo e un’ attenzione maggiore a tali temi insieme al mio collega Dott. Massimo Magliocchetti. Infatti presto partiranno vari corsi proprio per analizzare in maniera più approfondita tali problematiche e per offrire possibili soluzioni a tali situazioni.

Ci potrebbe sintetizzare brevemente per i nostri lettori come si contestualizzano tematiche del diritto canonico ed ecclesiastico in una società sempre più secolarizzata e multiculturale?

È luogo comune che il Diritto Canonico e Ecclesiastico abbiano sempre inciso così profondamente nei diritti secolari, il loro studio è fondamentale perché il giurista, per interpretare le norme e per coglierne appieno il contenuto, deve poter far riferimento all’origine di queste. Ed è importantissimo risalire alle origini soprattutto in questa società secolarizzata e multiculturale per conoscere, il valore intrinseco degli ordinamenti giuridici secolari e da qui anche poi poter intraprendere un iter di comparazione.

Infatti per gli studenti dell’Università Federiciana e della Scuola di Alta Formazione e Studi Specializzati Per Professionisti ho strutturato vari corsi che partiranno a breve che si basano proprio sulla comparazione tra il diritto secolare e il diritto Canonico. Tra i corsi che attiveremo in questo anno accademico si potrà approfondire per esempio l’aspetto comparativo tra la Mediazione Civile con la Mediazione Canonica e la Mediazione Familiare Canonica; o ancora un’analisi tra il Diritto Penale italiano e il Diritto Penale Canonico; Altresì ho strutturato dei corsi che offriranno anche una maggiore attenzione sotto il profilo della bioetica e biodiritto. Dal Punto di vista ecclesiastico partirà anche un corso dal titolo “Cibo e Religioni”


Ci potrebbe parlare delle spinte innovatrici, delle aperture e degli eventuali cambiamenti che si stanno verificando sotto il pontificato di Papa Bergoglio ?

Papa Francesco io lo considero un Papa “riformatore” e appunto “innovatore”, basti pensare ad esempio alle riforme più importanti messe in campo tipo la Lettera in Forma di  Motu Proprio Mitis Iudex dominus Iesus  sulla riforma del processo canonico per le cause di Dichiarazione di Nullità del matrimonio nel Codice di Diritto Canonico e la Lettera in Forma di Motu Proprio Mitis Misericors Iesus sulla riforma del processo canonico per le cause di Dichiarazione di Nullità del matrimonio nel Codice dei Canoni delle Chiese Orientali o ancora Lettera Apostolica in Forma di Motu Proprio sulla Protezione dei Minori e delle persone vulnerabili, o la riforma ancora in corso di formazione e non ancora completata sulla Curia Romana, annunciata dallo stesso Sommo Pontefice ad un mese esatto dalla Sua elezione. Ecc. Insomma un Romano Pontefice appunto riformatore e innovatore sempre attento alle sfide attuali che gli si pongono davanti.

Qual è il senso e la motivazione per uno studioso come lei di queste materie oggi?

Il senso e la motivazione che mi hanno spinto ad intraprendere tali studi e che chiarisco sempre ai miei studenti è che lo Studio Del Diritto Canonico e Diritto Ecclesiastico forniscono un’apertura Culturale, Storica e Contemporanea.

Occorre però a questo punto spiegare in estrema sintesi la distinzione che vi è tra Diritto Canonico e Diritto Ecclesiastico.

Il Diritto Canonico fornisce una conoscenza organica dell’ordinamento giuridico della Chiesa Cattolica sulla base del Codice di Diritto Canonico. Diritto Divino e Diritto Umano; Il Popolo di Dio; Il Governo della Chiesa, la normativa riguardante i beni ecclesiastici, l’amministrazione della Giustizia in ambito canonico. Consente di apprendere la pluralità degli ordinamenti giuridici, infatti, basti pensare soprattutto all’ Accordo di revisione del Concordato Lateranense stipulato tra Italia e Santa Sede nel 1984 ove sussistono numerose disposizioni che richiamano la legislazione canonica.  Acquisire una preparazione maggiore relativa a determinati istituti come ad esempio il matrimonio canonico.

II Diritto Ecclesiastico invece si occupa di regolare le relazioni tra lo Stato, la Chiesa cattolica e le altre confessioni religiose. Cosa siano gli Enti Ecclesiastici il loro riconoscimento, la loro qualificazione, il loro fine di religione o di Culto. Analizza i principi relativi alla libertà religiosa; nonché porta soprattutto a collegamenti e ad effettuare analisi e riflessioni e alla ricerca di possibili soluzioni di natura di Bioetica e Biodiritto, problematiche, come abbiamo visto, importantissime e sempre più di stretta attualità.

NdR: Argomento delicato e interessante, quello Bioetico, per il quale nella prossima uscita ospiteremo altre sensibilità, altri punti di vista. Con il nostro spirito di Condivisione. Sempre Democratica.

Lascia un commento