Intervista alla Prof.ssa Ilde Consales

Ilde Consales è Professore Associato e titolare della cattedra di Linguistica italiana presso l’Università degli Studi Roma Tre (Dipartimento di Studi Umanistici, Facoltà di Lettere, Filosofia, Lingue).
È membro dell’Accademia letteraria dell’Arcadia e componente del Consiglio Scientifico Didattico del Consorzio interuniversitario ICoN (Italian Culture On the Net). Redattrice per la Consulenza Linguistica del sito online dell’Accademia della Crusca, è autrice di libri e di numerosi saggi apparsi in volumi miscellanei e in riviste scientifiche nazionali e internazionali.

1. Professoressa Consales, Milano e Roma si posizionano fra le mete preferite dagli studenti stranieri che scelgono gli Atenei italiani per svolgere la loro esperienza formativa all’estero. Immaginiamo che anche fra i Suoi studenti alcuni siano di origine straniera. In che modo si rapportano allo studio e alla conoscenza della lingua italiana?

In effetti una percentuale non trascurabile dei frequentanti dei miei corsi e degli allievi che sostengono con me gli esami del settore scientifico disciplinare L-FIL-LET/12-Linguistica italiana è composta da studenti stranieri. La dimensione internazionaleè un aspetto che da sempre è stato nevralgico nella politica dell’Università degli Studi Roma Tre, sia per ciò che riguarda la didattica che per ciò che riguarda la ricerca. Gli studenti stranieri che frequentano l’Ateneo usufruiscono di programmi di mobilità internazionale come l’Erasmus+, il Progetto Marco Polo destinato agli studenti cinesi, gli accordi di co-tutela a livello dottorale. Devo confessare che nella maggioranza dei casi questi ragazzi si rivelano allievi eccellenti e conseguono esiti molto buoni agli esami. Sono fortemente motivati e mostrano competenze dell’italiano decisamente apprezzabili, oltre che un ottimo lessico tecnico. Non solo. In molte Università europee gli studenti scelgono di seguire corsi e di sostenere esami in italiano, soprattutto per materie come la storia dell’arte, la storia della musica, la letteratura, la storia della lingua. In tutte le mie esperienze trascorse in Atenei esteri, sia come Visiting Professor che come relatrice nei Convegni Internazionali, ho sempre constatato con piacevole meraviglia e con commozione quanto sia elevata la preparazione di questi stranieri. La ragione principale che li induce verso questo tipo di studi si lega a un’immagine secolare, e oggi più che mai vivida, dell’italiano come lingua di cultura: all’amore per le espressioni della nostra arte e della nostra civiltà, che ancora oggi esercitano nel mondo un fascino irresistibile. E con sorpresa e con un po’ d’orgoglio ho scoperto che spesse volte è stato proprio l’amore per la storia di Roma antica e per il suo glorioso passato a fare da traino nell’avvicinamento alla cultura italiana.

2. L’Università degli Studi Roma Tre come cerca di agevolare i processi di integrazione degli studenti stranieri? Quali altre strategie persegue ai fini dell’internazionalizzazione?

Come accennavo prima, l’attenzione di Roma Tre nei riguardi dell’internazionalizzazione è sempre stata molto elevata e si palesa nella fitta rete di collegamenti che stabilisce e che amplia di anno in anno con Università e Istituzioni scientifiche estere. Fra le Reti Internazionali di cui è membro, ricordo l’European University Association (EUA), la Network of Universities from the Capitals of Europe (UNICA), la Magna Charta Universitatum, l’European Association for International Education (EAIE), il Consorzio Interuniversitario Italiano per l’Argentina (C.U.I.A), l’Uni-Italia, l’Euro-Mediterranean University (EMUNI), l’European University Foundation (EUF), l’European Distance and E-learning network (EDEN), l’European university continuing education network ( EUCEN).

Con piacere voglio, inoltre, segnalare che Roma Tre fa parte, assieme ad altre quindici Università italiane, del Consorzio ICoN (Italian Culture on the Net). Il Consorzio opera in convenzione con il Ministero degli Affari Esteri per promuovere e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo attraverso tecnologie telematiche. Da pochi mesi sono entrata nel Consiglio Scientifico Didattico del Consorzio e da anni sono titolare, al suo interno, di tutti gli insegnamenti del settore Linguistica italiana in rappresentanza del mio Ateneo, Roma Tre. Parlo volentieri di questo felice esempio di cooperazione all’interno del sistema universitario italiano. Fra le tante iniziative di ICoN, come i Master di I livello, icorsi di italiano on line per stranieri, i corsi di formazione per docenti di italiano, resta centrale il Corso triennale di Laurea in Lingua e Cultura italiana per stranieri che, erogato interamente on line per conto delle Università socie, rilascia alla fine una Laurea di I Livello riconosciuta a tutti gli effetti dall’Ordinamento italiano. Il Corso di Laurea offre oltre 360 moduli didattici interamente online approvati dal MIUR, con contenuti ad altro livello prodotti da docenti universitari, relativi alla nostra civiltà (antichistica, letteratura, storia, storia dell’arte, linguistica, geografia, storia dello spettacolo…): sono riservati a studenti stranieri, ma anche a italiani residenti all’estero, che studiano in classi virtuali, punti d’incontro di allievi di tutto il mondo. Lavorando da anni nel Consorzio, annovero fra i miei laureati e laureandi studenti del Sud America, che in genere studiano l’italiano per le loro origini familiari, ma anche studenti appartenenti a Paesi europei e asiatici, che si dedicano alla nostra lingua per motivi culturali. L’allieva più brillante che abbia sinora avuto è stata una studentessa del Kazakhstan, che insegna italiano nel Centro di Lingua e Cultura italiana “Di più” nella città di Almaty e che si è laureata con me l’anno scorso. Le avevo assegnato un argomento di tesi di una certa complessità, sull’acquisizione della morfologia italiana in parlanti di lingua russa con particolare attenzione per l’impiego dell’imperfetto e del passato prossimo: ha prodotto un elaborato pregevole.

3. Passiamo a un tema più vasto e più complesso. La lingua italiana in che modo può contribuire ai processi d’integrazione dei migranti nella nostra società? Ritiene che possa costituire in qualche modo un collante per loro?

La presenza in Italia di comunità immigrate provenienti da Paesi devastati dalla guerra o con uno sviluppo economico meno avanzato ha ormai assunto proporzioni notevoli e si pone, inevitabilmente, come una questione sociale ed educativa. I problemi legati all’inserimento assumono purtroppo, molto spesso, le tinte drammatiche che ben conosciamo: povertà, sfruttamento, alloggi precari, estrema difficoltà nella conquista di posti di lavoro che in molti casi rimangono soltanto saltuari. Nella prospettiva dell’integrazione, dell’accoglienza, l’apprendimento dell’italiano non può non costituire una tappa essenziale, forse addirittura la prima: perché la lingua gioca un ruolo fondamentale nei processi di formazione dell’identità sociale e culturale.

Possiamo, oltretutto, senz’altro affermare che l’italiano funge da collante per gli immigrati che arrivano sul nostro suolo, se ne consideriamo la forte eterogeneità: etnica, innanzitutto, ma anche tipologica e relativa al grado di scolarizzazione. Si tenga, infatti, conto che queste persone si riversano pressoché da tutti i continenti (Europa, soprattutto dell’Est; America del Sud; Africa del Nord; Asia, con Cina, Filippine, India in prima linea); che hanno motivazioni di migrazione differenti (temporanea per i migranti impiegati per lo più nel servizio domestico, come le donne provenienti dalle Filippine e dall’Europa dell’Est; di esito incerto per gli esuli politici); che possono avere un livello d’istruzione basso (specialmente le donne) o essere in possesso di titoli di studio superiore e talora anche della laurea.

Va detto che l’acquisizione dell’italiano in un contesto spontaneo, naturale, sovente avviene in condizioni di svantaggio: in genere gli immigrati giungono in Italia senza conoscere la nostra lingua e senza frequentare scuole allo scopo d’impararla. Il successo dell’apprendimento si lega a un complesso insieme di fattori: individuali, come l’età (i bambini raggiungono una competenza fonetica maggiore degli adulti), la motivazione (che può essere finalizzata all’integrazione nella comunità italiana o alla più utilitaristica prospettiva occupazionale), la durata del soggiorno; sociali e pragmatici, come il contesto in cui avviene l’acquisizione, il tipo di interazione con noi parlanti nativi; linguistici e tipologici (una lingua flessiva come l’italiano, ricco di desinenze, è ad esempio tipologicamente distante ad esempio dal cinese, lingua isolante quasi del tutto priva di flessione).

4. Quale potrebbe essere la risposta istituzionale per favorire la didattica dell’italiano a immigrati adulti?

La capacità di fare fronte alle eterogeneità descritte nei bisogni formativi è uno dei cardini dell’insegnamento nei contesti migratori. Ma dagli anni Ottanta l’insegnamento dell’italiano a immigrati adulti ha assunto sempre più i contorni di un campo specializzato. Per gli insegnanti sono richieste competenze nella disciplina pedagogica dell’Educazione degli Adulti (EdA). Nella didattica si tiene anche conto delle diverse varietà di lingua italiana con cui gli apprendenti entrano in contatto nella quotidianità (regionali e sociali). In ambito editoriale si rileva la pubblicazione di molti manuali d’italiano per stranieri analfabeti o scarsamente scolarizzati e rivolti a specifiche categorie professionali (le badanti, le operatrici nel campo dell’estetica…). Rispetto all’apprendimento spontaneo, in contesti naturali, quello guidato in una scuola può consentire al discente di progredire negli stadi intermedi di acquisizione (interlingue) dell’italiano e di riflettere sulle sue strutture: il percorso è più lungo e complesso, ma può trasformarsi in uno strumento di avanzamento e di migliore qualificazione sociale.

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