Incontro con l’On. Patrizia Prestipino

Patrizia Prestipino si è laureata in lettere con indirizzo archeologico e da subito segue la sua voglia di diffondere la cultura diventando docente di lettere al liceo. Ma presto è la passione politica a richiamarla: prima consigliere del Municipio XII nel quale nel 2006 viene eletta Presidente. Poi Assessore allo Sport, Turismo e Politiche Giovanili della Provincia di Roma, poi si candida alle primarie del centrosinistra come Sindaco di Roma e nel 2018 viene eletta, all’uninominale senza “paracadute” alla Camera dei Deputati nel “suo collegio”.
Incontriamo l’onorevole nel suo “vivo” ufficio che possiamo dire sia parte del tessuto sociale: qui trovano un posto associazioni e riunioni anche di privati cittadini. E anche noi, per un pomeriggio.

 

1) In questi giorni si è andato delineando un nuovo corso della XVIII legislatura che è iniziata con diverse difficoltà nella composizione del quadro politico emerso dalle urne. La formazione del Conte Bis è stata sancita dai voti di fiducia e si è chiusa una crisi estiva inedita in Italia.
Ma com’è stata la composizione del nuovo governo “giallo-rosso” ?
Quali possono essere gli orizzonti ai quali può puntare una formazione così “eterogenea”?
Per la formazione di questo governo ha prevalso l’anima più di sinistra del Movimento 5 Stelle che ha arginato quella più destrorsa che fa capo a Di Battista e Paragone. In questa rinnovata situazione, non è quindi difficile trovare dei punti in comune con il PD. Penso alle misure sociali a favore delle fasce più deboli, al salario minimo garantito che è ben diverso dal reddito di cittadinanza, alle importanti misure per l’ambiente, alla green economy, a interventi sulla formazione e all’edilizia scolastica. Insomma, sono misure che rendono abbastanza simili, pur nelle loro diversità, questi due partiti che oggi si sono messi in gioco per governare e rimettere a posto i conti, evitare l’aumento dell’IVA e impedire che una destra sovranista, illiberale e aggressiva potesse prendersi il paese e decidere il prossimo Presidente della Repubblica. Sono stati trovati tanti motivi per stare insieme con la consapevolezza che le cose che ci uniscono sono molte di più di quelle che ci dividono.

 


2) Il sistema elettorale: nel 1991 l’Italia ha abbandonato il sistema proporzionale “puro” e dopo 30 anni sembra cercare ancora una propria dimensione nell’equilibrio tra rappresentatività e governabilità.
Il sistema elettorale deve andare di pari passo con la riforma del taglio dei parlamentari. Deve quindi essere studiata una legge che permetta a tutte le forze politiche, a tutte le regioni ed ai territori di essere equamente rappresentati. Si deciderà insieme al partito quale sarà la legge che meglio garantisca la democrazia rappresentativa.

 

3) Lei è molto radicata nel suo territorio fin dalla sua prima esperienza come Presidente del Municipio XII (oggi IX) e nelle elezioni lei era solamente nella “quota maggioritaria” ed è riuscita a rappresentare il suo territorio in parlamento: unico puntino “rosso” (con più di 50.000 voti) nel quadro generale del Lazio che era diviso tra il Centro-Destra e il M5S. Cosa porta in Parlamento della sua esperienza fuori dal Parlamento?
In Parlamento porto la mia lunga esperienza di amministratore, la conoscenza approfondita delle problematiche sociali ed economiche legate al territorio di Roma e anche alla sua provincia con cui mi sono confrontata in veste di assessore provinciale. La propensione all’ascolto e al dialogo, la capacità di relazionarmi con le persone e stare vicino ai loro problemi sono sempre state delle caratteristiche che mi contraddistinguono e infatti la mia campagna elettorale è stata per 30 giorni unicamente fatta sul territorio e tra la gente. Questa conoscenza approfondita dell’humus sociale, dei problemi delle persone e della scuola, arricchita dalla mia esperienza di insegnante, sicuramente è stata un’ottima palestra per la mia attività parlamentare. Adesso bisogna studiare perché un conto è la conoscenza per via diretta del diritto e della giurisprudenza nonché delle prassi costituzionali, un altro sono i complessi meccanismi che entrano in gioco quando, ad esempio, si ha a che fare con le proposte di legge.

 

4) Lei è una Professoressa di Lettere ed è membro della Commissione permanente Cultura, Scienza e Istruzione. La Cultura e l’Istruzione è una delle sfide italiane per i nuovi anni. Ed è anche un allarme sociale in quanto i dati sull’Analfabetismo Funzionale ci mettono in testa alle classifiche mondiali e aumenta il Digital Gap non solo tra fasce d’età ma anche l’Italia e il resto d’Europa e, in Italia, tra le varie regioni.
L’istruzione e la formazione devono essere al centro dell’interesse del governo e questo è stato affermato anche in maniera forte e chiara nel programma condiviso dalle due forze di maggioranza. Da insegnante lo sottolineo con convinzione. L’anno scolastico appena iniziato è già nel caos per le numerose cattedre vacanti in seguito all’utilizzo di quota 100 da parte di molti docenti e presidi. Come spesso accade, a pagare il prezzo più alto sono i bambini e i ragazzi disabili per la cronica mancanza degli insegnanti di sostegno. Gli sciagurati tagli del precedente governo gialloverde – quantificati fino a 5 miliardi – hanno messo in ginocchio la scuola che è stata l’ultimo dei pensieri del governo precedente e del pessimo ministro leghista Bussetti. Oggi, più che mai, è necessario investire nella scuola perché se va avanti è solamente per la passione e la competenza della comunità scolastica e non grazie all’attenzione della politica. I nostri studenti hanno dei gap molto preoccupanti rispetto a quelli degli altri paesi soprattutto per quanto riguarda l’apprendimento della matematica e delle materie scientifiche. Infine, bisogna permettere agli studenti un pari accesso ad Internet e aiutarli a sviluppare un uso consapevole delle risorse digitali e una capacità critica. L’analfabetismo funzionale oggi lascia indietro soprattutto le fasce più fragili sia economicamente che culturalmente.

 

5) Due parole su Roma: lei che per il PD si presentò – unica donna – alle primarie come candidata Sindaca con lo slogan “L’uomo giusto per Roma”. Cosa possiamo fare per la Capitale, oggettivamente con diverse difficoltà e con un gap notevole rispetto alle altre Capitali Europee? 
Roma è scomparsa dal dibattito nazionale, nonostante la situazione della capitale d’Italia sia sempre più preoccupante. È drammatico constatare come si presenta agli occhi dei turisti e come sia diminuita la qualità della vita a causa di servizi pubblici inefficienti, immondizia che invade le strade sempre più frequentemente, mancanza di una mobilità fluida e sostenibile, offerta culturale inadeguata. Inoltre, c’è un grande divario tra i quartieri centrali medio – alti e le periferie che sono diventate luoghi di degrado economico, sociale ed etico. Va quindi ricucito il tessuto urbano, sociale e culturale della città perché in una periferia sempre più abbandonata a se stessa non solo si genera una guerra tra poveri ma si finisce per abbracciare il voto rivoluzionario, prima quello populista dei 5stelle e poi quello leghista. È necessario rilanciare la città e per questo si deve considerare l’amministrazione Raggi come finita data l’incompetenza e l’inadeguatezza di questo sindaco e della sua giunta. Bisogna mettere al centro dell’interesse del governo e della politica il tema dei poteri speciali per Roma e trasformare la città in una capitale degna del suo nome e non può esserlo solo per dicitura ma deve diventare una vera capitale politica, culturale, economica e sociale. Roma al momento non è capitale di nulla, neanche di se stessa.

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