Il periodo ellenistico

Il periodo ellenistico è stato caratterizzato dai rappresentanti di quattro scuole:

  1. Stoici
  2. Epicurei
  3. Cinici
  4. Scettici

Gli Stoici accettano il determinismo con preciso riferimento al logos cosmico, ovvero la ragione che è generatrice di ogni ordine. La vita si genera secondo natura.

Identificano Dio col cosmo, cioè con l’ordine necessario del mondo; il pensiero stoico prevede un rigoroso panteismo.

Per gli Stoici, vivere secondo natura, significa porsi in sintonia con l’ordine divino e perfetto che regola l’intero universo. L’animale si serve dell’istinto, l’uomo segue la ragione.

L’istinto (hormè) guida sostanzialmente l’animale a nutrirsi e a rendersi autonomo nelle proprie azioni.

L’etica degli stoici è essenzialmente una applicazione della ragione che serve a stabilire un accordo tra la natura e l’uomo.  Zenone adottò la formula “vivere secondo natura”: comportamento che è alla base dell’etica stoica.

Le azioni degli uomini debbono essere conformi all’ordine razionale e si manifestano con il dovere (kathèkon): in sostanza l’etica stoica è fondamentalmente un’etica del dovere.

Con l’uso pratico della ragione si raggiunge la felicità, ovvero aspirare alla virtù. Essa si identifica con la conoscenza (intellettualismo morale).

Pertanto, la felicità non è un obiettivo ma una conseguenza. Per raggiungere la felicità l’uomo non deve farsi condizionare dalle passioni o dalle false illusioni che una società corrotta può infondere.

È per questo motivo che occorre effettuare una rimozione (chirurgia spirituale), di tutte le passioni e recuperare la natura originaria dell’uomo. Le emozioni e i sentimenti sono fonte di errori per la ragione. Dovrebbero essere, quindi, estirpati dall’animo. La condizione del saggio è quindi l’indifferenza ad ogni emozione, ovvero vivere in uno stato di perenne apatia.

Non bisogna lasciarsi trascinare dall’odio e dall’amore. Non si deve avere invidia, ira, gelosia, e neanche pietà.

Lo scopo è quello di raggiungere una piena autodeterminazione ed uno stato di imperturbabilità (atarassia).

L’atarassia (assenza di turbamento), genera una calma interiore, una condizione di impassibilità e di indifferenza. La felicità, così raggiunta, dà una pace interiore che si esplica nell’esercizio consapevole del dovere, inteso anche come dovere sociale.

Per gli Stoici è necessario che l’uomo realizzi pienamente se stesso solo nell’ambito della Comunità. Lo Stoico è un Saggio: quindi la ragione consiglia come comportarsi nella vita sociale, come onorare i genitori, i fratelli, essere un buon marito e un buon padre di famiglia, onorare la patria e instaurare buoni rapporti di amicizia con i propri amici. Lo stoico si deve impegnare attivamente nella Comunità di appartenenza e, come cosmopolita (cittadino del mondo), difenderà i diritti violati di altre popolazioni, senza mai perdere lo stato di imperturbabilità.

Unica è la legge che governa l’umanità; l’umanità è unica: “L’uomo che si conforma alla legge è cittadino del mondo (cosmopolita) e dirige le azioni secondo il volere della natura conforme al quale tutto il mondo si governa” (Filone, De mundi)

Per gli stoici non esistono nazioni, esiste solo una città universale e tutti gli uomini sono cittadini della stessa città. In questa città non esistono uomini liberi e uomini schiavi: tutti sono liberi. Per gli stoici gli schiavi sono esclusivamente gli stolti, ovvero gli uomini che non si conformano alla legge di natura che governa il mondo.

L’uomo stolto, attraverso la malvagità, impone la schiavitù verso un altro uomo. “La schiavitù imposta dall’uomo sull’uomo non è per gli Stoici che malvagità” (Diogene).

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