Intervista a Luciano De Angelis

Luciano De Angelis è il Sindaco di Sonnino, comune della Provincia di Latina. Nato in questo paese nel 1967, sposato e padre di due bambine, è in politica già dall’età di 14 anni. Nel corso del tempo ha ricoperto l’incarico di segretario politico dell’organizzazione giovanile dell’M.S.I. Dal 1995, fino allo scioglimento, è stato Presidente del circolo di AN, sezione “G.Tatarella” di Sonnino.

Dal 2002 al 2007 ha ricoperto l’incarico di Assessore alla cultura, mentre dal 2007 al 2012 è stato Assessore alla cultura e vice-sindaco nell’ultimo semestre.

A Maggio del 2013 viene eletto Sindaco del Comune di Sonnino con la lista civica “Sonnino Insieme” nel 2013, riconfermandosi nel 2018. Da sempre impegnato nel sociale, prima dell’elezione a Sindaco è stato presidente dell’Associazione Teatrale “I Teatranti dell’Arca”.

Sindaco, innanzitutto, immaginiamo quanto possa essere faticoso ricoprire il Suo ruolo, operare per una collettività. Cosa l’ha spinta a mettersi a disposizione del Suo territorio?
Io sono cresciuto a Sonnino e negli anni 80, avevo 13 anni e a quell’età stavo maturando la concezione che l’impegno politico era importante per un vero bene comune, fatto di giustizia, libertà, rispetto delle regole, onestà. Ho affiancato a ciò anche una fede Cristiana abbastanza forte che mi ha spinto a pensare che l’altro sono io. Ho iniziato a militare all’interno del FdG (Fronte della Gioventù, gruppo giovanile dell’allora MSI). A ciò va sommato un amore immenso per la mia Terra, per la mia Patria intesa come Terra dei Padri!

Quante e quali sono le responsabilità a cui deve fare fronte ogni giorno? E quali sono le aspettative che hanno i suoi concittadini?
Moltissime sono le responsabilità di un Sindaco, in particolare pensare di poter vivere in un mondo migliore cercando di bilanciare la giustizia sociale con il rispetto delle regole. Il mio motto è: nessuno resta indietro
quindi aiutare sempre tutti e tutto
. Le persone alcune volte si aspettano che ad ogni piccola o grande richiesta ci sia una risposta immediata e che quella richiesta sia prioritaria sulle altre. Bisogna, visto i tempi, cercare di mettere a calendario gli interventi.


L’Italia è spesso definita come la nazione dei comuni, che sono una grande ricchezza per il nostro territorio, ma è forse è necessaria una maggiore cooperazione tra di essi, soprattutto ora che un’entità quale era la provincia è diventata via via più evanescente?
L’Italia è la nazione più bella del Mondo. I Comuni sono la sua forza e la sua spinta. È necessario cooperare, collaborare, mettere insieme le risorse, creare una sorta di interscambio che possa aiutare tutte le comunità. Negli ultimi anni si sta andando con fatica verso questa visione. Purtroppo per becere beghe politiche si è cercato sempre l’egoistica visione del territorio del confine comunale, e questo ci ha portato a recuperare rispetto agli altri Stati anni di divisioni e contrasti, siamo rimasti per troppo tempo all’era medioevale dei Comuni. Sono però contro la riforma degli enti locali che ha, o voleva, abolire le Province, secondo me si dovevano abolire le Regioni. Macchine gigantesche che generano solo sprechi e troppo lontane dai territori.

Condivisione Democratica ritiene che i Sindaci, vivendo ogni giorno i problemi reali ed in “diretta” del territorio, dei nostri paesi, della nostra gente, meriterebbero posizioni di rappresentanza negli organi istituzionali del nostro Pase. Se potesse parlare direttamente al parlamento – e nel nostro piccolo ci facciamo megafono per questo – cosa chiederebbe per il proprio comune e per la propria amministrazione?
Sono d’accordo i Sindaci, le Amministrazioni locali sono il “front office” con i cittadini e con i territori. Ci vuole assolutamente una sorta di voce all’interno delle istituzioni governative centrali. I Sindaci dovrebbero avere un corridoio preferenziale e non sperare nel politico, deputato o senatore che aiuti o spinga per questo o quell’impegno. Molte volte mi sembra che siamo completamente scollegati ed alcune leggi o interventi sono a capoccia. Troppo politici e poco pratici. Abbiamo bisogno di risorse e di impegni concreti, non a spot.

Sonnino è un paese ricco di tradizioni e caratterizzato da numerosi fatti ed avvenimenti storici. Ce lo può descrivere a Suo modo?
Sonnino è un paese di circa 7500 abitanti, su un territorio di 64 kmq. Altezza massima 4500 metri sul livello del Mare e una pianura rigogliosa che confina con Terracina, Pontinia, Priverno, Fossanova, e sui Monti con Roccasecca a Nord e Monte San Biagio a Sud. Ci sono circa 500/600 mila alberi di olivo in gran parte qualità Itrana, che danno un olio unico, articolare, dai profumi variegati e con una quantità di polifenoli che nessun altro olio del territorio nazionale può vantare. Siamo stati prima dell’unità d’italia Terra di Confine tra il Regno Borbonico e lo Stato Ponteficio. Infatti a quel tempo più che Sonnino eravamo “Brigantopoli” con briganti del calibro di Antonio Gasbarrone, ma anche del Segretario di Stato Ponteficio Cardinale Giacomo Antonelli. Probabilmente siamo stati un Castrum Romano ed infatti la nostra conformazione arroccata e difensiva ha fatto di Sonnino un territorio mai espugnato. Bellissimo il nostro centro storico tra i più belli e particolari del Centro Sud. Le stesse abitazioni sono parte di muri difensivi che con 5 porte una volta chiuse, lo rendevano baluardo insormontabile. La cucina fatta di cose semplici e particolari, salumi, carni, in particolare capra e pecora, zuppe e paste tirate a mano, funghi e tartufi, pane cotto nei forni a legna, dolciumi, vino ed immancabile l’olio e le olive, fanno del Comune un vero Ristorante dai Sapori Antichi. Siamo gelosi della nostra terra e la difendiamo da sempre. Per questo, unica al mondo, abbiamo la tradizione delle Torce, che alla vigilia della festa cristiana dell’Ascensione ripercorre i confini a Nord e a Sud, con moltissime persone che partendo dalle ore 14.00 dal centro cittadino, dopo i “Vespri” all’interno della Chiesa di San Michele Arcangelo (XII/XIII sec.) rientrano nella stessa la mattina successiva alle 4.00 circa. Percorso montano che viene fatto cantando le Litanie Minores e alla luce delle Torce di cera vergine. In pratica un paese da vivere e godere per l’aria, il cibo, la storia e le tradizioni.