Intervista a Denis Nesci

Laureato in Giurisprudenza, indirizzo Scienze Giuridiche per le Imprese, nato nel 1981, di origini calabresi, all’età di 19 anni si è trasferito a Roma, città che gli ha permesso di muovere i primi passi nel mondo lavorativo, sociale e politico. Nel 2008 ha fondato l’U.Di.Con (Unione per la difesa dei consumatori) ed è diventato Presidente Nazionale dell’associazione, che allo stato attuale conta oltre 500 sedi riconosciute in tutto il territorio nazionale, e circa 90.000 iscritti certificati dal Ministero dello Sviluppo Economico. Nel 2012 ha fondato il mensile “Udiconews – Occhio al consumo” ricoprendo il ruolo di Direttore Editoriale, rivista che si occupa di informare i consumatori sulle questioni relative alla sfera consumeristica. Dal 2009 è Presidente Nazionale dell’EPAS – presente con proprie sedi di patronato in Germania, Canada, Argentina, Belgio, Romania, Bulgaria e Australia. La sua prima esperienza politica risale alle scorse competizioni europee quando i dirigenti e i collaboratori della sua struttura lo hanno designato come loro rappresentante per competere per l’elezione del Parlamento Europeo nella circoscrizione meridionale nella lista di NCD, dove ha ottenuto circa 37.000 preferenze.

Gentile Presidente, esiste in Italia una “cultura del Consumerismo”? Quanta consapevolezza hanno gli italiani degli strumenti che hanno a propria disposizione per tutelarsi dalle infinite insidie quotidiane?

Diciamo che lavoriamo per far sì che venga instaurata una solida cultura del consumerismo. In Italia in molti ancora non sanno cos’è un’associazione dei consumatori, ma, soprattutto, chi ne conosce l’esistenza, non ne conosce le potenzialità. Parliamo quindi di strumenti, uno su tutti, è la conciliazione paritetica, grazie alla quale un utente, può sedersi al tavolo con un’azienda, porsi al suo stesso livello, con la nostra mediazione. In poche parole è uno dei pochi momenti in cui il consumatore si ritrova a non essere vittima di un sistema che lo vede in posizione di debolezza, ma, al contrario può vantare un ruolo di primo piano. La conciliazione paritetica è uno strumento rapido e con una percentuale di esito positivo che supera il 90%. Un problema con una bolletta, con un viaggio e per tanti altri motivi, può essere risolto attraverso la conciliazione paritetica.

Lei, oltre ad essere il Presidente di UDICON, è anche impegnato politicamente. Primo dei non eletti alle scorse elezioni europee, nelle fila di Fratelli D’Italia. Che visione ha del nostro Paese? Intravede segnali di crescita? Quale deve essere secondo Lei il nostro rapporto con l’Europa?

Che qualcosa debba cambiare non sono solo io a dirlo, diciamo che è la maggioranza dei cittadini italiani a pensarla come me. C’è un bisogno urgente di invertire il trend negativo degli ultimi anni, prima che sia troppo tardi sotto diversi punti di vista. L’Italia ha bisogno di stabilità, ma con la S maiuscola, non quella decisa a tavolino per non perdere una poltrona. Segnali di crescita al momento non ne vedo, ma come sarebbe possibile avere segnali di crescita con sempre i soliti noti a decidere le sorti dell’Italia? Capisco la grande sfiducia verso la politica da parte delle persone, per questo motivo bisogna ripartire da zero, non riponendo più la fiducia in chi l’ha avuta fino a questo momento. Per ciò che riguarda l’Europa c’è una cosa che non sopporto, l’ineguaglianza di peso specifico che hanno le nazioni all’interno dell’Unione. L’Italia deve contare quanto la Germania, quando la Francia e tutti devono poter avere uno stesso fine. Alle volte mi sembra che invece ognuno guardi il proprio orticello, senza pensare ad un’idea vera di Unione Europea, con figli e figliastri ed un rapporto così com’è, non ha nessun senso.

Considerato sempre il Suo impegno politico, ci può descrivere quali sono le Sue attività programmatiche per il prossimo futuro? Quali idee ha per il nostro Paese?

Bisogna ripensare il Paese in maniera molto semplice, non ci si deve complicare molto la vita. Ripartiamo dal Made in Italy, dai prodotti della nostra terra e da quello che di buono possiamo offrire in primis a noi stessi e poi più in generale per le esportazioni delle nostre eccellenze. Stiamo puntando molto sull’alimentazione e su quella che deve essere una comunicazione esaustiva per gli utenti. Gli italiani devono essere messi nelle condizioni di scegliere cosa mangiare, non ci deve essere nessun inganno, almeno quando si parla di salute non si deve mentire. È necessario parlare di ambiente, ma non bisogna parlarne perché va di moda, bisogna attivare delle politiche che consentano alle aziende di potersi permettere il mancato utilizzo della plastica, perché bisogna sì eliminarla, ma farlo ha un costo alcune volte insostenibile. Concludo con il dire che non credo sia più il caso di intavolare discussioni poco costruttive sui migranti, servono regole ferree, chi può stare in Italia ci rimane e si creano le condizioni per farlo rimanere, chi invece transita illegalmente, credo vada da sé che non può essere preso in carico dal nostro Stato. C’è la necessità di parlare di infrastrutture, senza il rinnovamento, la rimessa in sesto o la costruzione di nuove grandi opere difficilmente l’Italia può essere competitiva. Partiamo anche dalle piccole cose, come le strade che collegano semplici comuni, che però semplici non sono, anzi, in alcuni casi diventano di vitale importanza per molti cittadini anche solo per accompagnare i propri figli a scuola o per raggiungere un ospedale. Questo è un aspetto che non può essere sottovalutato, perché tradotto in termini di costi, risulta davvero oneroso. Ci sarebbero tante altre questioni da approfondire, ma ho dato priorità a tre temi molto attuali.  

UDICON, oltre a fornire importanti strumenti di aiuto e conoscenza per i cittadini, è da sempre impegnata in numerosi progetti, caratterizzati da una particolare attenzione nei confronti del sociale. Ci può anticipare i prossimi obiettivi dell’Associazione? 

Stiamo sviluppando continue attività che mirano non solo ad informare e sensibilizzare gli utenti sul mondo del consumo, ma soprattutto a toccare alcuni dei più grandi temi sociali che danneggiano l’Italia. Penso al bullismo, alla sicurezza stradale, alla ludopatia, alle barriere architettoniche, alla contraffazione, ma non solo. Abbiamo in programma di occuparci di violenza sulle donne, vogliamo parlare ancora di più di sanità, perché se ne parla molto quando c’è un caso eclatante ma poi è come se il problema non esistesse più. Dobbiamo accendere i riflettori sulle scuole, sulla sicurezza degli edifici e su quanto siano controllati i mezzi con i quali effettuano le loro gite. Siamo nel vivo di un progetto che si chiama “Dipendiamo dalle nostre scelte”, dove stiamo cercando di affrontare il tema delle dipendenze, dalla ludopatia, passando per l’alcol, fino ad arrivare alle droghe. Questi sono tutti temi sui quali si sa davvero poco, l’Italia è uno dei paesi con il più asso tasso di giocatori d’azzardo, di consumatori di alcolici e di droghe. Non possiamo certo stare qui a far finta che tutto questo non esista. Abbiamo fatto molto, ma ancora molto dobbiamo fare per inculcare non solo una cultura del consumerismo, ma anche una cultura sociale diversa da quella che attualmente domina la maggior parte delle generazioni italiane.

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