Storia e Storie del Mazzinianesimo Femminile


Nel ricordare la ricorrenza del 25 Novembre, istituita dall’ONU per celebrare nel mondo la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (ampiamente trattata con questa edizione speciale di Condivisione Democratica, con diversi contributi che affrontano la problematica sotto diversi aspetti), ed invitare tutti i governi, le organizzazioni internazionali e le associazioni ad organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su una tematica che riguarda tutti i Paesi e che coinvolge statisticamente una donna su tre (i reati, oltre alla violenza fisica a quella sessuale, allo stupro, riguardano anche la violenza psicologica e lo stalking comprese le versioni “cyber”), evidenziamo come già nell’Ottocento la tematica della riflessione sul ruolo femminile e della sua emancipazione fosse all’attenzione del pensiero mazziniano.


(immagine dal web)

Senza voler qui ripercorrere la storia del femminismo, vogliamo solo ricordare, a proposito di violenza sulle donne, due grandi personaggi (riportate anche nell’Enciclopedia delle Donne, richiamata dalla nostra testata):

(copertina per concessione dell’autore)

Ipazia (la scienziata filosofa vissuta tra il IV ed il  V secolo d.c. ad Alessandria di Egitto) ed Olympe de Gouges (scrittrice, drammaturga, autrice della  Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, attivista durante la Rivoluzione Francese), entrambe uccise per motivi  “religiosi” (la prima trucidata e fatta a pezzi per ordine del vescovo Cirillo) o “politici”  (la seconda ghigliottinata come controrivoluzionaria dissidente)  ma, in realtà, entrambe martiri del libero pensiero perché esercitavano un loro diritto di autoaffermazione, in quanto donne, contro i poteri costituiti.

Ripartendo dal pensiero mazziniano sulle donne, che risentiva sicuramente degli influssi anglosassoni (ricordiamo che Mazzini fu per circa trent’anni anni esule a Londra) delle istanze della prima grande ondata del femminismo costituita dal movimento delle “suffragette”, maturato in Inghilterra nella seconda metà dell’Ottocento per ottenere il diritto di voto, cogliamo l’occasione per segnalare l’ultimo lavoro dello storico Marco MarinucciStoria e storie del mazzinianesimo femminile. Dalle origini all’Italia repubblicana”.   

Dopo alcuni saggi sul mazzinianesimo nel territorio del viterbese e due libri sulla Carboneria, scritti come coautore con Gian Marco Cazzaniga, con questo importante lavoro, frutto di alcuni anni di ricerche documentarie su fonti primarie in gran parte inedite, Marinucci indaga un fenomeno, quello del mazzinianesimo femminile, ancora poco conosciuto e studiato, tanto da far definire all’Autore “una storia a metà” quella delle immagini e delle figure del mazzinianesimo femminile, per il poco spazio dato alle donne che hanno contribuito al pensiero del Maestro. Spazio ricostruito con questo egregio libro che ci restituisce una galleria completa delle donne mazziniane.

Partendo dalle “madri” (Maria Giacinta Drago Mazzini e Eleonora Curlo Ruffini), passando per le “sorelle” (sono quattordici ritratti tra cui Sara Levi Nathan a Margaret Fuller, “una Yankee mazziniana a Roma”,  solo per citarne alcune), arriva fino  alle “figlie” (coloro che hanno raccolto l’eredità mazziniana traghettandola nel Novecento, tra cui Adelaide Tondi Albani, Rosalia Gwis Adami e Bastianina Martini Musu solo per citarne altre), si snoda attraverso un percorso ideale dalle origini del Risorgimento all’Italia repubblicana.

Al di là delle divisioni tra transigenti e intransigenti, ossia tra femminismo mazziniano e mazzinianesimo femminile, quello che accomunava tutte le donne mazziniane era un solido anticlericalismo, reo di perpetuare modelli antiprogressisti e discriminatori nei loro confronti.

Al nucleo del pensiero mazziniano sulle donne, vi era infatti la consapevolezza che, insito nel racconto biblico (Eva creata dalla costola di Adamo), vi era già il germe discriminatorio che vedeva la creazione della donna in subordine all’uomo, come appunto costola ed estensione dello stesso a cui era destinata a sottomettersi. Come riportato nel libro, “La Bibbia Mosaica ha detto: Dio creò l’uomo e dall’uomo la donna; ma la vostra Bibbia, la Bibbia dell’avvenire dirà; Dio creò l’Umanità manifestata nella donna e nell’uomo” (pag. 15 cit. di G. Mazzini, dai Doveri dell’Uomo a p. 53).

Per Mazzini la donna doveva emanciparsi da questo stato di cose, per realizzarsi non solo come patriota ma come donna, con una funzione specifica ed importantissima per la famiglia e la Patria, ossia come educatrice di futuri cittadini forgiati ai “doveri”, portando nella società uno spirito innovatore e creativo in quanto parte di una forza incorrotta (come i giovani e gli operai) poiché esclusa dalla partecipazione.

Questo modello femminile poteva svilupparsi però compiutamente solo in una società democratica e repubblicana.

Dunque non una mera “parità” tra generi, votata all’isomorfismo dei comportamenti maschili ma, una diversificazione dei ruoli nell’ambito di identità specifiche, dove la donna potesse esprimersi nella sua azione educatrice e moralizzatrice. A quest’ultimo riguardo ricordiamo come il pensiero mazziniano abbia rappresentato un’avanguardia del femminismo, oltretutto in un periodo in Italia dove non erano granché attive associazioni o movimenti che promuovessero una coscienza in tal senso, lottando per l’emancipazione della donna, per l’uguaglianza, il diritto al voto, contro la prostituzione, il servilismo e la sottomissione.

(foto dal web)

Sembrano concetti superflui ed ormai superati ma non lo sono se guardiamo alle statistiche dei femminicidi e delle violenze o all’attualità della situazione di tante donne nel mondo tra cui  yazide, armene, curde che lottano ancora non solo per i loro diritti ma, per difendere le loro genti da vili e brutali aggressioni, per la loro autodeterminazione e dei popoli a cui appartengono.

In tal senso, il pensiero mazziniano è più attuale che mai.

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