Servizio Civile: una realtà da proteggere

Istituito ufficialmente nel 2001, il Servizio Civile Nazionale (SCN) ha alle spalle una storia molto più lunga e controversa. Sono numerose le date e i personaggi che nel corso degli anni hanno infatti contribuito a fare del Servizio Civile quella realtà di inclusione sociale e stimolo alla cittadinanza attiva che conosciamo oggi. Un percorso tumultuoso e che soltanto da pochi anni è giunto a conclusione, dando finalmente all’istituto piena dignità e stabilità: per questo, a causa delle ultime scelte politiche, oggi più che mai è doveroso proteggerne le fondamenta ed evitare che incorra in una dolorosa involuzione.

LE ORIGINI

Il Servizio Civile deve la sua nascita al concetto di Obiezione di Coscienza, con il quale si intende il rifiuto di obbedire ad una legge o ad un comando dell’autorità che viene giudicato contrario ai propri valori. Nel nostro caso, assume rilevanza il rifiuto di prestare servizio militare, esercitato da uomini che nel corso degli anni si sono dichiarati contrari all’uso delle armi e della violenza. Se oggi viene ormai quasi data per scontata la possibilità di non svolgere la cosiddetta naja, ricordiamo che il servizio di leva è stato obbligatorio, nel nostro paese, sin dalla sua unificazione. Ciò che è successo dal 1861 in poi è stato un susseguirsi di tentativi, più o meno clandestini, di sottrarsi agli obblighi militari da parte di un consistente numero di cittadini chiamati alle armi. In occasione di entrambe le guerre mondiali, infatti, sono stati centinaia di migliaia gli episodi di diserzione, procurata infermità, disobbedienza aggravata, ammutinamento, etc.

(Immagine dal Web)

Il primo vero obiettore di coscienza riconosciuto in quanto tale, e per questo condannato alla reclusione, fu Pietro Pinna, nel 1948. Il suo esempio spinse negli anni un numero crescente di persone a diventare obiettori fino a quando, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, l’obiezione di coscienza si trasformò in un movimento d’opinione così vasto da essere difficilmente ignorabile dalla classe politica. Così, nel 1972, fu emanata la “legge Marcora” con la quale fu finalmente riconosciuto il diritto – più una concessione dello Stato, in realtà – all’obiezione e al servizio civile sostitutivo per motivi morali, religiosi e filosofici. Nonostante la natura ancora restrittiva della Legge Marcora, che ricordiamo lasciava discrezionalità sulla concessione dello status di obiettore al Ministero della Difesa, essa aprì le porte ad una nuova concezione di “servire la patria”, gettando le basi ai valori di fondo del Servizio Civile Nazionale così come lo conosciamo oggi.

Per arrivare alla soluzione odierna, è stato però necessario aspettare altri trent’anni: soltanto a fine secolo, infatti, le istanze delle associazioni hanno fatto breccia nel sistema parlamentare, riuscendo dapprima a far riconoscere l’obiezione di coscienza come diritto tout court tramite l’istituzione dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (1998) e poi a istituire finalmente il Servizio Civile Nazionale nella sua forma attuale (legge 64/2001). Di lì a poco (2005) arrivò anche la sospensione del servizio di leva: l’obbligo aveva ormai ceduto il passo alla volontarietà, e a tutti i valori ad essa connessi.

UN PILASTRO DELLA SOCIETÀ

Tra i valori fondanti del Servizio Civile troviamo ovviamente quelli comuni all’obiezione di coscienza, cioè nonviolenza e rifiuto delle armi; a questi, possiamo aggiungere i principi di solidarietà, partecipazione, inclusione e utilità sociale nei servizi resi, potendo vantare tra i principali obiettivi anche il potenziamento dell’occupazione giovanile.

Si, perché tra i soggetti protagonisti di questa realtà figurano certamente i giovani, nello specifico i ragazzi che vanno dai 18 ai 28 anni, i quali dedicano un anno della propria vita al duplice obiettivo di aiutare la comunità, garantendone una crescita sociale e culturale, e di accrescere contestualmente le proprie competenze personali, attraverso esperienze ed attività che altrimenti non avrebbero modo di sviluppare. Il momento più delicato per un giovane italiano, oggi, è quello che segue al termine degli studi, in cui molti vivono nella costante sensazione di inadeguatezza dovuta alle richieste, spesso contraddittorie, dei recruiter, alla ricerca di esperienza lavorativa e, al contempo, di titoli di studio brillantemente conseguiti. All’interno di siffatta realtà, il Servizio Civile rappresenta una cinghia di trasmissione che contribuisce a legare la vita accademica con il mondo del lavoro, e la sua importanza è testimoniata dal numero sempre maggiore di adesioni che annualmente raccoglie.

Sarebbe oltremodo limitativo, tuttavia, circoscrivere l’esperienza del Servizio Civile al punto di vista lavorativo di un ragazzo; come già accennato, la realtà vede un’inclusione piena e consapevole del giovane all’interno di settori che altrimenti non avrebbe modo di conoscere, né tantomeno di aiutare. Lo sviluppo della comunità viene garantito inserendo gli Operatori Volontari in settori delicati, bisognosi della più ampia partecipazione possibile. Si passa dal settore ambientale, in cui i volontari contribuiscono a preservare il nostro patrimonio e a diffondere la cultura del rispetto per la natura, a quello dell’assistenza, intesa non soltanto come cura e riabilitazione, ma anche prevenzione del disagio, operando in favore delle fasce più deboli della popolazione; c’è poi il campo dell’educazione e promozione culturale, in cui si svolgono attività come animazione culturale per minori e giovani con problemi familiari, supporto all’inserimento scolastico, integrazione degli immigrati, etc.; la tutela del patrimonio artistico e culturale, dove ci si accosta alla gestione di biblioteche, all’organizzazione di attività culturali o si collabora al restauro e conservazione di beni storici e artistici. Si può inoltre collaborare con la Protezione Civile, dove si contribuisce alla divulgazione della cultura della previsione e della prevenzione in un paese, come il nostro, a forte rischio di dissesto idrogeologico; infine, è anche possibile svolgere servizio civile all’estero, trasferendosi in paesi in lotta contro la povertà e la fame, per diffondere la pace e l’integrazione tra i popoli.

NON TAGLIATE I FONDI!

Il Servizio Civile rappresenta, in sostanza, un’esperienza totalizzante che può cambiare diversi aspetti della vita di un giovane, ma che influisce notevolmente soprattutto sul tessuto sociale delle nostre comunità, troppo spesso dimenticate dalla politica. A tal proposito, come certamente saprete sta per essere pubblicata la Legge di Bilancio 2020, con cui l’Esecutivo programmerà le spese e le entrate che intende sostenere nell’anno alle porte. Ebbene, la voce che era già nell’aria da diversi mesi si sta concretizzando sempre più: da quanto emerge, il Governo è in procinto di diminuire drasticamente i fondi per il Servizio Civile da qui ai prossimi tre anni. Nello specifico, si prevede una riduzione delle risorse rispettivamente a:

  • € 139 milioni per il 2020
  • € 99 milioni per il 2021
  • € 106 milioni per il 2022,

laddove, soltanto nel 2018, il Servizio Civile poteva contare su oltre € 300 milioni

(immagine dal Web)

Le conseguenze di questo taglio ricadrebbero pesantemente su tutti i beneficiari di questa realtà: rispetto ai 53.000 volontari del bando 2018, potrebbero iniziare il servizio meno della metà dei ragazzi, poiché i fondi previsti (139 milioni) taglierebbero a circa 20.000 i posti disponibili per il bando 2020. Questa sarebbe una grave perdita certamente per i ragazzi che si vedrebbero preclusa la possibilità di vivere l’esperienza in prima persona, ma anche per i destinatari degli interventi, che subirebbero delle pesanti ripercussioni nelle attività che quotidianamente svolgono sul territorio.

La Rappresentanza dei Volontari ha quindi lanciato una petizione per esigere la giusta attenzione dal mondo della politica. Nella petizione si chiede che il Governo non riduca del 70% i fondi per il Servizio Civile, affinché i giovani possano ancora vivere questa fantastica esperienza. L’augurio è che la petizione venga ascoltata, e che quanto prima il Governo faccia marcia indietro, restituendo al Servizio Civile il suo consueto splendore.

Lascia un messaggio

La registrazione non è richiesta.