Cos’è il “CODICE ROSSO” e cosa prevede

Il 5 luglio, con la Legge 69/19 è entrato in vigore il cd “codice rosso”, un codice investigativo e giudiziario, analogo a quello previsto in ambito ospedaliero, grazie al quale  le vittime di violenza domestica o di genere – per la maggior parte donne e minori – avranno un canale preferenziale di tutela, e i tempi nei quali la giustizia è chiamata ad intervenire dovranno essere più brevi e solleciti.

(Immagine dal Web)

In particolare, le vittime di stalking, maltrattamenti, violenze domestiche e sessuali, dovranno essere sentite “obbligatoriamente” dai pubblici ministeri, e d’urgenza, entro tre giorni dall’iscrizione dei fatti denunciati nel registro delle notizie di reato (altrimenti l’indagine non potrà essere chiusa).

Denunciati tali reati, potranno quindi essere applicati con maggior rapidità alcuni provvedimenti di protezione per le vittime.

La polizia giudiziaria, dopo aver acquisito la notizia di reato, dovrà riferire immediatamente al Pubblico Ministero (anche in forma orale), il quale  a sua volta, entro tre giorni dall’iscrizione di detta notizia di reato, dovrà assumere informazioni dalla persona offesa (giorni che possono arrivare fino ad un massimo di sei qualora vi siano particolari esigenze di tutela dei minori e di riservatezza delle indagini). 

Quanto alle misure cautelari e di prevenzione (custodia in carcere, arresti domiciliari con o senza braccialetto elettronico, obbligo di firma in commissariato o in caserma …), sono state apportate importanti modifiche circa il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla p.o.; introdotte nuove procedure di controllo tramite l’uso del braccialetto elettronico o di strumenti analoghi; ed infine estese le misure di prevenzione anche al reato di maltrattamenti contro familiari.

il  novero dei reati contro la persona è stato altresì ampliato, con la previsione di quattro nuove figure delittuose e con un importante inasprimento sia delle sanzioni irrogabili che delle aggravanti per le fattispecie già disciplinate.

(Foto dal Web)

In particolare sono stati creati:

 – Il Delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate:  “revenge porn”;

 – Il Delitto di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso: “sfregio”;

– Il Delitto di costrizione o induzione al matrimonio;

 – il Reato di violazione del divieto di allontanamento dalla casa familiare e di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla p.o.

Inoltre, per alcuni delitti, come la violenza sessuale, la vittima può sporgere querela fino a 12 mesi, e nel caso di condanna per reati sessuali, la sospensione condizionale della pena dovrà essere subordinata alla partecipazione a percorsi di recupero, organizzati ad hoc da enti o associazioni che si occupano di assistenza psicologica, prevenzione, e recupero di soggetti condannati per reati sessuali.

Considerata altresì la delicatezza della materia, anche le forze dell’ordine dovranno seguire corsi professionali specifici di aggiornamento e formazione per poter interagire con le vittime secondo protocolli di prevenzione improntati ad una più attenta valutazione del rischio di reiterazione di determinati abusi o condotte violente, nonché per essere pronti a fornire l’adeguata cura e assistenza anche di natura psicologica, a chi – spesso con estrema difficoltà- denuncia di essere stata vittima di determinate fattispecie di reato.

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