Il Muro di Berlino

9 novembre 1989, cadde il Muro di Berlino.

Ero in terza media e non ho nessun ricordo  riguardo quella giornata. Un tema, un confronto in classe. Nulla.

Non ricordo di aver mai capito bene cosa fosse quel mondo diviso a metà.

Ricordo distintamente le 2 Germanie nelle nazionali di calcio e sulla cartina dell’atlante, ricordo la perenne sfida tra USA e URSS nei film di 007 e negli incontri di pugilato nei film di Rocky. Ricordo queste parole ricorrenti: Guerra Fredda.

Ricordo la figura diMikhail Gorbachev e la sua perestroika sotto forma di libro.

Ricordo che era uno status quo a cui, logicamente da tredicenne, non davo peso. Ricordo però le immagini del fiume di macchine verso la porta di Brandeburgo e le picconate sul muro.

Era il 1989.

Negli anni successivi ho iniziato a studiare cosa rappresentassero per il mondo quelle picconate, come ci si era arrivati e come sarebbero cambiati i confini europei.

Nel 1995 feci il mio ingresso a Praga, uno dei paesi che aveva fatto parte del blocco sovietico. Fu la prima volta che toccai con mano cosa fosse stata veramente la cortina di ferro. Praga  nel 1995  non era più  la capitale della Repubblica Socialista Cecoslovacca ma gli effetti di 30 anni di blocco sovietico sommati agli anni dell’occupazione tedesca  erano ancora evidenti. Dalle cose futili, negozi, abbigliamento, autovetture, alla chiusura caratteriale delle persone.

Ma perchè questo muro? chi l’ha voluto?

Il Muro di Berlino fu un sistema di fortificazioni attivo  per 28 anni, più precisamente dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989, eretto dal governo della Germania dell’Est per impedire la libera circolazione delle persone verso la Germania dell’Ovest.

(Immagine dal Web)

Il “Muro” fu  il simbolo concreto della cosiddetta cortina di ferro, ovvero l’immaginaria linea di confine tra le zone europee filoccidentali, controllate militarmente dalla NATO e quelle filosovietiche del Patto di Varsavia dell’Europa orientale. Occorre però fare un passo indietro.

Terminata la seconda Guerra Mondiale venne decisa la divisione di Berlino in quattro settori: sovietica, statunitense, francese e inglese.

Nel 1949, le tre zone occidentali (statunitense, francese e britannica) furono denominate Repubblica Federale Tedesca, mentre la parte orientale (sovietica) divenne la Repubblica Democratica Tedesca (DDR)

La povera economia sovietica e l’espansione della parte occidentale fecero sì che, dal 1949 al 1961, quasi 3 milioni di persone abbandonarono la Germania Orientale, per addentrarsi nel Capitalismo occidentale.

La Repubblica Democratica Tedesca iniziò a rendersi conto del numero sempre più alto di persone che avevano ormai perso e nella notte del 12 agosto 1961, decise d’innalzare un muro provvisorio, chiudendo ben 69 punti di controllo, per lasciarne aperti soltanto 12.

La Germania Est sostenne che si trattava di un “muro di protezione antifascista” volto ad impedire un’aggressione dall’Ovest. Fu chiaro  però sin dall’inizio che questa giustificazione serviva come copertura per il fatto che ai cittadini della Germania Est doveva essere impedito di entrare a Berlino Ovest

Con la costruzione del muro le emigrazioni calarono drasticamente ma dal punto di vista propagandistico fu un  vero disastro sia per la DDR che per tutto il blocco comunista; il Muro divenne infatti il simbolo della dittatura comunista, sopratutto dopo le  uccisioni di  coloro che tentavano  di fuggire in nome della libertà.

Con il tempo il Muro di Berlino si trasformò in una parete di cemento, una verso Est e uno verso Ovest, alta circa 4 metri, con all’interno cavi di ferro, che lo resero più resistente. Nella parte superiore s’installò una superficie semisferica, per evitare che la gente potesse afferrarsi su tale estremità del muro.

(Immagine dal Web)

Tra i due muri  vi era la cosiddetta “striscia della morte”, composta da un fossato, da un filo spinato, da una strada con la sabbia in modo che fossero subito visibili le impronte dei possibili fuggitivi e da torri di vigilanza costantemente operative. 

Ogni tentativo di lasciare la Germania dell’est in direzione ovest significava nel 1989 ancora un suicidio, ma in quella stessa estate la gente della DDR trovò un’altra via di fuga: erano le ambasciate della Germania Federale a Praga, Varsavia e Budapest il territorio occidentale dove si poteva arrivare molto più facilmente!

Cominciò per cui  un assalto in massa a queste tre ambasciate che dovevano ospitare migliaia di persone stanche di vivere nella DDR. Ma il colpo di grazia arrivò quando l’Ungheria, il 10 settembre del 1989, aprì i suoi confini con l’Austria. Ora, la strada dalla Germania dell’est all’ovest (attraverso l’Ungheria e l’Austria) era libera.

Quando la sera del 9 novembre un portavoce del governo della DDR annunciò una riforma piuttosto ampia della legge sui viaggi all’estero, la gente di Berlino est lo interpretò a modo suo: il muro doveva sparire subito; migliaia di persone si radunarono nei punti di controllo, per attraversare l’altro lato, e nessuno li fermò.

La caduta del Muro di Berlino diede vita al percorso che portò alla riunificazione tedesca, che fu formalmente conclusa il 3 ottobre 1990.

Ma oggi dove si trovano i resti del Muro?

Nel viaggio che feci a Berlino nel 2011 scattai varie foto; la parte più importante, rimasta in piedi, si trova nella zona conosciuta come East Side Gallery.

(Immagine dal Web)

(Immagine dal Web)

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(Immagine dal Web)

La striscia di morte si è tramuta in un parco dove bambini giocano ignari di ciò che un tempo i loro padri hanno vissuto.


(Immagine dal Web)

La storia però non deve essere dimenticata e i km di muro ancora in piedi, decorato con i graffiti che illustrano la storia di questi 28 anni di separazione, restano lì come monito per le nuove generazioni.