Intervista a Stefania Giacomini


Giornalista professionista dal ‘90. 30 anni di carriera alla Rai.

Autrice di tre libri: ‘Il successo vien con l’abito‘ libro pluripremiato e tradotto in inglese per volontà del comune di Roma; ‘Alla scoperta del set‘, edizioni Rai Eri e ‘Moda e Mass Media‘ edizioni Pioda.

Docente di Moda e Mass-media a La Sapienza (una delle più grandi università d’Europa) per sette anni. Docenze di Master all’Accademia di Moda e Costume (una delle scuole più antiche di moda e design) e all’Istituto Europeo di Design.

Guest lecturer allo Iade a Lisbona per International week organizzata da Univesidade Europeia e Iade.

Docente Onorario all’Università di Lusong in Cina.

Ideatrice insieme all’On Sandra Cioffi di ITA, Italian Talent Award premio internazionale giornalistico dedicato al design, enogastronomia e architettura. Due edizioni alla Camera dei Deputati.

Direttore della testata giornalistica Good in Italy WebTV

Vice presidente ITA (Italian Talent Association).

Ci puoi sintetizzare come dal tuo percorso di giornalista sei arrivata al Progetto “GoodinItalywebtv

Il progetto Goodinitalywebtv non è un progetto ma una realtà. E’ una testata giornalistica sul web regolarmene registrata come potete vedere sul sito. Sono giornalista professionista da oltre 30 anni. E per 30 anni sono stata articolo 1 come conduttrice e realizzatrice di servizi per RAI tg3 regionale: inviata anche all’estero per servizi di approfondimento, essendo laureata in lingue. Per circa una decina di anni co autrice e co conduttrice della trasmissione radiofonica ‘Italia che va’ sul gr1, trasmissione sul paese positivo, e, uscendo dalla Rai due anni prima della pensione, ho deciso di creare questa testata giornalistica, con la parte del sito, fondata e realizzata da Raffaella Giuliani, focalizzata su tutto ciò che è positivo nel nostro paese in particolare piccole realtà imprenditoriali ed artigianali nonché artistiche. Ho realizzato anche reportage all’estero alla ricerca di presenze italiane di successo. Tutti i servizi per lo più realizzati con il sistema del mobile journalism. Con me collaborano anche alcune colleghe Daniela d’Isa e Loredana Gelli che amano condividere questi temi. E un bravissimo tele cineoperatore Simone Perugini (per eventi più importanti) e per la sezione pr Viviana Battaglione.

Partendo dalla stretta attualità del caso ILVA, cosa pensi del fenomeno della deindustrializzazione in Italia, considerando che il tuo progetto “Good in Italy” ha la vocazione di valorizzare le PMI? Pensi insomma che quest’ultime possano sopperire a queste grandi industrie, che debbano coesistere o che il Paese necessiti di nuovi modelli di sviluppo?

Sicuramente il caso Ilva e la sua chiusura sarebbero una grave perdita per il paese che è manifatturiero e la produzione dell’acciaio in casa è una risorsa non solo per il nostro paese ma per l’Europa. Le piccole e medie industrie sono una caratteristica tipica italiana che ha permesso anche la produzione di manufatti ‘made in italy’ eccellenti. Le pmi e le grandi industrie secondo me possono coesistere ma la condizione è il funzionamento delle prime e la possibilità di sopravvivere delle seconde ovvero che non siano strozzate dalle troppe tasse.

Non ho un nuovo modello in testa di sviluppo non sono una economista…. Certo è che il nostro paese da troppo tempo non cresce anzi è in recessione e questo mi fa soffrire perché la nostra creatività è unica. Senza contare che il nostro patrimonio artistico potrebbe e dovrebbe, se adeguatamente gestito, essere una fonte importante della nostra economia.

Al di là del nostro stile di vita, riconosciuto ed invidiato in tutto il mondo, esiste ancora un “made in Italy”, visto che molte imprese, grandi, medie e piccole sono passate a grandi gruppi esteri? Che ruolo gioca ancora la nostra creatività a livello imprenditoriale? E l’Arte e la Cultura?

E’ indubbio che il nostro stile di vita è unico o almeno è percepito come tale soprattutto dagli stranieri (il gusto nel vestire, l’arte che ci circonda, la varietà gastronomica, l’arte di ricevere in casa e di arredarla, le nostre ricchezze artistiche tanto per citare qualche esempio) ma siamo indietro per ciò che riguarda i servizi e tecnologia (una città come Roma non può avere trasporto carente e metro sempre in disuso oppure la spazzatura non può restare per le strade; Venezia non si può allagare perché il Mose dopo 20 anni non è ancora aperto, Matera gioiello dell’Unesco non può essere inondata dalle piogge, Genova non può morire per il crollo di un ponte a causa di inefficienza nei controlli). Detto ciò, grandi gruppi stranieri hanno comprato le nostre realtà perché a mio avviso, a livello governativo, non si è fatto nulla, al di là delle parole, per proteggerle e valorizzarle. Si certo molte le missioni dell’ICE all’estero di promozione del made in italy ma, a paragone con la Francia non sono state abbastanza mirate. Vi posso raccontare un esempio a Sidney, visto come cronista, ma sarebbe troppo lunga. La nostra creatività gioca moltissimo. In tanti campi: dall’economico (tanti ingegneri italiani sono chiamati dalle banche inglesi), all’imprenditoriale (molti manager di multinazionali sono italiani (vedi il caso Marchionne), dalla moda (tantissimi creativi ormai sono direttori artistici di multinazionali (Chiuri da Dior, fino al 2017  Riccardo  Tisci da Givenchy) al design ed architettura (i nostri mobili sono quotatissimi in Usa e moltissime aziende producono materiali d’avanguardia) all’alimentare (ci sono innumerevoli prodotti che sono copiati soprattutto negli Usa). Ed è essenziale la nostra ricchezza artistica e culturale se pensiamo che il 70  per cento del patrimonio è concentrato in Italia : ogni borgo e città ha il suo specifico tesoro: Viviamo di turismo ma non in maniera ‘diffusa’ in tutto il territorio anche provinciale. Maggiore diffusione pubblicitaria all’estero giocherebbe a nostro favore.

Più specificatamente, come secondo te le donne possono essere valorizzate all’interno del sistema economico imprenditoriale visto che si parla sempre di prevalenza maschile o di modelli maschili e costituiscono, di fatto, la risorsa più debole di questo sistema pur rappresentando ancora l’elemento cardine nella famiglia e nella cura delle persone? 

La prevalenza maschile esiste ancora: sia sul fronte della remunerazione sia su quello di collocazione in posti dirigenziali. Certo il nostro paese fa poco per tutelare ed incoraggiare le donne a continuare nella loro carriera. Non ci sono asili nido né aziendali né pubblici e poche le iniziative di supporto della famiglia. Soprattutto ciò che manca è la cultura della parità dei sessi. In famiglia, seppur rispetto al passato si siano fatti passi avanti, ancora si educano in maniera diversa i maschi dalle femmine. E tra i giovani in molti pensano che le coetanee non debbano avere ruoli equiparati ai loro.

“Good in Italy webtv”, promuove incontri con le eccellenze e giovani talenti italiani e di eccellenze all’estero. Cosa ne pensi del fenomeno della fuga dei cervelli e come può essere fermato?

Molti paesi chiamano nelle industrie tantissimi giovani italiani (mi risulta che circa 250.000 siano emigrati) perché hanno più creatività dovuta alla loro formazione umanistica che apre la mente. Poi però molte nostre università non danno ai giovani preparazione pratica necessaria nel mondo del lavoro globale. Un esempio: mia figlia 26anni, oggi architetto assunta dall’archeostar Kengo Kuma a Tokyo, è stata chiamata da questo studio perche proveniente dall’università inglese A.A che le ha dato una preparazione pratica e competente. Se avesse frequentato altre università italiane probabilmente non avrebbe avuto la stessa opportunità- C’ e da dire inoltre che in questo studio su 310 professionisti ci sono circa 20 architetti italiani. Vorrà dire qualcosa? Infine anche nel settore dell’architettura ci sono ditte italiane che si propongono all’estero e che sono delle vere eccellenze.

I nostri figli, i nostri giovani resterebbero volentieri se si potesse dare loro futuro. Come? Con maggiori possibilità di collocamento, con principi di meritocrazia e non più grazie alle ‘conoscenze’. Possono dare moltissimo al nostro paese. Abbiamo giovani in gamba, preparati e con menti aperte, competenti ma non vogliono essere sfruttati: ad esempio in medicina, per anni in ospedali lavorano gratis aspettando il concorso che non arriva. Il rischio è che l’Italia si impoverisca sempre di più e il significato del ‘made in italy’ come valore di eccellenza e qualità non corrisponda più alla realtà.

Si avvicina il 25 Novembre, giornata internazionale istituita dall’ONU per l’eliminazione della violenza contro le donne. Come vedi questo fenomeno che riguarda, secondo le statistiche, una donna su tre e come può essere concretamente affrontato?

Un fenomeno orribile che può essere combattuto con campagne non solo dedicate ad una giornata ma nelle scuole a tutti i livelli dalle elementari all’università. E’ un problema culturale non più tollerabile in una società occidentale avanzata come la nostra. Mi sono impegnata a partecipare a Charity night, il 22 novembre, sfilata di abiti vintage da sposa rielaborati da street artists per l’associazione MarieAnne Erize che supporta ed aiuta donne vittime di violenza. Un modo per sensibilizzare e finanziare questa associazione.

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