Il realismo di Niccolò Machiavelli

Molto spesso si parla di politica e di morale. Sia la politica che la morale incidono direttamente sulle azioni che l’uomo compie. Secondo molti osservatori, l’agire dell’uomo non può essere sottratto al giudizio della morale.

Una considerazione che possiamo fare, è sostenere che ciò che è obbligatorio secondo la morale può non esserlo per la politica. Quando, per esempio, inizia una guerra e si uccidono esseri umani, politicamente è giustificato; per la morale non c’è giustificazione.

Particolare della statua dedicata a Niccolò Machiavelli presso la Galleria degli Uffizi

Niccolò Machiavelli esprime una distinzione tra i due concetti, politica e morale. Nel Principe difende e sostiene la separazione della politica dalla morale, in quanto alcune azioni dell’uomo riguardano l’autonomia della politica.

Per Machiavelli le azioni compiute dagli uomini non devono rapportarsi alla morale per giudicare se tali azioni sono buone o cattive, ma semplicemente deve considerarsi il risultato di tali azioni; se danno buoni risultati in campo politico sono considerate buone, viceversa non lo sono.

Machiavelli formula la sua teoria fondandosi su principi propri e autonomi. Essi sono la natura dell’uomo e la verità effettuale.

Si rivolge alla verità effettuale, ossia alla verità effettiva delle cose. Scrive Machiavelli, non bisogna immaginare repubbliche che non sono mai esistite, ma considerare le condizioni concrete nelle quali si sviluppa l’azione politica, ovvero la verità effettuale. Partendo dal presupposto dell’immutabilità della natura degli uomini, che restano sostanzialmente gli stessi nelle diverse epoche e sotto i vari regimi, Machiavelli si sforzò di individuare, ad uso dei governanti e attraverso la costante comparazione con gli esempi del passato, i modi in cui si acquisisce il potere, come lo si conserva e come lo si può perdere.

Nella sua analisi, la politica si presenta come un’arte, una tecnica del tutto autonoma dalla morale cui, secondo uno schema di derivazione aristotelico-tomistica, era stata legata nei secoli precedenti.

Dettaglio del Ritratto di Niccolò Machiavelli eseguito da Santi di Tito

Nel Principe, Machiavelli prende a modello Cesare Borgia, protagonista tra il 1499 e il 1503 del tentativo di costruire un nuovo principato nell’Italia centrale. Conquistò Imola, Forlì, Cesena, Rimini e Faenza, Urbino e Camerino. Riesce quindi a edificare dal nulla un nuovo principato tra la Romagna e le Marche, usando tutti i mezzi possibili (il tradimento, l’inganno, l’omicidio). Egli, più che un principe, fu un avventuriero audace e violento, dotato di rilevanti qualità politiche, tanto da suscitare l’ammirazione del Machiavelli, ma privo del tutto di ogni senso morale (eccidio di Senigallia, ecc).

Machiavelli fa di Cesare Borgia il modello del principe amorale, cui è lecitol’uso di mezzi condannabili sicuramente per la morale, ma non per la politica, perché essi sono il fine di costruire uno Stato solido è superiore a qualsiasi considerazione di tipo etico.

Proprio per la sua concezione della politica come dimensione autonoma, all’interno della quale trovano giustificazione anche gli inganni, i raggiri, gli omicidi, cui talvolta i governanti sono costretti per il “mantenimento dello Stato”, espressi dalla celebre formula “il fine giustifica i mezzi”, Machiavelli è considerato il padre di una nuova etica realistica.

La domanda che possiamo porci è se è giusto equivocare la sua figura, sia nel passato che ancora oggi, viene considerato come il teorico della tirannia, del dispotismo, della prepotenza, dell’oppressione e arbitrio ed anche della crudeltà, in quanto nell’azione del principe si rileva una immoralità della politica.

Il pensiero che sviluppa Machiavelli anticipa la moderna concezione dello Stato, quella di sovranità. Nell’ambito di questa nuova concezione, Macchiavelli, con intuizioni geniali ed illuminanti, incomincia a delineare nei suoi termini l’importante concetto della Ragion di Stato.

Senza alcun dubbio con Machiavelli inizia una nuova tradizione di pensiero che anticipa la modernità, avvicinandosi alla realtà con un pensiero anti-ideologico.