Io, i Mezzi Pubblici e la Democrazia

Ho sempre avuto una macchina mia, la libertà e l’autonomia sono sempre state una priorità per me, così come l’esigenza
di dover macinare, per anni, chilometri e chilometri, per raggiungere il posto di lavoro.

Quando mi sono trasferita Roma la mia simpatica Fiat Punto è venuta con me. Ho abitato per anni in una zona dove era impossibile non averla, anche solo per raggiungere il supermercato più vicino, una elegante zona residenziale abitata più da arricchiti che da signori, dove passa, in base alle fasi astrali, una sola linea di bus, utilizzata quasi solamente da colf e domestici che, giustamente, anche se aspettano delle mezz’ore in strada va bene ugualmente.

Cinque anni fa mi sono trasferita in una zona più centrale, ben servita dai mezzi pubblici e dove è più facile trovare il Papa che passeggia piuttosto che un posto auto; dopo mille riflessioni e valutazioni, ho preso quindi la decisione di abbandonare l’auto e di affidarmi al destino dei mezzi pubblici romani.

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E’ stato un cambiamento di vita notevole, abituata, da buona italiana, ad avere la macchina “ sotto il sedere ”, mi sono ritrovata a dovermi adeguare ad orari ed imprevisti di ogni tipo; devo dire, a mio favore, che malgrado avessi l’auto, ho sempre amato usare gli arti inferiori per gli spostamenti, che ho scoperto essere un mezzo di movimento sconosciuto a molti.

E’ stata una scelta radicale anche dal punto di vista sociale “ rinunciare all’auto? ma che fine che ho fatto…?!. ” Perché, diciamolo pure, per noi italiani l’auto non è solo una comodità (più che necessità, ecco) ma un vero e proprio status sociale
e l’uso del messo pubblico è riservato, purtroppo ancora adesso, quasi ed esclusivamente a ragazzini, anziani, stranieri e meno abbienti, soprattutto a questi ultimi.

Nei cinque anni che mi sposto zompando tra un bus e una metro e lunghi tratti fatti a piedi (ansia “passa tra 5 minuti, che faccio, ma sì vado alla fermata successiva, oddio speriamo non passi nel frattempo, ce la farò?” Adrenalina “ma sì rischio”),
il servizio pubblico dei trasporti a Roma è decisamente peggiorato, ma, come in un campo di battaglia, si lotta e si resiste.

Ma veniamo agli aspetti positivi di questa scelta.
Il primo in assoluto è il risparmio, avere la macchina è un lusso ormai, sia in termini di consumo che di manutenzione, piuttosto che in termini di multe e danni. C’è poi il movimento fisico, che non è una cosa da poco, lo so fa sorridere, sorridono anche gli altri quando mi chiedono che sport faccio e io rispondo “prendo i mezzi pubblici”.

Poi c’è la diminuzione dello stress, causato dal traffico, dalla ricerca di un parcheggio, dalle imprecazioni ricevute e date, dai maledetti pedoni (e ora sono un pedone..), oddio non è che usando i mezzi pubblici incazzature e disagi non manchino ma è tutta un’altra storia, una sorta di rabbia condivisa, quindi si impreca almento in coro.

C’è l’aspetto sociale che, per come sono fatta io, è molto importante, si incontrano persone, si possono scambiare due parole,  anche se ormai la comunicazione è scarsa (maledetti cellulari), si incontra gente di tutti i tipi e da tutti qualcosa da imparare e anche disimparare.

Certo, ammetto che prendendo i mezzi si perde anche molto tempo (a Roma in particolare) però è proprio questo il punto: il tempo è davvero perso? Quante cose si possono fare durante gli spostamenti con i mezzi? Tante, si può leggere, scrivere, chattare senza investire nessuno, si può telefonare, magari senza urlare come fanno tanti, si può appunto scambiare una parola, osservare gli altri, pensare, si possono raggiungere posti senza imprecare per il parcheggio.

L’italiano medio si sposta in auto, una famiglia ne possiede più di una, i figli non appena maggiorenni devono avere un’automobile, è sempre stato così dagli anni del boom economico.

Peccato però che il fenomeno non si arresti, malgrado la crisi, l’inquinamento sempre più devastante e l’enorme solitudine sociale che c’è, già la solitudine, perché quando si è in macchina da soli, per ore, sì certo la radio, la musica, il cellulare ma si continua ad essere soli.

Per costrizione o per scelta, per necessità o per civiltà, prendere i mezzi pubblici è Democrazia.

Già, proprio Democrazia, perché se tutti usassimo i mezzi pubblici (efficienti, puntuali e sicuri, sogno nel sogno) avremmo tutti gli stessi benefici e gli stessi disagi, gli stessi costi, contribuiremmo tutti ad avere un ambiente più sano, meno inquinato e più silenzioso, eviteremmo la strafottenza del bullo-a-4-o-2-ruote.

Sogno un mondo senza più mezzi privati, anzi senza automobili e moto, evviva le biciclette, un mondo dove i mezzi pubblici ci portano ovunque, nel rispetto delle esigenze di tutti, una società dove anche chi abita nelle periferie, o nei paesi, possa avere le stesse possibilità di spostamento di chi vive in centro città.

Che bel sogno!! Peccato però che per svariati motivi, soprattutto interessi economici, rimarrà un sogno….

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