Intervista ad Alessandro Porco

Alessandro Porco è il Sindaco di Aprigliano, un piccolo paese della Presila Cosentina. In Calabria da poco, dal Maggio 2019, ma la sua passione politica inizia presto all’interno del e a ventiquattro anni diventa segretario del Circolo del Partito Democratico. Prima segretario del Circolo di Aprigliano, poi Vice Segretario della Federazione Provinciale di Cosenza e poi membro della Direzione regionale.

Presiede, al Lingotto di Torino nel 2017, il tavolo per il Mezzogiorno e i tavoli di discussione alla Leopolda, compresa quella del 2019 dove aderisce al progetto di “Italia Viva”.

Ritiene la politica uno strumento di crescita umana e culturale, una missione a servizio della propria comunità.

Immagine fornita da Alessandro Porco

Sindaco innanzitutto immaginiamo quanto possa essere faticoso ricoprire il suo ruolo, operare in una comunità. Cosa l’ha spinta a mettersi a disposizione del suo territorio?

Più che una fatica, considero il ruolo che ricopro un impegno al quale intendo assolvere mettendo a disposizione della mia comunità la passione, la concretezza e il dinamismo che mi caratterizzano.Sono consapevole delle difficoltà dovute ad una serie di fattori, non ultimi le poche risorse e una manovra economica che penalizzano soprattutto i piccoli Comuni ma, allo stesso tempo, sono convinto che lavorare bene si può con la politica del fare a piccoli passi.Quando si cresce e si vive in una piccola comunità coma la mia si condividono, con i propri concittadini, tutti i bisogni e tutte le necessità; ed è per il senso di appartenenza ad un luogo che matura, in chi come me vuole rimanere fedele al proprio paese di origine, la speranza di rendersi strumento per la soluzione dei problemi.

Quanti e quali sono le responsabilità a cui deve far fronte ogni giorno? E quali sono le aspettative che hanno i suoi concittadini?

Amministrare una piccola realtà è un “mestiere” sempre più complesso; ci si scontra con risorse sempre più scarse e con una miriade di normative che, sebbene necessarie, rallentano l’attività. Ciò che si vorrebbe fare non sempre è possibile.

Se si parte dal principio che bisogna operare nel giusto credo che siamo già un passo avanti: competenza, buon senso, passione e attaccamento alla propria terra, sono le linee guida per amministrare bene.

Innanzitutto, l’ascolto, l’incontro, il confronto sono ciò che i cittadini chiedono al loro Sindaco.

Un piccolo paese come il mio, con una popolazione di circa tremila abitanti, paga soprattutto lo scotto di un graduale spopolamento; a questo sono legate le grandi difficoltà a cui bisogna prestare attenzione perché da qui derivano una serie di problematiche.

Il mio è un territorio molto esteso (circa centoventi chilometri quadrati) che comprende una vasta area montana con alcuni insediamenti produttivi, piccole zone rurali e un nucleo abitativo.

Migliorare la viabilità e i trasporti è una questione fondamentale per garantire ad ogni cittadino la fruizione dei servizi essenziali.

La mia gente vive di fatica quotidiana e ha bisogno di essere ascoltata per le cose concrete: vuole un paese decoroso, che siano garantiti i servizi essenziali; il Sindaco, in questa realtà è uno di loro, una sentinella di democrazia, vive in trincea e la tribuna politica la svolge quotidianamente nei luoghi di socializzazione, nelle piazze, per strada, nelle scuole; e deve rispondere ad ogni loro esigenza.

L’Italia è spesso definita come la nazione dei comuni, che sono una grande ricchezza per il nostro territorio, ma forse è necessaria una maggiore cooperazione tra di essi, soprattutto ora che una entità quale era la provincia è diventata via via più evanescente?

I Comuni sono la struttura sociale ed economica sulla quale si fonda il nostro Paese: sono la prima e più immediata istituzione nella quale i cittadini si riconoscono e alla quale chiedono risposte. In Italia abbiamo circa ottomila Comuni, molti dei quali di piccole dimensioni, con caratteristiche e peculiarità diverse fra loro per storia, tradizione e cultura. Ma nonostante tutto, i bisogni della gente sono simili. I servizi da erogare costano e i Comuni, specie quelli di piccole dimensioni, non sempre riescono a garantire la piena efficienza da soli. Molte delle funzioni, come la raccolta dei rifiuti, la vigilanza urbana, ecc., ormai hanno una sola possibilità per poter essere garantite: attraverso forme di cooperazione fra enti o la fusione degli stessi, a condizione che questo generi una gestione economica di scala e, dunque, la diminuzione dei costi in favore del miglioramento dei servizi a tutto vantaggio dei cittadini amministrati. La questione della fusione dei Comuni spesso rappresenta una nota dolente per molti, sia amministratori che cittadini. C’è la preoccupazione di privarsi di alcune prerogative nell’associarsi: la paura di perdere la propria identità. Ma, a mio avviso, questo è un falso problema. Bisogna tener conto che i costi fissi di funzionamento della macchina burocratica incidono pesantemente, sottraendo risorse al funzionamento dei servizi da erogare alla collettività. La legislazione vigente viene incontro a questo problema, ma ci vuole un cambio culturale per approssimarsi a questa opportunità. Dopo che alcune forme di associazionismo locale hanno cambiato stato (penso, per esempio alle Comunità Montane e all’Ente Provincia che hanno perso molte delle funzioni) i piccoli Comuni rischiano la marginalizzazione. Forse è il caso che il legislatore intervenga con più determinazione per promuovere e incentivare nuove forme di cooperazione fra gli enti locali; avviare, quindi, un serio dibattito per rimuovere le cause di tanto scetticismo riconducibile, da una parte, ai cittadini per una scarsa conoscenza dell’argomento e dall’altra, alla preoccupazione degli amministratori di perdere consenso e potere. Un amministratore oculato non può che guardare favorevolmente alla possibilità di garantire una gestione virtuosa del bene pubblico e se questo vuol dire perdere parte delle proprie prerogative in favore della comunità, per quanto mi riguarda, sarò sempre dalla parte del cittadino.

Lei alle precedenti elezioni che l’hanno vista vincitore si è presentato con una lista civica. C’è necessità di una riscoperta di questo impegno civile dei cittadini?

Mi ritengo figlio della militanza politica. Quello che mi ha portato alla formazione di una lista civica è la convinzione che un progetto politico ed una visione di paese possono essere portati avanti se largamente condivisi e se hanno un forte radicamento nel territorio senza mortificare l’appartenenza politica che ognuno ha. Il consenso deriva dal coinvolgimento di esperienze diverse come i comitati, le associazioni, ecc.; mondi che possono apparire estranei alla politica ma che, specie in una piccola realtà, sono l’essenza stessa del vivere quotidiano. Il civismo è apertura alla partecipazione democratica.

Immagine fornita da Alessandro Porco

Condivisione Democratica ritiene che i Sindaci, vivendo ogni giorno i problemi reali ed in “diretta” del territorio dei nostri paesi, della nostra gente, meriterebbero posizioni di rappresentanza negli organi istituzionali del nostro Paese. Se potesse parlare direttamente – e nel nostro piccolo ci facciamo megafono per questo – cosa chiederebbe per il proprio comune e per la propria amministrazione?

L’occasione è da non perdere! Accolgo, dunque, molto favorevolmente l’opportunità che “Condivisione Democratica” mi offre.

Ritendo che la funzione che quotidianamente svolge un Sindaco è una vera e propria scuola di vita: si affrontano i problemi dei cittadini, imparando a fare i conti con la realtà e questo se da una parte lo espone a rischi e ad insidie, dall’altra gli consente di acquisire una concreta conoscenza della società tale da poterne interpretare, nella dimensione democratica, le necessità. Credo che chiunque si affacci alla vita politica del nostro Paese, prima ancora di rivestire il ruolo di Consigliere Regionale, o di Parlamentare, debba fare l’esperienza di Sindaco o di componente di Giunta. Amministrare un Comune è un percorso che offre la concreta possibilità di acquisire consapevolezza dei problemi del Paese e trovare le  legittime soluzioni. Ovviamente la mia è una proposta provocatoria che non trova riscontro nella nostra legislazione; ma sarebbe un interessante argomento di dibattito.

Passando alla seconda parte della domanda, come ho avuto già modo di dire, essendo Sindaco di un piccolo Comune, le difficoltà che incontro nell’amministrare non sono poche. Ma è proprio sui piccoli Comuni che si fonda l’Italia e solo attraverso il sostegno di queste realtà si può dare slancio a tutto il Paese. Aprigliano, purtroppo, registra un progressivo fenomeno di spopolamento, mentre avrebbe tutte le caratteristiche per essere un borgo da vivere e incrementare. Il centro abitato dista appena quindici chilometri dal capoluogo di provincia, a poca distanza dal mare e dalla montagna; gode di un ottimo clima e di una posizione geografica invidiabile; ha un territorio incontaminato e offre molti percorsi naturalistici. Rilanciare l’economia con appositi provvedimenti, che vanno dalla manutenzione del territorio alla messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, dalla riqualificazione degli immobili in stato di abbandono al sostegno dell’imprenditoria giovanile, potrebbe essere la svolta per contrastare lo spopolamento e incentivare il turismo. Tutelare e valorizzare le identità civiche delle piccole comunità è di importanza strategica per scrivere il futuro del nostro Paese.

Ci può descrivere Aprigliano a suo modo?

Non so se esiste un altro luogo dove vorrei vivere, e non perché è il più bel paese del mondo, ma perché Aprigliano, per me, rappresenta uno stato d’animo. Potrei ripetere quanto ho già detto, ma sarebbe riduttivo. Aggiungo che ha una storia nobile fatta di cultura e di fatica; di letterati, studiosi, contadini e artigiani. Voglio per questo parlare della mia gente, degli apriglianesi i quali hanno subito il dramma dell’emigrazione; visto i propri figli morire in guerra, lottare per il riscatto sociale. Chi è andato via, pur rimanendo fedele alle proprie origini, ha fatto grande altri Paesi. Chi è rimasto ha costruito faticosamente la propria esistenza facendo crescere socialmente e culturalmente il proprio paese. Oggi la mia comunità è fatta di persone generose, accoglienti, laboriose; vivono di fatica, conoscono il prezzo del sacrificio, studiano, producono. Per queste persone vale la pena impegnarsi per dare loro la certezza di un futuro sempre migliore.

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