Le carte in regola

Il 6 Gennaio del 1980, 40 anni fa, quando il Presidente della regione siciliana Piersanti Mattarella sale per l’ultima volta sulla propria auto, assieme alla moglie, ai due figli e alla suocera per andare a Messa.

E’ il giorno dell’Epifania ma si sa che la Mafia non è vero che uccide solo d’estate e a riprova un sicario si avvicina ed esplode alcuni colpi di pistola ferendo mortalmente Piersanti.

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In quegli anni l’Italia è segnata dal sangue di diversi Servitori dello Stato che sono uccisi dalla criminalità organizzata: Giorgio Ambrosoli, il giudice Cesare Terranova, il giornalista Mario Francese, il capo della Mobile di Palermo Boris Giuliano. Nemmeno due anni prima era stato ucciso anche Aldo Moro che di Piersanti era amico, oltre ad essere Presidente dello stesso partito, la Democrazia Cristiana.

Quello stesso 6 Gennaio sul Giornale di Sicilia c’è una sua intervista e la sua voce che risponde, come un testamento:

“Il problema esiste  perché nella società a diversi livelli, nella classe dirigente e non solo politica, ma pure economica e finanziaria , si affermano comportamenti individuali e collettivi  che favoriscono la mafia. Bisogna intervenire per eliminare quanto a livello pubblico, attraverso intermediazioni, e parassitismi, ha fatto e fa proliferare la mafia”.

In quel momento la parola Mafia non viene pronunciata e spesso ci sono politici che dicono che “non esiste” che è solo una invenzione giornalistica creata ad arte per mettere in cattiva luce la regione.

Mattarella divenne il Presidente dell’Assemblea regionale il 9 febbraio 1978 con 77 voti su 100 (la percentuale di voti più alta nella storia dell’Assemblea) e crea una guida di coalizione di centro-sinistra con l’appoggio esterno del PCI. Pochi mesi dopo, l’omicidio di Peppino Impastato.

Pietro Grasso, Procuratore nazionale antimafia, scrisse che Piersanti Mattarella «stava provando a realizzare un nuovo progetto politico-amministrativo, un’autentica rivoluzione. La sua politica di radicale moralizzazione della vita pubblica, secondo lo slogan che la Sicilia doveva mostrarsi ‘con le carte in regola‘, aveva turbato il sistema degli appalti pubblici con gesti clamorosi, mai attuati nell’isola».

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Quella mattina a estrarre il corpo dell’auto c’era anche un pacato professore di diritto che non pensava minimamente di seguire la carriera politica e ad ispezionare il luogo dell’omicidio un giovane Sostituto Procuratore di turno. Si trattava di Sergio Mattarella, fratello minore di Piersanti, e di Pietro Grasso che anni dopo si strinsero di nuovo la mano da Presidente della Repubblica appena eletto e da Presidente del Senato.