Un giorno da sardina

Nato in occasione del lancio della campagna elettorale della Lega per le elezioni in Emilia Romagna, il movimento delle sardine è stato il protagonista indiscusso della scena politica nell’ultimo mese: amato, sin da subito, da buona parte dell’elettorato di centro-sinistra, sempre alla ricerca di volti nuovi cui aggrapparsi per invertire una tendenza – italiana e non solo – che vede schieramenti di destra (più o meno estremista) affermarsi ad ogni tipo di elezione; osteggiato ed irriso da coloro i quali invece sostengono le posizioni sovraniste; visto con occhio critico, infine, da chi spesso è rimasto scottato dalle new entries, capaci inizialmente di dare una boccata d’aria fresca al dibattito politico, per poi sciogliersi nel momento di fare sul serio. A prescindere dall’idea che si possa avere del movimento, è innegabile che in queste settimane sia stato capace di suscitare una certa curiosità nell’opinione pubblica, anche per merito delle immagini di piazze piene che, di volta in volta, hanno fatto il giro del web. L’ultima è stata a Roma, lo scorso 14 dicembre, e noi ci siamo stati. Vediamo com’è andata.

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Organizzata in contemporanea con altre importanti città europee, tra cui Londra, Parigi e Bruxelles, la manifestazione di Roma doveva tenersi inizialmente a Piazza del Popolo. A causa di eventi già organizzati, però, la piazza risultava occupata, per cui si è deciso di puntare sul “pezzo da 90”: Piazza San Giovanni. Una piazza storicamente e politicamente pesante, in passato già casa dei grandi comizi dei partiti di sinistra, ma che negli ultimi anni è stata terra di conquista prima di un Movimento 5 Stelle agli albori e poi, soprattutto, del centro-destra a forte trazione salviniana. Si è insomma deciso di puntare in alto, tanto che alla vigilia si sperava in una partecipazione di 100 mila sardine: secondo gli organizzatori, tale cifra è stata raggiunta, mentre la Questura ha stimato una quota di circa 35 mila presenti. Numeri a parte, quella un tempo nota come “maggioranza silenziosa” ha risposto positivamente, riuscendo a distanza di anni a trovare un altro fattore comune per riunirsi e manifestare per far sentire la propria voce.

Già… ma qual è la voce delle sardine?

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Una voce univoca non esiste, almeno non ancora.

Abbiamo toccato con mano l’orientamento di chi ha partecipato alla manifestazione e, come si è visto anche nelle altre città, l’idea è che più di altri movimenti del passato questo sia ancora piuttosto eterogeneo. Si passa, inevitabilmente, da elettori di sinistra e del Pd, a sostenitori di “Articolo 1” di Bersani per finire a comunisti nostalgici; abbiamo però registrato la presenza anche di fedelissimi di Renzi, del Movimento 5 Stelle, di +Europa e di altre persone che, senza riuscire a definire la propria attuale appartenenza politica, ha comunque affermato di non aver mai votato a sinistra né di aver mai partecipato a manifestazioni. Un’area che si può superficialmente identificare come europeista, progressista e che crede in una società inclusiva e partecipativa. Tuttavia, fino a questo momento è mancato un vero e proprio discorso ideologico, esponendo il movimento ad alcuni giudizi negativi.

Eh si, perché una delle critiche più ricorrenti mosse alle sardine è di peccare di concretezza sui temi della politica attuale: sino a questo momento, infatti, non si sono registrate prese di posizione concrete, vuoi perché è mancata ancora l’occasione per un confronto, vuoi per non dividere già in partenza un movimento che andava invece compattato su basi solide.

È ormai noto che il movimento sia nato come opposizione alla Lega di Salvini: lo scopo originario era far vedere che le piazze non fossero un’esclusiva del leader leghista e che il popolo non fosse rappresentato soltanto da idee sovraniste. Evocativo lo slogan “Roma non si Lega” – sulla falsariga di tutte le altre città – per dimostrare che il popolo non è tutto con Salvini, ma che esiste un’alternativa altrettanto numerosa. In questo mese, la protesta è stata inequivocabile: siamo contro il razzismo, contro la violenza e contro il populismo. E poi? Una volta manifestato che si fa?

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Sono stati i leader stessi, proprio in occasione della manifestazione di Roma, ad iniziare a sciogliere alcuni di questi dubbi. Nel suo intervento dal mini-palco eretto a lato della piazza, Mattia Santori ha risposto alle ipotesi di una strutturazione delle sardine in partito, specificando che le emozioni della piazza vadano in questa fase lasciate libere di esprimersi, per continuare a dar voce alla spinta dal basso e non tarpare le ali alla spontaneità del movimento. Al tempo stesso, però, ha affermato che nel momento in cui il vuoto di rappresentanza continuasse sarebbe il caso di approfondire il discorso. Contestualmente alla manifestazione, si è parlato di obiettivo di ricevere il consenso di ¼ degli italiani: la sensazione è che, nel momento propizio (qualora i sondaggi dovessero avvicinarli al 25%), la tentazione di far scattare la fase di strutturazione partitica ci sia.

E, in fondo, non ci sarebbe nulla di male. Un’altra delle potenziali criticità attuali del movimento è proprio questa apparente idiosincrasia per l’idea di scendere in campo a tutti gli effetti, paventando l’”oltraggio” che si confezionerebbe creando un “partito delle sardine”. Alcuni, su questa presa di posizione, accomunano questa fase delle sardine con il primo Movimento 5 Stelle e le vicinanze, a ben vedere, non mancano. Ad esempio, in una lettera a Repubblica troviamo questo estratto “l’Italia è nel mezzo di una rivolta popolare pacifica che non ha precedenti negli ultimi decenni”, che ricorda da vicino le parole urlate da Grillo, quando sottolineava l’importanza del M5S nell’inglobare pacificamente lo scontento popolare, che altrimenti sarebbe stato assorbito da forze estremiste e violente; oppure, ancor più evidente, “la forma stessa di un partito sarebbe un oltraggio a ciò che è stato e che potrebbe essere”, che si avvicina notevolmente all’idea pentastellata di rinunciare alla forma partitica sotto un piano, appunto, formale, per poi abbracciarne in pieno la sostanza. Creare un partito delle sardine non rappresenterebbe un tradimento né, tantomeno, un oltraggio: non c’è niente di male, in fondo, ad incanalare un movimento d’opinione spontaneo all’interno di un’organizzazione partitica. Basta avere il coraggio delle proprie idee, una capacità organizzativa e mantenere la forza e la coerenza che fuoriescono dalle piazze e che continueranno a farlo nei prossimi mesi.

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La giornata del 14 dicembre è stata anche occasione per presentare un elenco di punti volto a dare maggior sostanza propositiva al movimento. Li trascriviamo fedelmente:

  1. Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a lavorare
  2. Che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente nei canali istituzionali
  3. Pretendiamo trasparenza dell’uso che la politica fa dei social network
  4. Pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca tutto questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti
  5. Che la violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma. La violenza verbale venga equiparata a quella fisica
  6. Abrogare il decreto sicurezza

Per ora forse un po’ pochino, soprattutto in considerazione delle critiche di cui sopra, però già veder rispettati questi punti potrebbe essere un passo positivo in direzione di una democrazia più salutare e razionale, rispetto alla democrazia della pancia e degli istinti, cui siamo stati abituati in questi ultimi anni. Una democrazia meno attenta alla forma e alle capacità comunicative dei leader nel dare risposte semplici a problemi complessi, ma più concentrata sulla sostanza e sulla risoluzione di quei problemi; in altri termini, una democrazia matura, che parli a persone mature.

Per il resto, la sensazione attuale è che il movimento non vada caricato di aspettative, poiché semplicemente non ancora pronto a farsi carico di grosse responsabilità politiche, sia da un punto di vista valoriale, sia da un punto di vista organizzativo. L’obiettivo, per ora, rimane quello di occupare le piazze, vero luogo in cui è possibile rispondere colpo su colpo alla propaganda salviniana. E le piazze sin qui stanno rispondendo meravigliosamente: a Piazza San Giovanni si è respirata una bellissima atmosfera, di gioia, di festa e di unità d’intenti. Ma a tutto questo, se non si vuole diventare un bellissimo, gioioso e festoso fuoco di paglia, andrà aggiunta tanta sostanza.(