La nuova prescrizione

Istituto giuridico sconosciuto ai più, la prescrizione, da pochi mesi a questa parte è invece diventato argomento oggetto di dibattiti – politici e non solo – assai aspri.

Ferme restando le cose, cerchiamo di capire cosa cambierà dal prossimo 1 gennaio 2020.

Immagine dal Web

Nell’ordinamento penale italiano, almeno fino ad oggi, vigeva il principio secondo il quale, decorso un certo numero di anni dalla commissione del reato, lo Stato non avesse più l’interesse a proseguire l’azione giudiziaria nei confronti dell’autore dello stesso, così decretandone l’estinzione.

Tale figura giuridica era volta, principalmente, a garantire il diritto dell’imputato a non dover affrontare un processo “infinito”, e dunque a vedere – in un tempo sufficientemente ragionevole – dichiarata la propria responsabilità o la propria innocenza.

Pertanto, decorso il tempo massimo della pena edittale stabilito dalla legge per ogni singola ipotesi di reato (calcolato a partire dalla data del commesso reato, e stabilito dal codice penale all’art 157 ) – non inferiore a 4 anni per le  contravvenzioni e a 6 anni per i delitti – contro il reo non era più possibile procedere, e, se il processo era in corso, il Giudice doveva emettere una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione.

Tale fattispecie, almeno per come l’abbiamo conosciuta fino alla odierna riforma, poteva subire solo brevi sospensioni o interruzioni temporanee, e, comunque, nei soli casi espressamente previsti per legge (tipico esempio di sospensione: il legittimo impedimento dell’imputato, terminato il quale la prescrizione ricominciava a decorrere).

Già la riforma “Orlando”, nel 2017, aveva introdotto dei cambiamenti sul regime della prescrizione tra un grado e l’altro di giudizio, ma dal gennaio 2020 sono attesi mutamenti radicali.

Con la legge 9 gennaio 2019, n. 3, la c.d. spazza-corrotti, recante “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici”, la prescrizione infatti, contrariamente a quanto accaduto fino ad oggi, potrà essere “bloccata” tra un grado e l’altro del giudizio, così impedendo alla stessa di maturare, in maniera pressoché definitiva.

In parole semplici, proprio al fine di impedire che molti reati restino impuniti – ma solo per quelli commessi a partire dal 1 gennaio 2020 –  la prescrizione, ai sensi del nuovo art. 159 c.p., resterebbe sospesa a partire dalla pronuncia della sentenza di primo grado o del  decreto  di  condanna, fino alla data  di  esecutività  della  sentenza  che  definisce  il giudizio o dell’irrevocabilità del decreto di condanna stesso.

Contrariamente a quanto previsto dalla riforma Orlando del 2017 (di fatto abrogata), che con la  Legge 103 del 2017 aveva riformato proprio il testo dell’art 159 c.p., prevedendo due eventuali e successivi periodi di sospensione del corso della prescrizione, dopo la condanna in primo e/o in secondo grado, ciascuno per un tempo non superiore a un anno e sei mesi, dipendenti dall’esito di condanna del giudizio, i termini per arrivare ad una sentenza definitiva non saranno meramente prolungati, bensì protratti senza limiti temporali.

Quindi con la nuova legge 3 del 2019 si preannuncia il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, indipendentemente dal fatto che si tratti di condanna o di assoluzione: in sostanza una prescrizione che non potrà più maturare nè in appello nè in cassazione.

Per non parlare del reato “continuato”, figura che riunisce diversi o reiterati illeciti penali, riconducibili a un medesimo disegno criminoso, per il quale i termini della prescrizione non verranno più contati dal momento di cessazione dei singoli reati, bensì dal giorno in cui si ritiene cessata la continuazione, così come accade per i reati “permanenti”.

Un cambiamento radicale che non trova unanime accettazione né dal mondo accademico né da quello giudiziario né da quello politico, stante la diversa visione degli effetti reali – e non solo programmatici – che tale istituto giuridico produrrà sulla “macchina della giustizia” .

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