Il problema degli incendi affrontato dallo spazio

In un contesto dove il cambiamento climatico e la conservazione del pianeta sono temi estremamente delicati, i satelliti, che monitorano costantemente il nostro pianeta, diventano estremamente importanti. A bordo di questi “bus con le ali” ci sono sensori in grado di monitorare, ad esempio, la qualità dell’aria, l’estensione dei ghiacci e anche i danni provocati dagli incendi.

In questo, appena passato, 2019 gli incendi prima in Amazzonia, poi in California ed oggi in Australia sono stati eventi estremamente gravi. La scorsa estate abbiamo perso diversi ettari dell’unico più esteso polmone verde del pianeta. Come possono aiutarci i dati satellitari? Dallo spazio si ha una visione più globale del problema, questo permette di capire, quasi in tempo reale, quali sono i danni provocati da eventi catastrofici, come gli incendi e se associati ad algoritmi, per alcune tematiche, si possono perfino fare delle previsioni sulle aree più a rischio e quindi tentare di metterle in sicurezza. Inoltre la loro posizione permette loro di essere i primi ad avvistare gli incendi nelle zone più remote. I dati del presunto incendio, elaborati dagli esperti del settore vengono usati per avvertire i responsabili locali delle zone colpite.

Immagine fornita dall’Autrice

Esistono diversi programmi spaziali dedicati alla problematica degli incendi, in Europa hanno un ruolo cruciale i satelliti del programma Copernicus dell’agenzia spaziale europea (ESA) e della commissione europea.

Possiamo tutti accedere ai dati satellitari, ad esempio se ci si connette al sito https://worldview.earthdata.nasa.gov/ non è complicato avere sullo schermo del nostro PC, smartphone o tablet l’immagine degli incendi attivi in Australia il 30/12/2019 ed avere una visione oggettiva della situazione. Attraverso gli strumenti messi a disposizione dall’agenzia spaziale americana (NASA) sul sito, si deduce facilmente che su circa 790 km costa sono attivi grossi incendi.

Io penso che farsi una propria idea partendo da fonti imparziali sia importante, sia per capire in futuro quali siano le notizie più attendibili sia per non farsi manipolare da immagini che commuoverebbero chiunque.  Ad esempio, ritengo che gli incendi della scorsa estate in Amazzonia non siano stati meno gravi di quelli che adesso affliggono le coste australiane; nonostante tutto non se ne è parlato con la stessa intensità, eppure la foresta amazzonica è la nostra più grande fonte di ossigeno.

I satelliti tengono costantemente gli occhi puntati sulla Terra e gli scienziati, tramite quegli occhi, si prodigano per salvaguardarla, elaborando teorie e algoritmi in grado, purtroppo per la maggior parte delle volte, di stimare il danno e a volte di prevederlo. Non a caso gli ultimi satelliti dell’agenzia spaziale europea (ESA), dedicati al monitoraggio ambientale e ai cambiamenti climatici si chiamano “SENTINELLE”, perché come diceva una vecchia sigla di un cartone animato “sentinella lui ci fa”.

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Il lavoro degli esperti e degli “occhi artificiali” però non basta, c’è bisogno della collaborazione di tutti. Ognuno deve sentirsi in dovere di non permettere a nessuno di distruggere la propria casa, perché sì, il Pianeta è la mia e la vostra casa. Purtroppo non avremo nessuna possibilità di traslocare altrove, distrutta questa, che per ora sembra essere unica nel nostro vicino universo, non ne avremo più un’altra.