Incontro con Andrea Casu

Andrea Casu, romano, trentottenne, è Segretario del Partito Democratico di Roma dal 2017.

Nel 2001 viene eletto a 19 anni consigliere del I Municipio Roma Centro Storico e nel 2006, rieletto, assume l’incarico di Capogruppo. Successivamente, tra il 2010 ed il 2013, è coordinatore dell’Unione dei Circoli del Municipio e dal Dicembre 2015 al Giugno 2016 assessore alle “Attività produttive, commercio, sicurezza, innovazione e amministrazione digitale” del IV Municipio Tiburtino.

Nel settembre 2007 viene eletto Presidente dei Giovani del Partito Democratico Europeo e nel novembre 2008 è tra i fondatori dei Giovani Democratici, l’organizzazione giovanile del Partito Democratico, responsabile enti locali e, successivamente, responsabile ambiente, beni comuni e sostenibilità.

Laureato in Scienze dell’Amministrazione, nel 2015 è autore di “Fare meglio con meno. Nudge per l’amministrazione digitale”, nella collana Politica Studi della casa editrice Franco Angeli.

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Cosa ha rappresentato per te umanamente essere il Segretario del Partito Democratico di Roma?

La più importante, bella e difficile esperienza della mia vita politica. La nostra comunità viene da anni complicatissimi e laceranti, e solo negli ultimi due anni abbiamo dovuto correre attraverso 2 campagne elettorali, 2 congressi, 4 primarie e una scissione dolorosissima, portare sulle spalle il peso di un debito immenso, tagliare tutte le spese, rinunciare a sedi e personale, senza mai risparmiarci per andare incontro alla città che soffre e che resiste al disastro Raggi. Ringrazio tutte le persone che hanno lavorato gratis al mio fianco. Ogni tanto ancora i nostri iscritti a cui mando ogni giorno convocazioni, inviti o comunicazioni mi rispondono chiedendo di chi è il numero da cui li sto contattando, e gli rispondo che come PD Roma abbiamo dovuto rinunciare anche ad avere un telefono della Federazione. Ogni giorno, prendendo la metro, la Roma Lido o con la mia Vespa, attraverso il raccordo per riavvicinare il PD al milione di romani che vivono oltre il G.R.A., dove c’è più bisogno di noi. Ricordo un episodio, mentre stavamo facendo un volantinaggio porta a porta per spiegare ai cittadini di Ostia nuova le potenzialità del reddito di inclusione, appena introdotto dal Governo Gentiloni. Siamo entrati in un bar per distribuire i volantini. Uscendo, siamo stati rincorsi da una persona che era nel bar, non capivamo la ragione, ci siamo girati per capirlo e abbiamo scoperto con sorpresa un motivo bellissimo: era un cittadino a cui non lo avevamo dato, voleva anche lui il suo volantino. I romani sono stanchi, logorati ma pronti a dare fiducia al PD se il nostro Partito sceglie di svolgere una funzione utile, se va loro incontro con umiltà, se si rende comprensibile in quello che fa e si presenta compatto, dal municipio al governo, al servizio dei cittadini. Se scegliamo di presentarci divisi, abbiamo già perso.

Politicamente, invece, credi di essere riuscito in questi anni ad ottenere ciò che desideravi? Quanta strada c’è ancora da fare?

Abbiamo raccolto risultati politici importantissimi, ma molta strada resta ancora da fare. Abbiamo gettato le fondamenta di una nuova stagione di governo per il centrosinistra riportando il PD primo partito dal 17% delle comunali al 31% delle europee, vinto alla Regione Lazio e raccolto alle politiche un risultato ben superiore alla media nazionale e regionale, raddoppiato il numero di Municipi che governiamo, da 2 a 4. Ora però dobbiamo scrivere una fase nuova, coinvolgendo tutte le persone che si battono per il riscatto della città in una nuova alleanza civica e politica. Sono molto felice del fatto che finalmente nel nuovo Statuto abbiamo restituito autonomia ai Circoli e preservato l’esperienza dei Partiti Municipali, che in questi anni difficili hanno offerto un contributo fondamentale. I nostri militanti sono la parte migliore del PD, mettono la faccia ogni giorno per il Partito, si mettono le mani in tasca per sostenere l’attività politica. Se vogliamo tornare a essere credibili nel territorio, dobbiamo renderli sempre più protagonisti nelle scelte. Abbiamo sperimentato il primo referendum degli iscritti sui temi cruciali della mobilità e dei rifiuti, l’unico a livello nazionale in 12 anni di storia del PD. Ma dobbiamo fare di più. I nostri iscritti vogliono confrontarsi sulle scelte politiche, non solo sui nomi dei candidati. La scelta di introdurre il congresso per tesi va esattamente in questa direzione.

E a proposito di direzioni… continuerai tu ad essere alla guida del partito? E come ti poni rispetto all’annuncio di Zingaretti?

La rotta che abbiamo indicato è chiara, ed è frutto di un percorso unitario, che abbiamo tracciato tutti insieme facendo tesoro delle esperienze e degli errori di questi anni per aprire una nuova fase di impegno per Roma. Il 2020 è un anno decisivo e noi abbiamo deciso di offrire un percorso chiaro a tutti i romani che vogliono costruire con noi l’alternativa al disastro Raggi: conferenza programmatica aperta alla città, congresso per rendere protagonisti tutti i nostri iscritti delle scelte per la Capitale e dare vita a un nuovo gruppo dirigente, primarie per scegliere insieme non solo i candidati, ma la squadra e la visione di futuro che vogliamo offrire a Roma e ai Municipi. Rispetto all’annuncio di Zingaretti, già nella mia relazione in direzione alla vigilia della tre giorni di Bologna, prendendo atto di un nuovo scenario in cui tutto è cambiato, ho rimarcato la necessità di dover capire insieme come deve cambiare il PD, per difendere le ragioni d’essere per cui è nato e la sua vocazione maggioritaria, realizzando nella pratica quel protagonismo degli iscritti nelle scelte, non solo dei candidati. Ho espresso e continuo ad esprimere l’augurio e l’aspettativa che in questo nuovo scenario ci possa essere un confronto nazionale ampio che ci consenta di definire e tracciare insieme la rotta, anche confrontandoci in un congresso, per affrontare le sfide che abbiamo di fronte.

Su Roma potremmo soffermarci per ore… Ti chiedo, di cosa ha bisogno per risollevarsi? Soprattutto, può risollevarsi…?

Penso al 1993, alla straordinaria stagione di governo del centrosinistra a cavallo del millennio, che mi ha avvicinato alla politica. Io ho cominciato ad appassionarmi vedendo la città trasformarsi ogni giorno: la cura del ferro, le cento piazze, la variante delle certezze. Scelte che hanno cambiato la vita delle persone, maturate in anni difficilissimi, da politici e amministratori competenti che avevano saputo fare squadra per il bene della città. Oggi come allora, nella nostra città non ci sono solo ferite aperte, ma le risorse, gli anticorpi, civici e politici per curarle. Come ci ricorda spesso Francesco Rutelli, a pochi passi nel Tevere irrompono la Cloaca Maxima e il fiume Sacro Almone. È chiaro che serve umiltà, la Sindaca Raggi ha portato la città sull’orlo del baratro, una discarica a cielo aperto, metro chiuse, bambini nelle scuole senza riscaldamento, emergenza casa e sociale, spazi e beni comuni a rischio, alberi che cadono ogni giorno e nessuno raccoglie, serrande e teatri che chiudono senza più riaprire. Non basterà una nuova Sindaca o un nuovo Sindaco per rialzarci, serve una nuova squadra di 100 persone preparate che sappiano fin da subito come e dove intervenire. Queste persone già ci sono, al lavoro nei municipi e all’opposizione in Campidoglio, alla guida delle realtà sociali più vive e combattive, nel mondo del lavoro, dell’accademia, delle professioni, tra i giovani che nelle periferie danno vita a startapp innovative. Il nostro compito deve essere offrire a queste persone un nuovo spazio comune di impegno. Nell’ultima direzione del PD Roma, quando ho lanciato il percorso verso conferenza programmatica, congresso e primarie avrei voluto citare Star Wars, ma sono stato interrotto dai nostri delegati che non volevano lo spoiler del finale della saga. Lo scrivo qui, invitando chi ancora non ha visto il film a non leggere la prossima riga, ha ragione Poe Dameron quando dice “Non siamo soli. La brava gente combatterà se la guidiamo”. Ecco, io credo che sia il momento di combattere tutti insieme per Roma: il nuovo Governo finalmente considera la Capitale una priorità nazionale, è pronto ad offrire strumenti, risorse, e una nuova governance, abbiamo di fronte appuntamenti storici come i 150 anni di Roma Capitale nel 2021 e il Giubileo del 2025. Possiamo risollevarci, come abbiamo saputo già fare in passato.

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Abbiamo deciso di dedicare questo numero di Condivisione Democratica alla “democrazia”. Il nostro Paese ne mantiene solide le basi o avverti segnali di pericolo o comunque di messa in discussione? Il tuo sguardo sull’Italia cosa racconta?

L’ultimo decennio ci ha cambiato molto più di quanto siamo stati ancora capaci di capire e di accettare. La crisi economica e la trasformazione tecnologica hanno cambiato non solo il nostro modo non solo di vivere ma anche di pensare. Ho letto in questi giorni il libro dal titolo “Bianco”, di Bret Easton Ellis ed ho apprezzato l’analisi critica degli anni del post imperialismo americano e di come non possa bastare issare la bandiera del politicamente corretto per arrestare l’ascesa di Trump, che è conseguenza e non causa del nuovo assetto di potere che anche attraverso il controllo dei processi culturali si sta affermando negli Stati Uniti. Di come l’approccio ideologico di una parte della sinistra americana rischi di indebolire invece che di rafforzare le ragioni di chi giustamente si oppone all’ascesa di destre populiste e senza cultura che coltivano ogni giorno le paure e le inquietudini delle persone. Ellis non mette in discussione i valori che ha sempre difeso nella sua vita, ma il modo in cui oggi si devono difendere sottolineando gli errori che si sono compiuti e si stanno compiendo. Mi piacerebbe che anche in Italia ciascuno lasciasse la comodità del proprio comfort zone per mettersi in discussione come ha fatto Ellis, per accendere una critica sociale e politica più profonda su quello che sta davvero accadendo e che finalmente intellettuali, politici, accademici, giornalisti alzassero insieme lo sguardo dalle schermaglie quotidiane sull’ultimo tweet di Salvini per cercare risposte alle grandi domande che il nostro tempo pone anche all’Italia. Le piazze delle Sardine dimostrano che nella società Italiana esiste uno spazio sociale per l’alternativa; la tenuta del PD dimostra che abbiamo saputo ergere e difendere un argine politico a questa deriva; l’emergere di nuove formazioni sociali e politiche evidenzia una vivacità che può diventare ricchezza. Ma per vincere le elezioni non basta tutto questo, serve la capacità di aprire una nuova stagione politica, che affronti in modo deciso i principali problemi del paese. Io personalmente penso che la vera emergenza nazionale sia doppia: un’emergenza sia generazionale e sia di genere. In Italia la sicurezza economica è saldamente nelle mani della generazione del boom, con questa generazione scende a patti ogni giorno la generazione di mezzo per ritagliarsi uno spazio, la generazione dei millenial arranca, ai margini del sistema, svolgendo spesso mansioni non all’altezza delle proprie qualità e preparazione o rifugiandosi all’estero. A pagare il prezzo più salato di questo squilibrio sono le donne, le più preparate, le più penalizzate. Cosa tiene in piedi il paese? Le nostre famiglie, che garantiscono quella ridistribuzione delle risorse che la nostra politica fatica a prendere il coraggio di compiere pienamente. Ma non possono bastare da sole, e non possono sostenere tutti. Negli anni in cui è stato al governo il PD ha sempre provato a invertire questa tendenza con azioni coraggiose per la redistribuzione della ricchezza, ma dobbiamo ammettere che quello che abbiamo fatto finora non è bastato e immaginare nuove azioni, ancora più incisive. Non possiamo rivendicare le tante cose buone fatte senza ammetterne i limiti, altrimenti non saremo mai capiti e continueremmo a rafforzare chi sta traendo il proprio potere da queste ingiustizie e sposta volutamente l’attenzione su altri temi per metterci all’angolo. Ecco se vogliamo salvare la democrazia, a mio parere, questo è il primo tema che dobbiamo affrontare: costruire un Partito che sappia difendere dalle ingiustizie le donne e i giovani traditi dal nostro Paese. La giustizia sociale alimenta la democrazia.

Un pensiero riguardo “Incontro con Andrea Casu

  1. Dobbiamo passare quanto prima possibile dalle considerazioni sui principi ai punti nodali che bloccano da troppo tempo le immense potenzialità di una città come Roma Capitale sul piano della qualità della vita dei cittadini ,sul piano turistico culturale, sul piano delle riforme non ultime quelle della legalità. I punti nodali si conoscono da sempre, ma non si ha mai avuto il coraggio di affrontarli in termini programmatici e risolutivi. Mi riferisco ad una macchina amministrativa spesso subalterna ad una gestione clientelare, alle aziende municipalizzate dove prevale un consociativismo parassitario e corrotto, ad una sempre più diffusa presenza di centri con evidente matrice mafiosa . Se non riusciamo a spostare l asse delle grandi priorità da realizzare al più presto per riconquistare la fiducia e il consenso di una cittadinanza ormai rassegnata e incattivita avremo per l ennesima volta favorito il disegno alternativo di una capitale dissestata…clientelare…priva di un futuro possibile.