La Costruzione dei nostri giorni

A tutti i nostri lettori, auguri sinceri.

Per un nuovo anno che privi le nostre menti di qualche pensiero invadente, ed accresca progetti, passioni e speranze.

Certo è che il 2020 non è iniziato sotto i migliori auspici.

Le drammatiche vicende internazionali hanno rafforzato la precarietà dei nostri giorni, indebolito i poveri avanzi di speranza che con grande difficoltà riusciamo a mantenere nel fondo dell’anima.

Paura, terrore, desolazione. E chi più ne ha più ne metta.

Ma bisogna guardare avanti, con serietà, attenzione, rispetto.

Abbiamo volutamente deciso di attendere qualche giorno prima di pubblicare il nostro giornale. Tutta la redazione si è confrontata su come affrontare i venti di guerra che minacciano la nostra quotidianità.

Noi non siamo nati per fare gossip. L’arte del pettegolezzo non ci appartiene. Così come non ci appartengono chiacchiere inutili, discorsi buttati nella mischia di parole fatue.

Abbiamo deciso, quindi, di seguire semplicemente i nostri consueti modi di agire ed operare: il desiderio di fare del buon giornalismo, il desiderio di contribuire alla sana riflessione, il desiderio di indebolire le asfissianti incertezze, attraverso l’approfondimento della conoscenza e la ricerca della verità. Alimentando la verità, alimentiamo la democrazia.

Ecco perché abbiamo deciso di dedicare questo numero proprio alla Democrazia. Mai come ora ha senso parlarne. Mai come ora è necessario ribadirne le radici, i percorsi, i protagonisti, le sfide, le concezioni. Noi la esprimeremo e racconteremo sentendoci in viaggio, ammirando i paesaggi, sorprendendoci delle scoperte improvvise, ma anche facendo attenzione alle strade dissestate o alle curve tortuose.

La esprimeremo e racconteremo attraverso analisi concettuali, storiche e politiche; la osserveremo sotto angolature inedite, che, come nostra abitudine, cattureranno spazi e visioni multiformi: dall’inestimabile valore delle donne alla giornata della memoria; dal ricordo di Giulio, un ragazzo militare della prima guerra mondiale, alla strage di piazza Fontana; dal pensiero di Machiavelli al vissuto di Umberto Bindi, Giuseppe Fava e Piersanti Mattarella; dalla riforma sulla prescrizione agli incendi dell’Australia; dal percorso nei mezzi pubblici ai mille papaveri rossi…

Preziosi, poi, i contributi offerti al giornale dai nostri importanti ospiti: Lucio D’Ubaldo, già senatore, attuale Direttore del Centro Studi e Documentazione dei Comuni Italiani e Membro della Consulta Direttiva dell’Accademia degli Incolti; Andrea Casu, Segretario del Partito Democratico di Roma; Titti Improta, giornalista, segretario regionale dell’Ordine dei giornalisti della Campania e Presidente Commissione Pari Opportunità; Arianna Giunti, giornalista de “L’Espresso” specializzata in cronaca, inchieste e diritti umani; Alessandro Porco, sindaco di Aprigliano, in provincia di Cosenza.

Non abbiamo potuto non affrontare l’ondata di anime e cuori che sta riempiendo le nostre piazze. 

Possiamo evidenziarne incongruenze, limiti, incertezze, sospensioni; non possiamo e non vogliamo sapere se un giorno il tutto si ricollocherà in una progettualità politico – partitica. Ma di certo non possiamo ignorare la portata di rinnovamento, di cui evidentemente sono testimoni. In questo, le Sardine, hanno già vinto.

Hanno vinto, perché raccontano una storia semplice, la sensibilità popolare, genuina e profonda, responsabile e concreta, densa di sentimenti e valori che sono il vero tesoro dell’identità culturale del nostro Paese.

Hanno vinto perché “persone”, come Barbara, che abbiamo incontrato; donne, uomini, ragazze e ragazzi capaci di comunicare ai propri concittadini che l’Italia c’è, al di là delle polemiche, al di là delle contrapposizioni, delle vedute distanti o concilianti.

E l’eco di quest’onda suggestiva non deve disperdersi. Perché queste piazze possono offrire un’immensa opportunità di partecipazione e proposta, di apertura e confronto, dialogo e condivisione multigenerazionale.

Allo stesso tempo, condividiamo il pensiero espresso alcuni giorni fa su Twitter da Padre Enzo Bianchi, quando rileva che “queste manifestazioni delle sardine sono segnali del desiderio di cambiamento della politica e del suo attuale stile violento e volgare, ma per essere efficaci devono riconoscere i problemi alla loro radice: ingiustizia, disuguaglianza, mancanza di lavoro, poveri e migranti in fuga”.

Il nostro Paese ha bisogno di conoscenza, di consapevolezza, di raccolta di strumenti. E queste possono raggiungersi solo attraverso strette di mano e sguardi in avanti tra cittadini, forze politiche ed Istituzioni. Perché, ne siamo certi, c’è un’Italia che non vuole smettere di credere, di lavorare, di condividere.

Se la nostra testata giornalistica ha voluto nominarsi con l’invito più aperto all’abbraccio più forte che possa immaginarsi, è perché ha creduto e crede che tutto ciò non possa esaurirsi.

Non si è mai soli. Basta non isolarsi, mantenere alto il fermento, la necessità di dire la propria, di scatenare coscienze ed entusiasmi, con decisione e volontà di cambiare.

Allora, a noi tutti, un nuovo anno di lavoro, sfida e coraggio.

Ora è il momento dell’impegno, della responsabilità, delle maniche rimboccate.

Non è più il tempo delle favole.

Sono i giorni per la costruzione dei nostri giorni.

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