Intervista a Maurizio Pimpinella

Maurizio Pimpinella è il Presidente dell’Associazione Italiana Prestatori Servizi di Pagamento A.P.S.P., Direttore del Centro Ricerche Nuove Tecnologie e Processi di Pagamento, Presidente del Collegio dei Probiviri della Banca Popolare del Mediterraneo e Presidente Comitato Promotore della Banca del Turismo nonché consigliere indipendente del Consiglio di Amministrazione di TAS Group.

Dal 2014 è professore a contratto in “Sistemi di Pagamento Elettronici” presso il Dipartimento di Economia e Organizzazione Aziendale, Università degli studi Internazionali di Roma UNINT, che si propone di fornire agli studenti gli strumenti necessari per comprendere le basi delle regole giuridiche sottese alla prestazione dei servizi di pagamento.

Maurizio Pimpinella, immagine dal web

È inoltre membro della CIPA (Convenzione Interbancaria per i problemi dell’Automazione), un’associazione istituita dalla Banca d’Italia per promuovere l’automazione interbancaria e CPI (Comitato Pagamenti Italia), un comitato di cooperazione il cui obiettivo è contribuire allo sviluppo del mercato dei pagamenti italiano. Ha maturato un’esperienza trentennale nei servizi e processi di incasso e pagamento ricoprendo ruoli manageriali in American Express e Diners International, collaborando con numerose banche e altri prestatori di servizi di pagamento per la gestione delle licenze Visa, Mastercard e PagoBancomat.

Già curatore del volume “I Sistemi di Pagamento nel terzo millennio” per MFC Editore, è autore del volume “L’evoluzione normativo-regolamentare nel settore dei pagamenti. PSD2 e Regolamento MIF” per la stessa casa editrice.

Presidente Pimpinella, partiamo da una riflessione generale: a che punto siamo in Italia con i pagamenti digitali rispetto ai paesi più avanzati?

Siamo in ritardo ma in crescita. Secondo i dati attualmente disponibili relativi al 2018, in Italia, il numero di pagamenti fatti con moneta elettronica è cresciuto del 6,8%, per un totale – stimato dalla BCE – del 12,9% rispetto al complesso delle transazioni. Tali dati, pur positivi, ci lasciano tuttavia ancora al 23° posto su 27 in Europa.
Il mercato dei pagamenti elettronici quindi, non è fermo ma ancora non riesce a colmare il gap nei confronti degli altri paesi europei. La causa di questo fenomeno va ricercata in due componenti collaterali. La prima è che altri paesi, come ad esempio la Svezia o la Danimarca, sono partiti prima e con più decisione nella predisposizione di iniziative tese al passaggio al cashless; la seconda è dovuta al “ritmo” col quale crescono queste novità. Il problema dell’Italia, infatti, non è che non cresca affatto nell’utilizzo dei pagamenti elettronici quanto, semmai, che non lo faccia allo stesso modo (o più) di altri e ciò vanifica in parte il pur tangibile incremento.

Recentemente ha fatto riflettere il caso della Finlandia, dove uno studio della Banca Nazionale di Helsinki ha evidenziato un incremento dell’indebitamento delle famiglie a causa dei pagamenti digitali: qual è la sua opinione in merito e come possiamo evitare questo rischio?

Possedere determinati strumenti, siano essi di pagamento o di lavoro non equivale immediatamente a saperli maneggiare correttamente. La diffusione dei pagamenti elettronici deve essere sempre affiancata dalla parallela diffusione di una “cultura dei pagamenti” corretta fatta di competenze e di consapevolezza. Culturalmente alcuni paesi, coma anche, ad esempio, gli Stati Uniti, basano il proprio modello di consumi sul debito ma ciò non certamente dovuto alle carte ma ad una cattiva gestione che il singolo consumatore fa delle proprie finanze. Per questo, ribadisco, l’educazione finanziaria è uno strumento indispensabile per ciascuno di noi.

La propaganda contraria ai pagamenti digitali punta sulla mancanza di privacy e, di conseguenza, su una limitazione della libertà personale di spesa dei cittadini. Come possiamo rassicurare il consumatore medio sulla sicurezza di questo metodo di pagamento?

Quando mi viene fatta questa domanda, spesso sorrido perché si perde di vista il vero obiettivo. Per il consumatore, i pagamenti elettronici sono soprattutto sicurezza e libertà non controllo.
La libertà di poter pagare sempre e comunque anche lontano da un ATM e senza avere le banconote in tasca e la sicurezza di non correre il pericolo, ad esempio, di essere derubato o perdere i soldi. Le stesse transazioni online, poi, sono estremamente sicuro, anche nei rarissimi casi di furto, infatti, il consumatore è sempre tutelato e non perde il proprio denaro. Certo, come già detto, ci vuole sempre una certa dose di consapevolezza per evitare le situazioni più dubbie e mettersi al riparo dai pericoli prima di tutto col buon senso.

Nella sua vita di tutti i giorni, c’è ancora spazio per il contante, oppure riesce già ad essere totalmente digital?

In Italia, soprattutto, lo spazio per il contante è ancora ampio, troppo se si pensa che poco più della metà delle transazioni sono ancora effettuate tramite monete e banconote e raramente può capitare anche a me di usarlo – anche se non ho praticamente mai in tasca banconote o monete.
Tuttavia, con un po’ di impegno si può essere completamente digitali anche in Italia. Di norma, infatti, uso carte e wallet per ogni cosa, dai pasti alla benzina e anche per quanto riguarda i giornali prediligo le versioni in abbonamento online, sempre aggiornate e ricche di contenuti. Rispetto ad altri paesi in cui vi è il nocash, in Italia c’è ancora qualche difficoltà ad usare i pagamenti elettronici per i piccoli importi di spesa, soprattutto per una sorta di pigrizia digitale, ma piano piano questa tendenza sta diventando sempre più rara e i pagamenti elettronici diffusi per ogni genere di importo.

Maurizio Pimpinella, immagine via web

Venendo ai fatti di strettissima attualità, siamo tutti preoccupati per il Coronavirus e speriamo quanto prima che il peggio possa essere superato. Al riguardo, da sempre banconote e monete sono considerate una delle culle di virus e batteri, tanto che l’OMS ha di recente affermato che le carte contactless potrebbero aiutare a “ridurre il rischio di trasmissione” così come lavarsi le mani dopo aver maneggiato il denaro. Questa crisi può essere, dunque, un buon incentivo a fare ulteriori passi avanti sulla strada della digitalizzazione dei pagamenti?

Che le banconote siano un veicolo per germi e batteri su cui si annida ogni genere di sporco è da sempre risaputo: anche le nostre mamme ci dicevano spesso di lavarci le mani dopo aver maneggiato i soldi. Da questo punto di vista quindi, il richiamo dell’OMS è opportuno ma non nuovo. Allo stesso modo, è di buon senso utilizzare le carte o i wallet digitali sotto le varie forme per effettuare i pagamenti quotidiani. Oggi gli strumenti a nostra disposizione non mancano di certo e tutti si armonizzano con gli strumenti elettronici che portiamo sempre con noi.
Detto questo, per superare l’emergenza sanitaria sarà indispensabile l’apporto del digitale sotto le sue varie forme e i pagamenti elettronici sono una di quelle principali perché aprono la porta ad un nuovo mondo.

Di anno in anno l’innovazione tecnologica fa sì che i pagamenti diventino sempre più agevoli per i consumatori. Dopo la diffusione dei mobile payments, cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro?

La parola d’ordine del prossimo futuro sarà sicurezza. A consumatori, utenti ed esercenti dovrà essere garantito ancora di più di oggi il massimo livello di sicurezza e trasparenza nell’effettuare i propri acquisti. Con ogni probabilità, quindi, assisteremo ad una profonda integrazione biotecnologica anche nel mondo dei pagamenti con la reciproca contaminazione di elementi e parametri biometrici e tecnologici proprio per garantire facilità, comodità, sicurezza e trasparenza a ciascun consumatore.

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