Anche la criminalità si adegua al Coronavirus: meno reati “tradizionali” e boom di reati informatici.

In un’ Italia che si riscopre, o meglio si scopre, improvvisamente ipertecnologica, dove il lavoro diventa snello, anzi smart; la scuola digital e sempre più social; le vecchie riunioni si trasformano in confercence call…e dunque diventano cool; anche la criminalità, costretta a rinunciare ai vecchi metodi “tradizionali”, si fa scaltra e subdola, andando a colpire lì dove si annidano le paure, le aspettative o le speranze di tutti i noi.

Il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche della Polizia postale ci dice che sono esplose le truffe online (la maggior parte riguarda le  vendita di mascherine e dei kit di pulizia -gel e guanti- a prezzi rincarati anche del 6000 per mille) o le frodi di chi promette di vendere questi prodotti, obbligando a pagare l’intero importo in anticipo, all’acquisto, per  poi “sparire”. Per questi reati le pene sono alte (reclusione da 6 mesi a 3 anni e multe da 500 fino a 25 mila euro), ma altissima purtroppo è anche la possibilità che i soldi investiti e spesi siano ormai persi per sempre e che nessuno li restituisca all’incauto o sfortunato acquirente.

Attenzione allora, dice la Postale, agli indirizzi: come aerapurit.com, sanosecure.com, aerapurmascherare.com, kipmshop.com.

Non si contano nemmeno le fakenews e crescono di giorno in giorno gli attacchi  degli hacker (è sotto gli occhi di tutti l’attacco al sito dell’INPS di pochi giorni fa) che approfittano dei nostri “obbligati” movimenti in rete, per rubare dati sensibili e infettare i nostri computer con malware e spyware.

E siccome la rete, per tutti noi, in questi giorni, è “vita”, in quanto è l’unico modo per continuare a lavorare, studiare, abbracciare virtualmente i nostri amici, tenerci informati, fare acquisti sicuri, non possiamo permetterci errori e disattenzioni.

Dunque, è bene verificare attentamente gli indirizzi ip da cui si fanno acquisti on line, perché come detto la truffa è dietro l’angolo e i soldi spesi rischiano di andare in fumo; controllare e monitorare i siti dove i ragazzi navigano dopo le lezioni, perché è vertiginosamente aumentato il numero dei pedofili in rete, i quali agiscono spesso avvalendosi delle chat delle applicazioni dei giochi, nonché la diffusione di materiale pedopornografico (che ricordiamo è un reato punito fino a 5 anni di reclusione).

E’ opportuno poi prestare molta attenzione quando si inseriscono dati bancari: non comunicare mai codici e password se si ricevono mail che invitano a farlo, perché le banche, come ci dicono da anni, non chiedono mai l’invio di questi dati (se si hanno dei dubbi contattate direttamente il proprio istituto di credito). Riuscire a perseguire penalmente chi commette tali reati è estremamente difficile, e, pertanto, ottenere indietro i propri soldi quasi impossibile.

E’ importante inoltre aprire con cautela email che offrono servizi connessi all’emergenza Covid-19 o che segnalano importanti prescrizioni mediche dell’Oms, oppure mail con finte mappe della diffusione del Coronavirus nel mondo o provenienti da presunti centri medici che, con il pretesto di fornire aggiornamenti sulla diffusione dell’epidemia, invitano ad aprire strani allegati:  potrebbe trattarsi di phishing teso a rubare, subdolamente,  i nostri dati più sensibili oppure a farci scaricare, senza esserne consapevoli, virus RAT (ovvero malware con cui gli hacker riescono ad avere il controllo del dispositivo trasformandolo in uno “zombie” e usarlo da remoto per compiere altri attacchi informatici).

E allora, in un momento in cui il mondo reale è fermo ma quello digitale corre alla velocità della luce, ad alcuni quasi fa sorridere chi, forse non avvezzo a tutta questa modernità o questa iper-tecnologia,  si arma di fogli di carta, in formato A4 e sfidando i divieti, gira per i quartieri di Roma affiggendo ai portoni finti volantini, con tanto di logo del Ministero dell’Interno, in cui si invitano i non residenti a far rientro alle proprie abitazioni, annunciando controlli a tappeto, casa per casa, per punire duramente gli abusivi!

Ovviamente, dice la Questura di Roma, è un falso: non aprite a nessuno perché è solo uno dei vecchi e, oramai, obsoleti trucchetti con cui, criminali poco social e molto audaci, cercano qualunque pretesto per introdursi in casa (magari per rapinarci), dimentichi che mai come adesso i nostri appartamenti sono piccoli fortini blindati, in cui non si entra, e da cui si esce, all’occorrenza, solo per fare una veloce spesa.

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