Intervista a Leano Cetrullo

Il coronavirus costituisce anche un’emergenza PSICHIATRICA di cui si parla troppo poco. Tanto è che il Presidente Conte per elaborare la famigerata fase 2 nella lotta al Covid 19 ha convocato gli psicologi.

Il fatto è che all’inizio il Coronavirus sembrava un imprevisto superabile in poco tempo, con un pò di relax in più, complessivamente quasi piacevole: si resta a casa, ci si rilassa, si fanno le cose per le quali non si mai tempo, film, libri, chat, videochiamate, ginnastica e ed estetica coi tutorial, qualche notte insonne. Ma poi, alle soglie della fine della seconda settimana e in specie dalla terza tutti si sono accorti che stare a casa per giorni, mentre fuori imperversa una strage di cui non si vede ancora la fine, non è una vacanza e neppure il benefico isolamento se non ci si organizza mentalmente e praticamente nel modo giusto. Tanti ci riescono, per altrettanti invece il lockdown una bestia nera indigeribile. Secondo Costanza Jesurum, psicoterapeuta e scrittrice [è autrice di Guida portatile alla psicopatologia della vita quotidiana (2015) e Fuori e dentro La Stanza (2017), entrambi per minimum fax]: “Una persona che soffre di disturbi d’ansia potrebbe provare un’ansia incontenibile, e una persona che ha un problema di alcolismo che magari aveva appena cominciato a trattare con terapia di gruppo e individuale si ritrova a bere più di quanto facesse negli ultimi tempi. È come se il lockdown fosse una prova difficile e lunga, a cui queste persone non sono preparate e che può travolgerle, perché taglia molte risorse che sono importanti.

Si teme molto un aumento dei tentativi di suicidio e un aumento degli esordi psicotici. Sono anche molto preoccupata per le famiglie gravemente disfunzionali, dove ci sia violenza verbale e fisica e dove ci dovessero essere minori costretti a subirla o ad assistervi senza poter accedere a nessun aiuto esterno.”

Ho voluto vederci più chiaro, ho voluto cercare di capire per poter informare ed essere informata con contezza, mi sono quindi rivolta al Dott. Leano Cetrullo, Psicologo e un Criminologo. Perfezionato in Criminologia investigativa e forense, iscritto alla Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti, CTU per il Tribunale di Bari e Consulente Tecnico di Parte per le parti.  Perfezionato in Sessuologia, Criminologia e psiconcologia, membro della World Health Organization, nominato Componente Regionale del Comparto Sanità del Nuovo PSI Puglia dell’Area Psicologia e Criminologia.

Dott. Cetrullo, che problemi e che rischi ci sono per i soggetti già affetti da disturbi ed in cura prima del coronavirus?

La pandemia è anche psicologica. Questa emergenza sanitaria sta mietendo fisicamente vittime ma sta anche destabilizzando l’equilibrio psicofisico soprattutto dei più fragili. La vita al tempo del coronavirus è traumatica, e come tutti i traumi può ledere la salute mentale delle persone. L’isolamento obbligatorio, la separazione forzata dai propri cari, l’interruzione della propria routine, la paura del contagio, l’angoscia dell’incertezza e il timore per il futuro sono fattori di rischio che possono esacerbare una sintomatologia già esistente. Ovvero questa emergenza sanitaria ha la capacità di aumentare negativamente l’intensità di sintomi preesistenti, peggiorando il malessere, aumentando il disagio, e deteriorando la qualità di vita delle persone. I disturbi più frequenti riguardano: i disturbi d’ansia, di panico, dell’umore, dissociativi e disturbi da sintomi somatici. Nel lungo periodo prevedo sicuramente più disturbi post traumatici da stress.

Come proseguono le terapie in questo periodo?

In questo momento di emergenza lo psicologo è una figura sanitaria fondamentale per la popolazione generale, i pazienti, e il personale sanitario in prima linea. Ad oggi la maggior parte delle terapie psicologiche sono svolte online in videochiamata. Questo per preservare e proteggere la salute di tutti. La terapia psicologica online ha la stessa efficacia di quella vis-a-vis. Essendo lo psicologo un professionista sanitario è scientificamente preparato anche nel vedere i pazienti in studio solo per le terapie veramente urgenti e irrinunciabili. Ho notato comunque un peggioramento dei sintomi generali in quasi tutte le condizioni psicopatologiche.

Le cronache parlano di incremento delle incompatibilità e delle tensioni intra familiari (coppie, figli-genitori), future separazioni: dal suo osservatorio cosa può dirci?

Sono dinamiche che purtroppo riscontro anche io quotidianamente con le decine di persone che seguo ogni giorno. Una interessante ricerca Cinese ha riscontrato che nel periodo della quarantena sono aumentate a dismisura le richieste di divorzi. Una percentuale mai vista prima. Il perché è evidente: il lavoro quotidiano e la routine fuori casa preservano temporaneamente e proteggono dalle tensioni familiari tossiche e disfunzionali. Oggi tutto questo precipita rovinosamente perché quella disfunzionalità esplode con il contatto ravvicinato e obbligato per molto tempo. L’obbligo di convivenza h24 sfocia spesso in violenza fisica e psicologica. Ho riscontrato un incremento sostanziale delle richieste di aiuto da donne che chiedo supporto psicologico per le percosse e violenze subite da mariti e compagni. Quelle coppie che prima dell’emergenza riuscivano a sopravvivere ora non riescono più a gestire l’incompatibilità e ne accusano il colpo. Questo accade perché si è chiuso gli occhi per troppo tempo.

Risulterebbe anche un preoccupante incremento di TSO e suicidi: è vero? Sono situazioni connesse al coronavirus o numeri che comunque ci sarebbero stati?

Purtroppo è un dato vero che io avevo già preannunciato molte settimane fa. Aumentano quotidianamente sui giornali gli articoli sui tentativi di suicidio da parte della popolazione generale, dai pazienti psichiatrici e dal personale sanitario in prima linea.  Questo aumento esponenziale è molto probabilmente correlato all’emergenza traumatica da coronavirus perché è un evidente fattore di rischio che ha la capacità di deteriorare e peggiorare la salute mentale delle persone. Da psicologo dico ovviamente che le probabilità dei tentativi di suicidio può aumentare in queste situazioni gravi e destabilizzanti, ma nessuno può sapere esattamente se ci sarebbero stati ugualmente senza emergenza. Voglio sfatare un mito: non è detto che se una persona tenta il suicidio allora ha un disturbo mentale, come non è detto che chi ha una patologia psichiatrica vuole suicidarsi. Il binomio “malattia mentale=suicidio” è falso e fallace. Il malessere psichico generale si percepisce anche dall’aumento dei TSO. In questa emergenza psicologica i pazienti più gravi, a casa, senza le quotidiane terapie psicologiche e farmacologiche, si scompensano fino al punto di dover richiedere purtroppo un TSO. Un’altra tipologia di pazienti in grave difficoltà oggi sono i dipendenti da sostanze. Purtroppo l’astinenza da sostanze crea picchi di angoscia, viraggi umorali, rabbia e aggressività che possono sfociare in atti estremi e violenti. È anche molto probabile che i sanitari, in prima linea, a stretto contatto con lo stress incessante, con il dolore, la sofferenza, e la morte, sviluppino in futuro un Disturbo Post Traumatico da Stress. Una grave condizione psicopatologica che ha bisogno di trattamenti mirati da parte di Psicologi e Psichiatri. Per far comprendere la gravità del disturbo basti pensare che si presenta spesso nei veterani di guerra sopravvissuti alla morte.

Che consigli darebbe a tutti, ai ragazzi ed agli adulti per affrontare questo periodo, anche nell’ottica del lungo periodo?

Sicuramente voglio ribadire come l’informazione sia la chiave. Prima di tutto leggere e informarsi solo da fonti affidabili e certificate. Come il sito dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) o dell’ISS Istituto Superiore di Sanità). Conoscere e prevedere il probabile futuro grazie ai dettami della scienza e degli scienziati aiuta ad abbassare l’intensità degli stati ansiosi. L’incertezza su quello che sarà il prossimo futuro crea panico. Non ricercare compulsivamente informazioni sul coronavirus e sulle morti. La situazione non cambierà da un ora ad un’altra o da un giorno all’altro. Creare la propria routine quotidiana e quindi creare una propria progettualità nelle giornate. Le ricerche sui campi di concentramento ci aiuto a comprendere questa dinamica. Si è visto che i prigionieri dei Lager Nazisti che riuscivano anche minimamente a mantenere una piccola progettualità quotidiana erano anche quelli che preservavano meglio la propria salute mentale. Se ci sono riusciti loro, in quelle condizioni, possiamo riuscirci anche noi. Sappiamo che lo sport è un ansiolitico e un antidepressivo naturale. Nella vostra routine cercate di fare movimento, anche se ovviamente limitato dagli spazi non importa, fatelo per il vostro equilibrio psicofisico. Evitate molto caffè o sostanze psicostimolanti che possono aumentare la probabilità di stati ansiosi e di panico. Abbandonarsi alla vita, non alzarsi dal letto, e non crearsi dei piccoli obiettivi quotidiani, vi indurranno solo a stati depressivi che peggioreranno nel tempo, deteriorando la vostra salute mentale. Leggete, leggete, leggete.

Se il peso di questa emergenza psicologica è troppo grande, angoscioso, e insopportabile, contattate al più presto uno Psicologo. Gli psicologi sono professionisti sanitari che, per legge, possono fornire supporto psicologico e terapia psicologica anche online in videochiamata.

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