Intervista a Roberta Bruzzone e Fabio Quercioli

“Snapchat dysmorphia” è il nome che il medico cosmetico britannico Tijion Esho ha attribuito al ossessione di modificare il proprio aspetto nei selfie attraverso i sistemi di postproduzione delle immagini digitali, nel tentativo di raggiungere quell’immagine di sé che corrisponda al proprio ideale

Gli esperti lo considerano una forma di disturbo psichico molto sottostimato nei numeri e nella gravità.

Chi si vergogna profondamente del proprio aspetto fisico, di uno specifico difetto attribuito al corpo, tanto da dedicargli ore e ore di pensieri e infinite strategie di correzione, si rivolge con più facilità ad un chirurgo estetico che ad uno psicoterapeuta. Si chiede, infatti, alla chirurgia di annullare l’anomalia, di aggiustare il difetto, bypassando la possibilità di riflettere sul senso della sofferenza che il difetto lega a sé, privandola di qualsiasi dimensione simbolica e soggettiva. 

Ne parlo con due noti competenti professionisti del settore: la Dott.ssa Roberta Bruzzone e il Dott. Fabio Quercioli. La Dott.ssa Roberta Bruzzone, è Psicologa Forense e Criminologa, Docente di Psicologia Investigativa, Criminologia e Scienze Forensi. Ha seguito numerosi casi noti alle cronache in qualità di consulente tecnico oltre ad essere volto noto in tv e nei media in genere.  Il Dott. Fabio Quercioli è medico chirurgo estetico, specializzato in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica all’Università di Firenze,  tra i massimi esperti italiani nella chirurgia estetica del seno e del viso e nella ricostruzione mammaria post mastectomia.

Due settori professionali, questi (quello medico e quello psicologico), sempre attivi anche in questo periodo di lockdown.

Se i filtri consentono di avere occhi più ampi o caviglie più sottili, poi quel comando non funziona nel mondo dell’incontro fisico con gli altri. Legare l’idea che raggiungere un’immagine ideale sia la chiave per conquistare affetto, attenzione da parte degli altri, successo, felicità, non tiene conto di un drammatico e radicale equivoco: l’essere è sempre incarnato, e il corpo è il luogo animato che ci fa fare l’esperienza di vivere. Essere un corpo è dimensione essenziale dell’essere se stessi. Non si diventa altro perché si è annullato un difetto. Incarnarsi e vivere il proprio corpo animato è esperienza che include vivere e accettare l’imperfezione. Incontrare se stessi e l’altro a partire da lì. Per poterne capire di più pongo le seguenti domande ai due professionisti.

DOTT. SSA ROBERTA BRUZZONE

In cosa consiste la dismorfofobia?

Potrebbe trattarsi di un vero e proprio disturbo della personalità da inquadrare nella matrice narcisistica, che comporta una serie di tratti specifici e una bassissima autostima di base che porta ad una incessante richiesta di ricevere attenzione e considerazione per evitare l’innescarsi di vissuti angosciosi ritenuti intollerabili da parte del soggetto.

È un disturbo trasversale per sesso e per età o riguarda in maniera più specifica delle categorie?

È trasversale sia fra generi che età, in particolare tocca le donne che in giovane età hanno utilizzato l’aspetto fisico come fonte di sicurezza, principale strumento di manipolazione nelle relazioni sociali per ottenere vantaggi senza sviluppare altre qualità. questo genere di donne non riesce a gestire il normale ed inevitabile trascorrere del tempo e, soprattutto non riesce a farsi una ragione della perdita di potere seduttivo associata all’aumentare dell’età e all’insorgere di progressivi di cambiamenti fisici;

Come coinvolge i giovanissimi fruitori dei social?

Trattandosi di psicopatologia in linea generale, può riguardare anche i giovani che si creano una immagine virtuale con la quale si presentano e rappresentano agli altri anche a mezzo social e rete. immagine ideale di sè, ampiamente modificata e potenziata che poi non riescono a gestire perchéé nel mondo reale, ovviamente, non riescono a corrispondere alla loro immagine “online” opportunamente artefatta e manipolata. molti di loro arrivano così, già da giovanissimi, a ricorrere al chirurgo estetico per cercare di “assomigliare” alla loro immagine virtuale ideale nel mondo digitale. spesso, purtroppo, arrivando al fanatismo estetico vero e proprio.

È rischioso per il chirurgo estetico adoperarsi professionalmente per questi soggetti?

Essendo in linea di massima da considerare “patologici”, ovviamente questo genere di soggetti sono clienti potenzialmente pericolosi perchéé non saranno mai soddisfatti del risultato dell’intervento con buona pace dell’impegno profuso dal chirurgo.

Richiederanno presumibilmente sempre nuovi interventi per poter raggiungere il loro personale modello virtuale del tutto improbabile, fino ad arrivare a percorrere le vie legali perché il chirurgo non è riuscito nell’impresa miracolosa di soddisfarli pienamente permettendo di raggiungere il loro irrealistico ideale estetico.

In molti casi questi soggetti non mettono impegno per raggiungere gli obiettivi di dimagrimento o cura della persona attraverso lo sport, la dieta o sistemi definibili “ordinari”, ma poi desiderano la modifica drastica del loro aspetto. Come lo spiega?

Si tratta poi di soggetti che, spesso, non mettono alcun impegno per ottenere certi risultati in maniera normale, per esempio impegnandosi in una dieta vera anziché dimagrire con i “filtri” magici offerti dai programmi di fotoritocco. Spesso non sono in possesso di strumenti per affrontare l’attività e la disciplina necessaria per raggiungere risultati realistici e duraturi. I modelli estetici che hanno in testa in generale solo irraggiungibili in considerazione della loro condizione fisica reale. Così si rifugiano nel modo virtuale in cui possono migliorare il loro aspetto con pochi clic destinati, prima o poi, ad avere bruschi risvegli quando saranno costretti, inevitabilmente, a confrontarsi con la realtà offline.

DOTT. FABIO QUERCIOLI

Cosa si intende per dismorfismo?

Il dismorfismo corporeo è un disturbo della sfera psicologica caratterizzato da ansia eccessiva nel confrontarsi a livello estetico con gli altri, al punto da creare impedimenti nella vita sociale. Il soggetto, anche se in fondo è consapevole di avere un aspetto effettivamente normale, ha difficoltà a vincere le proprie preoccupazioni e si focalizza su difetti fisici che in realtà sono inesistenti o trascurabili.

Nell’esercizio della sua professione le sono capitati casi di pazienti che hanno mostrato tratti riconducibili al dismorfismo?

Sì, ho incontrato vari pazienti, in special modo donne, ossessionati per un difetto estetico “immaginario” o presente in forma talmente lieve che le persone intorno non avrebbero sicuramente potuto notarlo. Nella mia esperienza, questo desiderio inestinguibile di poter apparire perfetti agli occhi degli altri nasce anche a causa di un uso eccessivo e inappropriato dei social, che porta a creare un’immagine ideale di sé, che gli altri non possano criticare.

Quali generi di interventi le hanno chiesto?

In qualche caso mi sono state fatte richieste davvero eclatanti. Ricordo ad esempio una ragazza dal fisico quasi atletico, letteralmente disperata per i suoi “polpacci esili”, tanto da non avere il coraggio di indossare una gonna. Voleva a tutti i costi operarsi, ma le sue gambe in realtà erano ben proporzionate e perfettamente modellate.

Più di recente è venuta da me una mamma, in buona forma dal mio punto di vista, che aveva smesso di uscire di casa e di mostrarsi in pubblico, perché angosciata dal cambiamento del suo corpo dopo la gravidanza. Mi ha detto che non riusciva a guardarsi allo specchio, e che era disposta a togliersi alcune costole, pur di riavere il punto vita di quando era una ragazzina.

Si tratta naturalmente di casi estremi, ma mi capita spesso di visitare pazienti troppo severi verso se stessi e poco obiettivi nel giudicare la forma del proprio naso, la sporgenza delle orecchie, le proporzioni del proprio corpo e ogni altro minimo dettaglio. Piccole imperfezioni che invece, a mio modo di vedere, ci danno autenticità e bellezza e ci rendono unici.

La sua etica e la sua scelta professionale è quella di avallare o non avallare certe richieste?

In Italia è il codice deontologico stesso a vietare a noi medici di intervenire con procedure chirurgiche che potrebbero arrecare danni alla salute psico-fisica del paziente. Indipendentemente da questo, la mia scelta professionale è mediare sempre le richieste eccessive delle persone che si rivolgono a me, cercando di comprendere prima di tutto le motivazioni psicologiche che ci sono a monte.

Ritengo che le persone che hanno da sempre la sensazione di non piacersi, di essere inadeguate o di non essere all’altezza in contesti competitivi – come lo sono anche le reti social, in cui l’aspetto esteriore è essenziale – si aspettino inconsciamente che un cambiamento fisico estremo possa lenire le “ferite” interiori e le insicurezze. In questi casi, sono fermamente convinto che la chirurgia non sia la soluzione.

Richiede in questi casi l’intervento di altri professionisti?

Quando mi rendo conto che la persona che ho davanti è influenzata nelle sue decisioni da una condizione di sofferenza interiore e che un intervento estetico, anziché darle maggior benessere fisico e psicologico, alimenterà ulteriormente le sue insicurezze, cerco di consigliarla con la massima delicatezza di rivolgersi ad uno psichiatra. Prendere decisioni avventate è molto pericoloso in questi casi, il rischio per questi pazienti di rimanere delusi o di non accontentarsi mai del risultato raggiunto è altissimo.

È un fenomeno in aumento visto dal suo osservatorio specifico? Che genere e che fascia di età sembrano più interessate a questo fenomeno.

In tempi recenti effettivamente ho notato un’impennata di richieste di chirurgia estrema o correzioni estetiche di difetti “invisibili”, volte al perfezionismo.

I primi sintomi di questo disturbo da dismorfismo corporeo possono manifestarsi durante la pubertà, un momento della crescita in cui non accettarsi fisicamente e sentirsi a disagio nel gruppo sociale di riferimento è normale e frequente.

Questa alterata percezione del proprio corpo può continuare anche dopo l’adolescenza o irrompere nella vita adulta, facendo sì che alcune modificazioni fisiche dovute all’età, come l’arrotondamento delle forme, un minimo diradamento dei capelli o la comparsa di qualche ruga siano percepite come ripugnanti o mostruose.

Ritengo necessario prendere coscienza di questo fenomeno di dismorfismo corporeo ormai dilagante. È fondamentale per un medico riuscire ad inquadrare il problema per poter essere d’aiuto al paziente, indicando il percorso più consono per raggiungere una forma di benessere stabile ed equilibrata.