L’incontro con Carmen Villani

– Già, La verità che, tra l’altro era anche un’ottima canzone…

– Si, è vero. Pensa che quella che tutti conoscono, incisa sul disco, altri non è che il provino. Aggiungemmo dopo soltanto il coro, che fu una trovata né mia, né di Trovajoli, bensì di Claudio Lippi, anch’egli alla Bluebell. Quando Lippi sentì la canzone, disse che gli piaceva moltissimo e che sarebbe stata ecce­zionale se ci fosse stato un coro che avesse ripetuto la verità-ààà. Arrivò subito Nora Orlandi, perché il coro era previsto, ma completamente diverso.

Quando accennai al Maestro Trovajoli della possibilità dell’’altro coro, quello di Lippi, lui entusiasta rispose: …Senz’altro, era proprio quello che ci mancava… (Carmen sfoglia qualche suo disco che le ho portato, n.d.r.): Ecco guarda: Brucia per esempio, nel finale è can­tato in inglese. Spesso non mi volevano nelle serate, visto che io adoravo cantare in inglese; avevo delle canzoni che alla gente in generale, interessavano fino ad un certo punto; soltanto ad una minima parte. Erano interessanti a quel tipo di pubblico che sapeva ascoltare anche attentamente una canzone…  

Praticamente quelli che amano scegliere la propria musica da ascoltare, senza imposizioni altrui…

– Esattamente, quello è sempre stato il mio pubblico: poco ma… bbono!  Quando ho provato a fare cose più regolari, non mi sono mai piaciuta, il mio più grosso problema è rispondere ad una domanda del tipo …Che genere fai?…, non ho mai saputo rispondere. Forse solo ultimamente, durante la registra zione del mio ultimo LP ho… saputo qualcosa. Ho chiesto che genere fosse il mio, a Giancarlo Trombetti, che è l’autore di tutte le canzoni, e lui, di rimando: …Senti Villani, il tuo genere è  fai ‘mo te, sai, lui è bolognese, praticamente è “fallo te, se ci riesci!  Ci siamo fatti due risate ma, forse, è l’unica definizione possibile. Devo dire che nella mia vita ho imparato un’infinità di cose che non avrei mai immaginato di poter imparare o di poter fare.

Non più di tre anni fa, per esempio, quando ho ripreso la mia attività di cantante, ho imparato a fare la 3^ voce, cosa che non mi era mai riuscita prima. Manco molto di concentrazione, anche nel parlare; se qui in sottofon­do avessimo della musica, non riuscirei più ad esprimermi. Io non ho avuto maestri, o meglio, i miei maestri non sono stati dei cantanti, ma le orchestre o gli arrangiatori. Sono sempre stata una maniaca del ‘basso’. Proprio ultimamente mi è capitato di riascoltare il disegno musicale del basso di Come stai… prova ad ascoltarlo! Sai, spesso, si copiava l’arrangiamento di un pezzo straniero, in quanto i nostri arrangiatori, ave­vano dei problemi ad entrare professionalmente in questo genere qua. Difficilmente riuscivano a farne uno migliore dell’originale.

Tutte le ‘cover’ di allora erano copiate pari pari dall’originale. Noi eravamo ancora molto lontani. Devo dire che Modugno è stato il primo che ha stravolto il tutto: principalmente dandoci dei testi diversi. Ritornando a Come stai, devo dirti che nel fine periodo della Bluebell, mi resi conto che, rimanendo lì, non avrei quasi mai avuto le possibilità di fare i Festival importanti o quelle trasmissioni che se le dividevano le case discografiche tra TV e Radio. Purtrop­po la Bluebell, nonostante l’ottimo lavoro, era sempre ‘ospite’, non poteva mai imporre un proprio artista in una trasmissione, meno che mai in quelle che per il pubblico contavano maggiormente.

Certo, ho fatto molte cose, con Luttazzi per esempio, ma sempre in condizioni di contorno, mai da protagonista. Così passai alla Fonit Cetra, dove finalmente mi ritrovai libera. Non potevo più andare avanti con persone che non mi comprendevano e che non capivano niente di musica. Questo lo puoi mettere tranquillamente per iscritto, nessuno me lo può contestare. Era gente che poteva fare di tutto, probabilmente anche interessarsi di musica classica, ma di musica leggera, ne sapevano ben poco. Per di più erano tutte persone che avevano una vita privata molto importante: sicuramente la vita privata di un essere umano deve essere importante, ma se vuoi seguire un cantante, quella persona deve per forza fare parte dei tuoi pensieri. Un grande segreto della RCA è proprio quello di aver lavorato in gruppi quasi fissi, oltre la grande pubblicità.

C’era un Direttore Artistico per Morandi, uno per la Pavone e così via. Non può uno seguire tutti i cantanti della stessa scuderia, salvo che non si tratti di cantautori, che si scrivono i pezzi, i testi e hanno già un’idea precisa di come dovrà essere la copertina del disco: in sostanza si producono da soli, portano un prodotto ‘finito’. Io, che invece avevo bisogno di un produttore, non lo potevo trovare in quello che lo era anche per tutti gli altri. In quel periodo ai stava preparando Sanremo e Modugno, appunto, stava cercando un partner o una partner per il suo pezzo, Come stai. Aveva appena partecipato al Festival di Na­poli, con la Vanoni, lei fece il provino ma non fu gradito, così come non piacque quello della Zanicchi. Lui, Modugno, in realtà voleva comunque una donna. Molte altre colleghe ci provarono, senza però soddisfare l’autore. Io, tramite mio marito, che è sempre stato mio marito e spero lo sarà per sempre, lo venni a sapere. Mio marito mi disse che, anche se faceva un al­tro lavoro, avrebbe voluto riuscire a portare il mio di provino.

La Fonit Cetra in verità non mi appoggiò del tutto. In ogni modo andai in sala di incisione con Vincenzo Tempera, che era il capogruppo del mio complesso; il provino fu ascoltato da Modugno che, pur non entusiasmandosi, desiderò vedermi. Mi dis­se subito che non avevo capito il pezzo ma che avrei potuto farcela. In studio prese la chitarra: lui non è un tipo che ‘entra’ subito nella canzone, ci girò un po’ intorno, anche per farmi rilassare e mettermi in condizioni di capire. In questo enorme studio della RCA si mise finalmente a cantare.

C’era qualche cosa che m’impediva di captare immediatamente questa atmosfera, ed era il fatto che si parlasse di morte. Personalmente, in quel momento, stavo vivendo una tragedia in famiglia, con mia madre. Pensi sempre che non possa accadere a te. Per questo quindi, non riuscivo a cantarla. Modugno mi disse di cercare di fare un altro provino e se ne andò. Parlando con il dirigente della RCA che si occupava di queste cose, lui mi chiese se ero disposta ad andare con loro, sfortunatamente il mio contratto con la Fonit Cetra scade­va dopo vari mesi. La Fonit Cetra però, che sapeva che io non avrei mai rinnovato il contratto, mi lasciò libera. Tornai alla RCA e riprovai a fare il nuovo provino, pur non sapendo se sarei stata io stessa la partner di Modugno.

L’arrangiamento che mi fece Ormi mi fece volare e cantai la canzo­ne di getto. Finita l’incisione ci fu una riunione e Modugno mi disse: “…Sai Villani, qui non siamo mica alla Fonit Cetra! Fatti rifare l’arrangiamento, perché TU la canterai con me a Sanremo, mi piace molto come la fai…”. Lui sapeva benissimo come andavano le cose in Fonit Cetra; pensa che magari prendevano la base registrata di un pezzo di un cantante uomo stra­niero e pretendevano che io dovessi cantarla in italiano, con la stessa tonalità! Cose pazzesche. Comunque dissi a Modugno che a me piaceva così. Lui mi disse: “…Fai come vuoi, tanto i dischi voglio venderli io…”. A Sanremo facemmo le prove.

Generalmente c’è molta gente che chiacchiera, che va e viene. Io vidi invece un’attenzione molto particolare: un silen­zio insolito in sala. I casi sono due: o devi averne paura, o esserne molto rallegrato. Modugno mi venne vicino dicendomi solo un “…Sì, Carmen…” e se ne andò. Fu organizzata subito una riunione in albergo: voleva cambiare il SUO di arrangiamento! Nella prima serata lui mantenne il suo arrangiamento, poiché non fecero in tempo a cambiarlo. Ritornò arrabbiatissimo! La seconda sera Modugno sorprendentemente uscì sul palco con la chitarra e chiese alla sorella di Nora Orlandi di fargli la seconda voce. Cantò la canzone e, rientrando, mi disse: “…Carmen, ti ho fatto perdere il Festival, non ci piazzeremo, scusami...”. Credo che lui non cantò più Come stai. Questa è la storia del mio passaggio alla RCA.

Poi feci Canzonissima, con un pezzo di Ciampi, Bambino mio, che piacque moltissimo, tanto che decisero di farmi fare un 33 giri. Non ave­vano capito però che io sono una persona molto curiosa, non posso fare sempre le stesse cose, altrimenti dopo un po’ mi annoio, mi distraggo e non riesco più a dare niente. Brucio in una maniera incredibile le sensazioni e gli sta­ti d’animo. Sono del segno dei gemelli, questi due sono: uno molto saggio, molto obbiettivo, molto lavoratore, con spiccato senso critico. E l’altro sce­mo! Perché logicamente ha bisogno di scaricarsi, non si può essere sempre in tensione.

Quando il primo si riposa un attimo e mi rimane il ‘gemello-scemo’, non posso concentrarmi e rifare sempre Bambino mio, perché quello è un momento, già passato. Io non ho nostalgie, nessun rimpianto e spesso dimentico le cose. Vivo sempre il momento presente. Non riesco mai a cantare una canzone allo stesso modo, su questo sono un disastro: quando devo fare degli LP, non ritrovo mai lo stesso impasto di voce, sono sempre molto diversa: vai a riascoltarti la mia produzione e ti rende­rai conto di quanto diversi siano l’impasto vocale, la potenza e l’emis­sione. Te lo confesso: sono un essere completamente instabile.

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