Covid: Le insidie e le domande sulla Fase2

Siamo al 9 maggio 2020, a pochi giorno dall’inizio della Fase 2. Molte sono le polemiche e c’è una grande confusione generata da informazioni che arrivano da più parti, ufficiali e non, quasi sempre contraddittorie. Gli effetti sono estremamente deleteri, una moltitudine di persone è in giro per le strade, incuranti di evitare assembramenti, pronte a socializzare, pronte a riprendersi quanto sottratto con le ordinanze. Ogni spazio verde è assalito da torme di ragazzi che giocano insieme, ogni angolo è utilizzato per giocare a pallone, sportivi improvvisati camminano senza mascherina, ciclisti in gruppi girano senza alcuna protezione.

Non vorrei essere un cattivo profeta ma queste immagini mi fanno pensare che le persone non hanno capito che “imbrogliare” le istituzioni e pertanto “non rispettare le regole” – e noi in quanto italiani siamo eccellenti in questo – non porta a nulla. Come al solito ci si vuole convincere che non ci sia più pericolo, che il virus non circoli più e quindi, senza paura, si può riprendere a fare tutto ciò che si faceva prima. Questo è il momento più critico, non bisognerebbe abbassare la guardia, il virus circola ed una moltitudine di persone asintomatiche diffonde l’infezione. Questo sarebbe il momento per effettuare test a tappeto su tutti i cittadini per scovare ed isolare tutti i portatori asintomatici, veri untori della pandemia. Di fondamentale importanza sarebbe anche effettuare la ricerca delle immunoglobuline specifiche per il SARS-CoV-2. E’ nota la difficoltà a reperire test affidabili sul mercato.

Un buon test (specifico e sensibile) deve rivelare la presenza degli anticorpi identificando i componenti virali (proteine spike “S” e nucleocapsidi “N”). Già sarebbe un vantaggio per la ripresa lavorativa riconoscere soggetti che posseggono una probabile difesa contro l’infezione. Ancora non sappiamo se questi anticorpi siano protettivi e per quanto saranno nell’organismo dell’individuo, il tempo e la ricerca ci daranno una risposta. Tutto è incerto e anche guardando le cifre ufficiali messe a disposizione dalle Autorità salta agli occhi qualcosa che non quadra (dati Protezione Civile dell’ 8 /05/ 2020). Sono 30.201 i deceduti “per nCov2” o “con nCov””. Questo numero comprende i decessi avvenuti in Ospedale e confermati da tampone positivo e non tiene conto di tutti i decessi avvenuti nelle residenze per anziani o presso il proprio domicilio, dove ci si basa solo sul certificato di morte redatto dal proprio medico di famiglia che ovviamente non ha la possibilità di verificare se il decesso sia avvenuto per cause non inerenti il coronavirus.

Le statistiche mostrano che 87.961 sono i positivi tra i ricoverati e quelli in isolamento domiciliare per un totale di 217.185 casi confermati. Quindi i dati sono sottostimati e non sarà mai possibile arrivare a capire quale sia il tasso di mortalità di questa infezione in Italia; oltretutto questi dati ufficiali sono stati raccolti dal 24 febbraio in poi, ma l’emergenza nazionale non è stata proclamata dal 31 gennaio 2020?

E’ mai possibile che in tutte le Task forces messe in azione non ci sia stato nessun esperto epidemiologo, infettivologo, virologo che abbia pensato di raccogliere i dati a partire da quella data? Dove erano? Forse troppo impegnati a partecipare alle trasmissioni televisive? Per quanto concerne la diffusione del virus che dobbiamo commentare? Sono stati effettuati 2.445.063 tamponi su 1,608.985 casi testati, questo vuol dire, statistica alla mano, che sono stati effettuati circa 8 tamponi a soggetto infettato (1.608.985 tamponi/ 217.185 casi accertati). Ma quanti effettuati sul personale sanitario non si sa! Ci sono ancora medici ed infermieri che non sono stati sottoposti alla ricerca del virus.
Un altro dato che mi sconcerta e mi lascia molto amareggiato è che su tutte le reti televisive e dei media passa una richiesta continua a donare denaro alla Protezione Civile per favorire la lotta dei medici al Coronavirus.

Ma la prima domanda che mi pongo è se la Protezione Civile non sia una estensione del Ministero dell’Interno, quindi una istituzione dello Stato e non un Ente benefico. E perché lo Stato dovrebbe chiedere ai cittadini un finanziamento per riparare quanto è stato distrutto con l’errata e dissennata politica del risparmio sulla Sanità Pubblica di questi ultimi dieci anni? Con la chiusura degli ospedali, con il non effettuare concorsi, con non sostituire il personale andato in pensione, con l’acquisto di materiale scadente, etc..etc..

E come saranno spesi questi soldi a gestione diretta dalla Protezione Civile? Ci sono due fondi, uno ha raccolto 6.717.678 di euro che saranno spesi a favore dei familiari dei medici e dei sanitari deceduti a causa del coronavirus, ma non è chiara la gestione, tale fondo si chiama “Sempre con voi” , promotrice la famiglia Della Valle.

L’altro fondo ha raccolto, alla data del 7 maggio, 145.807.927 milioni di euro, dei quali già spesi 9.420.736 per l’acquisto dei ventilatori e 121.610.529 milioni di euro per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale e ben 3.789.433 milioni di euro per le spese di trasporto.

Non sono un economista pertanto lascio a chi è del campo l’analisi e la congruità delle spese ma come medico e cittadino vorrei sapere dove siano davvero i dispositivi di protezione individuale perché non mi risulta che l’Italia sia stata inondata da mascherine né tantomeno i medici ( del territorio, ambulatoriali, di famiglia, etc) ne siano stati riforniti a sufficienza.
Dobbiamo sperare che le contraddizioni pubbliche non ci influenzino più di tanto e che prevalga il buon senso del padre di famiglia e che ci si continui a proteggere ed a proteggere i propri cari con un comportamento civile e responsabile evitando inutili forme di aggregazione se non indispensabili (distanziamento) e di mantenere e promuovere l’igiene personale (lavaggio delle mani). Che si indossino le mascherine chirurgiche o quelle fatte in casa e che si continui a combattere questa guerra contro un nemico invisibile che rimarrà costantemente fra noi.