Intervista a Domenico Barrilà

Dopo i primi entusiasmi a me è sembrato sia scattata la fase dell’odio, verso chi usciva, chi correva, chi portava il cane, chi faceva sport, chi voleva tutto chiuso, chi voleva tutti fuori, l’immunità di gregge, la scuola chiusa la scuola aperta. Avevamo tutto questo bisogno d’odio ancora? Non era bastato quello verso gli extracomunitari, gli omosessuali, i diversi? Non si esaurisce mai questo nostro bisogno di odiare?

Sono gli eccessi che accompagnano ogni cambiamento. Tenga conto che siamo reduci da un potente attacco alla nostra capacità di ragionare con misura, perché una politica sovranista, culturalmente poverissima e per questo costretta a funzionare in base a delle semplificazioni – schemi soggettivi elementari fondati su dicotomie nette senza sfumature, di buono e di cattivo – si è esercitata senza pudore sulla pelle delle persone più semplici e meno garantite. Un simile passaggio comunicativo impiega poco a trasformarsi in stato esistenziale, che poi diventa difficile smantellare, tuttavia le cose oggi durano poco, possiedono scadenze ravvicinate e quindi anche questo tipo di approccio conoscerà prima o poi delle smentite, prima di tutto elettorali, poi anche culturali. 

Le persone dovrebbero capire che non è perseguendo il male altrui o spostando fuori da noi le responsabilità che diventeremo migliori, non è abbassando l’altro che innalzo io, sembrerò semplicemente più alto, ma non sarò salito di un millimetro. La conseguenza è che avrò danneggiato il concorrente, facendogli del male e sottraendo il suo contributo alla collettività, un contributo che non sarà compensato da una performance migliore da parte mia, perché sono rimasto ciò che ero.  

Abbiamo perso un pezzo di noi, della nostra storia, del nostro futuro (perché per andare avanti in modo profondo bisogna avere delle tradizioni ben radicate solide e reali). Se n’è andata una parte di umanità fondamentale, gli anziani, come colmeremo questa voragine?

Il punto non è solo che se ne sono andati gli anziani, ma come se ne sono andati. Questo è un macigno che spero rimanga sospeso sulla coscienza europea per l’eternità, non oso pensare all’angoscia di morire da soli, sopraffatti dalla sensazione di avere sprecato una vita intera. Già un anziano deve fare i conti con il senso di inutilità che gli infligge una società veloce e impersonale, quindi quel morire in solitudine è stata la conferma che quella sensazione non era soltanto un abuso del proprio punto di vista. Non voglio chiamare in causa il Progetto action T4 dei nazisti, ci mancherebbe, ma non credo che io senta a caso questa brutta assonanza. 

Vite meno spendibili di altre, ingombranti, quindi sacrificabili. Di questo si è trattato, che sia accaduto volontariamente o meno.