Intervista a Domenico Barrilà

Gli artisti si sono ribellati, sono apparsi come la categoria meno indispensabile e quindi più sacrificabile, cosa ne pensa? Si può davvero fare a meno dell’arte?

Molti si sono lamentati, è vero che quando si è in mezzo a situazioni così radicali, l’attenzione viene spostata sul bersaglio principale, ma tutto tornerà al proprio posto, l’arte è la vita stessa, questo bisogno collettivo di immortalità attraverso la bellezza ci pervade e ci impregna di sé. Senza questa parte di noi saremmo tutti “sacrificabili” ma soprattutto non avremmo una meta di elevazione così capace di dare senso e direzione di marcia. In fondo tutti siamo degli artisti, che si dibattono per lasciare una traccia del proprio passaggio, ogni interpretazione di questo bisogno è arte. In questo senso, come dicevo, l’arte è vita.  

Abbiamo rischiato e stiamo rischiando di morire di fame e di parole, piuttosto che di Covid 19, l’essere umano non si rende ancora conto che ci sono vari tipi possibili di morte? Teme solo quella fisica, il che è un enorme limite culturale che in qualche modo è alla base di tutti i nostri problemi.

Certo, quella fisica è la più visibile, la più temuta, soprattutto perché è associata ad un’idea di dolore percepibile, di sofferenza, tuttavia, mi creda, anche la paura dell’insignificanza, un tipo di morte diverso, tiene sempre più compagnia alla nostra specie, giacché il senso che cerchiamo di dare alla nostra povera vita talvolta diventa più importante della vita biologica stessa. Questo mi piace perché significa che ne abbiamo fatta di strada negli ultimi milioni di anni, la vita biologica non è tutta la vita, semmai è il guscio esterno di una infinità di matrioske che con il crescere del sapere prenderanno sempre più spazio nel “core” dell’uomo. La difesa del senso della propria dignità diventa piano piano un nuovo orizzonte, ecco perché si sente il bisogno di nuove fattispecie di reato che inquadrino e puniscano quelle forme di aggressione immateriali che però possono distruggere intere esistenze. 

Infine, da tempo la morte è un argomento rimosso, più si allunga la vita più ne avvertiamo il peso dei limiti temporali. Il mio unico romanzo “La Casa di Henriette”, uscito 5 mesi fa, tratta proprio di questa rimozione.