Intervista a Luca Lazzareschi

Diplomato alla Bottega Teatrale di Firenze dove ha avuto come maestri Orazio Costa, Vittorio Gassman e Giorgio Albertazzi. Nella sua attività teatrale, ormai più che trentennale, Luca Lazzareschi ha affrontato un vasto repertorio di autori, alternando ai numerosi personaggi shakespeariani interpretati, classici greci ed opere di drammaturgia contemporanea italiana e straniera, partecipando, ad oggi, ad oltre sessanta spettacoli prodotti dai maggiori teatri pubblici e privati italiani.

E’ stato diretto tra gli altri da Vittorio Gassman, Luca Ronconi, Marco Tullio Giordana, Roberto Andò, Andrea De Rosa, Pietro Carriglio, Gabriele Lavia, Giuseppe Patroni Griffi, Mario Missiroli, Gianfranco De Bosio, Glauco Mauri, Piero Maccarinelli, Memè Perlini, Walter Pagliaro, Werner Schroeter, Saverio Marconi, Mauro Avogadro, Massimo Luconi, Cesare Lievi, Luca De Fusco, Leo Muscato, Antonio Calenda, Marco Sciaccaluga, Andreé Ruth Shammah, Pascal Rambert.

Tra i numerosi ruoli interpretati spiccano Amleto, Antonio in Antonio e Cleopatra, Macbeth,  Alexander Herzen ne La sponda dell’utopia, Oreste nell’Orestea di Euripide, Guglielmo da Baskerville nella riduzione teatrale de Il nome della rosa;  il Maestro ne I promessi sposi alla prova di Giovanni Testori.

Più volte candidato ai premi Ubu e ai premi Le Maschere ha ricevuto il Premio Randone nel 1999, Premio della critica teatrale nel 2002, l’Eschilo d’oro nel 2008, il Premio Veretium nel 2012, il Premio Franco Enriquez nel 2018.

Dal gennaio 2011 all’agosto 2015 ha diretto il Festival della Versiliana.

Luca questa crisi Covid come e quanto ha inciso nel settore cinema e nel settore teatro?

Ha inciso in modo drammatico come sappiamo, teatri e cinema sono stati i primi a chiudere e molto probabilmente saranno gli ultimi a riaprire a pieno regime. 

Tutti i lavoratori dello spettacolo stanno pagando duramente questo fermo che, io temo, si prolungherà a lungo. 

È evidente a tutti che questa crisi ha fatto emergere la grande fragilità di un sistema in sofferenza già da molto tempo prima dell’arrivo del covid 19. Fragilità legislativa e soprattutto un’assoluta mancanza di tutele per i lavoratori dello spettacolo.

Che tempi prevede per la ripartenza di entrambi i settori e per il ripristino dello stato precedente?

Leggo, proprio in queste ore, comunicati in cui Agis, Federvivo e MiBACT annunciano una possibile riapertura di alcuni spazi sia all’aperto che al chiuso seguendo i protocolli indicati dal comitato tecnico scientifico della protezione civile. 

Protocolli che riducono notevolmente il numero di spettatori, impongono ovviamente la distanza interpersonale e obbligano all’uso delle mascherine. 

Se il problema del pubblico, con la riduzione delle presenze e il distanziamento può essere risolto (senza considerare il dato della drastica riduzione degli incassi), mi domando invece come si può risolvere la gestione del processo produttivo, dalle prove fino al debutto e oltre.