Intervista a Luca Lazzareschi

Ha qualche suggerimento o monito da manifestare ai soggetti del settore o a quelli governativi per contenere i danni e ripartire nel modo migliore possibile? Quali finanziamenti sarebbero necessari?

A mio giudizio sono essenzialmente due le cose da fare, la prima immediata, garantire un reddito di emergenza a tutti quei lavoratori dello spettacolo che a causa dell’epidemia non potranno lavorare per molti mesi.

Poi, come ho già detto, durante questi stessi mesi, cogliere l’occasione per riformare completamente il sistema.

Infine la politica deve convincersi una volta per tutte che aumentare i fondi alla cultura è una necessità non più prorogabile soprattutto in un momento di crisi e depressione come questo al quale deve seguire, e seguirà, una rinascita, una ricostruzione in cui il ruolo della cultura dovrà essere fondamentale. 

Non credo sia solo un problema di mancanza di risorse ma di precisa volontà politica.

E poi, un’utopia: spero che un giorno il Ministero dei Beni Culturali sia accorpato non al Turismo ma al Ministero dell’Istruzione. 

Senta come suona bene: Ministero dell’Istruzione, dei Beni e delle Attività Culturali. Istruzione e attività culturali governati insieme, com’è ovvio che sia, in un paese che vuol chiamarsi civile.

Come sta trascorrendo questo periodo?

Ai “domiciliari”, come tutti. 

Ho un figlio di tre anni e mezzo; con sua mamma, attrice anche lei, ci stiamo dedicando completamente a lui. 

Ma sinceramente non sono del tutto sereno, riesco a leggere poco, fatico a pensare o progettare un futuro che non dipende solo da me. 

Mi informo, seguo le attività di alcuni gruppi di attori come per esempio “Attrici Attori Uniti” che, affiancando il sindacato SLC CGIL e altri numerosi gruppi di professionisti dello spettacolo hanno intrapreso, tutti insieme, un forte dibattito e un costante confronto con le istituzioni per ottenere una riforma totale del settore dello spettacolo dal vivo e dell’audiovisivo. 

Perché, diciamolo forte, questa drammatica crisi può e deve essere davvero una formidabile occasione di cambiamento verso una nuova identità, degna e riconosciuta, degli attori italiani.