Intervista a Mario Schilirò

La pandemia sta tentando di “silenziare” un mondo che da sempre si è riempito e vantato di musica e spettacoli artistici in genere.

La musica da sempre ha definito la cultura delle diverse società e comunità garantendone la trasmissione orale delle conoscenze e delle abitudini ed è sempre stata usata per piacere o per funzioni commemorative o cerimoniali, la musica si è sempre basata sulla comunicazione e sul contatto tra chi si esibisce e chi ascolta.

Questo virus sta mettendo a dura prova il legame che in ogni esibizione si tenta di creare con gli spettatori e domanda agli artisti di rinunciare ad ogni relazione reale (non virtuale) con i fan e il pubblico in generale. 

La quarantena e le relative misure di sicurezza stanno producendo conseguenze non solo sugli artisti ma anche su gestori di locali, organizzatori di rassegne musicali, produttori e distributori di articoli e strumenti musicali, operatori del settore come imprese di service per spettacoli live, ma anche ovviamente su pubblico e fan e addirittura nei confronti di studenti di scuole di musica, conservatori e accademie.

Ne parliamo con Mario Schilirò, musicista, chitarrista, che ha fatto della musica una ragione di vita. Ha collaborato con artisti di grande spessore nel panorama italiano, sia in studio che live: tra questi Riccardo Cocciante, Antonello Venditti, Patty Pravo, e molti altri. Con Antonello Venditti instaura un sodalizio che dura quasi vent’anni tra tournée e dischi. 

Nel 1985 si trasferisce a Londra dove dà vita ad un progetto che lo porta a suonare con Mick Ronson, storico chitarrista di David Bowie. 

A metà degli anni novanta inizia la lunga avventura con Zucchero Fornaciari “Sugar”, con cui ancora collabora.

Buongiorno Mario, quindi le limitazioni, ovviamente necessarie, alle performance live coinvolgono tutto un macrosettore che ha sempre fatto della presenza e del seguito di pubblico il punto di forza e che ora si trova a dover rinunciare a quelle entrate derivanti dalla partecipazione attiva di persone. 

Cosa ne pensi? Come stai vivendo questo momento così complesso? 

Quello che è successo ha mandato in crisi l’intero sistema economico e i rapporti tra le persone e ci ha trovati completamente impreparati, tutti i settori del paese stanno subendo perdite economiche notevoli.

Per tutte le persone che lavorano nel mondo dell’arte e per noi musicisti in particolare, questo è un momento di sbandamento, il lavoro si è completamente fermato e pensando al mondo dei concerti, una tournée è come un grande mosaico che coinvolge tantissime persone: artisti, musicisti, tecnici, ingegneri del suono, addetti alle luci, persone che curano la sicurezza, addetti alla ristorazione, segretarie facchini, autisti. Tutti coinvolti.

Nel mio caso avrei dovuto iniziare con Zucchero una serie di concerti fino a dicembre, ma visto che l’attività lavorativa si è fermata, come tante altre persone, sto riscoprendo il piacere di stare insieme con la famiglia, curo il giardino e faccio una ottima pizza, ma la maggior parte del tempo sto con la chitarra in mano!

Com’è possibile sopperire alla mancanza della vicinanza fisica ottenendo gli stessi risultati?

Non credo sia possibile ottenere gli stessi risultati suonando senza pubblico, quando si fa musica si crea una interazione tra chi la fa e chi la ascolta, si forma una energia particolare; sia nei grandi concerti che nei piccoli pub solo il coinvolgimento della gente, la vicinanza del pubblico crea quell’atmosfera imprescindibile per ottenere certi risultati.

Quali sono le tecnologie disponibili e i canali digitali in grado di ricreare l’esperienza di stare “tutti insieme” nello stesso posto e creare lo stesso tipo di coinvolgimento?

Qualsiasi piattaforma di videoconferenza o videochiamata come Skype, Zoom o Google Meet sono un valido mezzo per stare insieme anche a distanza.

Che ne pensi delle misure prese dal governo per la cultura in generale e per la musica in particolare, per fronteggiare appunto le perdite che si prevedono in un futuro prossimo?

Credo che per il governo la situazione sia molto difficile da gestire, nel Paese le risorse sono poche e distribuirle in modo equo è difficilissimo. Nei confronti dell’arte e della musica, in particolare, c’è poca attenzione se non nulla, se si considera che dietro ogni musicista, quasi sempre c’è una moglie con dei figli, quello che si sta facendo è incredibilmente insufficiente. Spero che presto il mondo della politica si renda conto che anche chi fa musica ha diritto ad essere considerato.

Che ruolo svolge la musica in un momento difficile come questo e che ruolo potrebbe svolgere in una fase successiva, quando si prefigurano significativi cambiamenti dal punto di vista sociale ed economico?

Il mondo della musica si è rivelato molto sensibile ai problemi creati da questa crisi, il suo grande potere è riuscire a creare, anche solo per 5 minuti, un’atmosfera di spensieratezza e speranza fra le persone. Dal punto di vista economico, invece, possiamo vedere come il progetto “ONE WORLD: TOGETHER AT HOME”, organizzato da Lady Gaga, è riuscito a coinvolgere i più grandi artisti del mondo: Rolling Stones, Paul McCartney, Stevee Wonder, Alicia Keys, Zucchero, John Legend, Celine Dion e decine di altri non meno importanti e ha incassato ben 127 milioni di dollari, messi poi a disposizione per affrontare l’emergenza.

Per quanto riguarda la fase successiva, io spero, da sognatore quale sono, che i musicisti attraverso la loro arte, riescano a sensibilizzare il cuore di tutti, dalle persone più influenti ai meno fortunati, per creare un mondo migliore e più solidale.