Intervista a Riccardo Sandiford

Riccardo Sandiford, classe 1967 fiorentino, è pianista affermato in Italia e all’ estero, si diploma in pianoforte nel 1987, con la menzione d’onore, presso il Conservatorio Luigi Cherubini.

Allievo di Antonio Bacchelli, vince diversi prestigiosi concorsi nazionali, fra i quali il Concorso F. Schubert di Torino, il Concorso Città di Roma e in particolare risultando secondo alla Selezione italiana “Giovani musicisti europei”, indetta dalla RAI, eseguendo il primo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov.

Svolge attività concertistica da oltre trent’anni sia in Italia che all’estero, come solista soprattutto, e in varie formazioni cameristiche, con solisti di fama internazionale. 

Ho il piacere di conoscerlo  dai tempi dell’ Università ed ho potuto apprezzarlo in varie vesti, essendo anche organizzatore di manifestazioni musicali specifiche o collegate al mondo dell’arte-si ricordano a proposito le numerose collaborazioni con Sergio Risaliti, uno dei più noti curatori di mostre cittadine e direttore del Museo Novecento di Firenze, tra le quali emerge la creazione di Pianonovecento, kermesse pianistica dedicata alla produzione tastieristica del secolo scorso-ha il polso della situazione sia della didattica musicale che della produzione della musica dal vivo passata ed attuale.

Si esibisce in qualità di solista in Italia e all’estero: in Russia, Giappone, Germania, Svizzera, Spagna e Francia.

L’eterogeneità del repertorio solistico (nel 1998 esegue il Concerto per pianoforte, tromba e archi di Šostakovič con “Il Cantiere Musicale di Toscana” diretto da L. Baccianti, nel 2005 esegue il Concerto “Imperatore” di Beethoven con l’Orchestra Sinfonica di Toscana Classica e nel 2006 con l’Orchestra Sinfonica di Grosseto dirette da G. Lanzetta, nel 2006 esegue il Concerto K. 595 di W. Mozart con l’Orchestra da Camera fiorentina diretta da G. Nowak) e cameristico (nel 2002 si esibisce con A. Blau, primo Flauto dei Berliner Philarmoniker), e le molteplici esperienze di perfezionamento (M. Perhaja, C. Rosen, P. Badura Skoda, P. Spagnolo, A. Ciccolini, B. Canino, J. Achucarro, O. Yablonskaja, L. De Moura Castro, O. Frugoni, Trio di Trieste) del pianista Riccardo Sandiford fanno parte di un percorso estetico votato alla continua ricerca e sperimentazione di un pianismo eclettico capace di adattarsi agli stili e alla parole degli autori affrontati.

In questo momento difficile in particolare proprio per le attività d’arte, la musica, i concerti ed anche le docenze chiedo a lui, per competenza, quale siano dal suo osservatorio le condizioni attuali del settore, come riesca quotidianamente a conciliare la sua arte e le sue attività con le condizioni attuali e come veda il futuro professionale di chi svolge le sue professioni.

Professore, questa crisi come e quanto ha inciso nel settore musicale?

Ha fatto emergere secondo lei difficoltà già latenti?

Al momento è tutto fermo. Nessuna produzione si svolge in nessun luogo del mondo.

Tutto ciò è giusto e naturale, perché i rischi sono ancora molto alti.

Quello che non è accettabile è il silenzio che circonda il nostro mondo, in Italia. Un silenzio da parte delle nostre istituzioni e dei nostri rappresentanti, a dir poco imbarazzante.

Mentre il presidente della repubblica federale tedesca Steinmeier introdurrà il concerto del I maggio dei Berliner Philarmoniker diretto da Petrenko, da noi si insiste col promuovere i soliti noti del pop finto-classico e si infila i lavoratori dello spettacolo nel grande calderone delle partite Iva, senza capire nulla della nostra specificità e, soprattutto, ignorando il lungo fermo che ci aspetta all’orizzonte. 

Come e quando vede un futuro attivo e reale, col pubblico in carne ed ossa, non relegato ai social e alle dirette Facebook?

Non avendo nessuna indicazione istituzionale, né dalla stampa-gli “ultimi a ripartire sono i parrucchieri” si dice nelle tv-ognuno di noi è libero di immaginarselo con fantasia.

Io credo che quest’estate possano ripartire piccoli eventi in luoghi aperti, con pubblico mascherato e distanziato, e con costi ridotti al minimo, visto la crisi economica che incombe. Ma saranno dettagli che potranno far piacere ai fruitori amatori, non certo risolutivo per la categoria. 

I luoghi principe, ossia i nostri prestigiosi teatri d’opera e di produzione sinfonica, dovranno attendere segnali decisamente più confortanti, se non addirittura il vaccino o una cura risolutiva.

Non c’è dubbio quindi che sia necessario intervenire per proteggere chi viva solo di quello.