Intervista a Valeria Rossi

Tra le tante immagini della tua eclettica personalità professionale, c’è anche quella di essere un’antropologa culturale. Sotto il profilo di questa scienza sociale, che interpretazione dai di questo fenomeno

Un’interpretazione antropologica di questo fenomeno vuol dire vederlo dal punto di vista dell’uomo e non dal punto di vista del virus, vuol dire capire quali forme assume nell’inconscio collettivo questa tematica, se parla di nemico e di come fronteggiarlo, se parla di un messaggio e come recepirlo o se parla di uno stimolo e come coglierlo. Rispetto alle cose nuove, o quantomeno inaspettate, mi viene sempre l’immagine di un Homo Sapiens che si interroga sui vari fenomeni che vede, con curiosità, interesse e coinvolgimento e analizza che vantaggi può trarne nell’ottica della evoluzione della specie, il nostro errore è pensare di essere a posto così.

Guardando indietro possiamo risalire a eventi analoghi nella Storia e nella Geografia Medica, si è sempre “fatto corpo” per superare queste criticità, si cercano forme di sostegno esterne, aiuti economici da fondi pubblici ma anche forme di auto-ascolto, si apre il paesaggio del “mondo visto da dentro”, altra metafora illuminante, il contagio unisce o separa da sé e dagli altri. 

Restando su temi specifici dell’antropologia culturale, come riti, consuetudini, simboli, valori, atteggiamenti, quanto credi che subiranno mutazioni nell’individuo e nella società?

Quando le forme si svuotano di senso non sono più normative, il che vuol dire che non producono effetti, in termini di cambiamenti reali, che è quello che si chiede loro: di essere sempre migliori nella prospettiva di una realtà mutevole per natura. Le forme possono anche rimanere più o meno uguali ma è come le si abita che racconta chi ci vive dentro. 

Quello che fa veramente la differenza è, come sempre, la consapevolezza; per esempio, sposarsi non vuol dire dare, o ricevere, di diritto delle garanzie di ascolto, di protezione, di comprensione e di sostegno, simbolicamente è un’iniziazione, ossia, l’inizio di un nuovo percorso in cui l’impegno è a migliorarsi nelle qualità di cui sopra. 

Secondo me questo momento di emozioni estremizzate, di rapporti scarnificati o sublimati, produce una divisione in chi non sente di essere compreso e, al contempo, produce una sensazione di comunione in chi ha trovato un’apertura dentro di sé. Sappiamo che chi cerca il grande amore delega la sua felicità a qualcosa di esterno che, in quanto tale, non può essere totalmente gestibile, infatti, si traduce in una esigenza di controllo che porterà sempre ad imprevisti di fronte ai quali non siamo preparati e che, il più delle volte, non sappiamo nemmeno analizzare, tanto è caotico e poco amorevole il dialogo con noi stessi.

Alcuni giorni fa ho riascoltato una tua vecchia canzone, “La donna invisibile”, che ho sempre amato. Frammenti del testo mi riportano incredibilmente a questi giorni… “sono un bersaglio mobile, faccio un gioco con gli specchi e son molteplice… ma ho un alibi perdonabile perché il fine della vita è sempre nobile”, oppure “sono la terra fertile, che vuole germogliare… con le tue manovre tecniche, non farmi inaridire”. Mi sembra una canzone scritta pochi minuti fa… 

Ho sempre cercato di partire dalla contingenza per allargare il campo della riflessione e portarlo a cosa c’è dietro il primo strato della realtà che è sempre un quadro ricco e complesso, ho sempre scelto la strada dell’approfondimento, infatti quando non ho le idee chiare preferisco stare in silenzio e lavorare su di me piuttosto che buttare là una cosa che lascia il tempo che trova.

C’è un ulteriore aspetto nella tua poliedrica ricerca della conoscenza: i tuoi studi sul cibo. È abbastanza scontato pensare che questo momento, tra le tante disgrazie che produce, causerà notevoli problemi nel fisico delle persone a causa di una scorretta alimentazione e della scarsa attività fisica. Quale comportamenti/atteggiamenti suggerisci? 

La mia passione per il cibo rientra in quella più ampia ricerca dei nessi che mi piace vedere tra le cose, anzi, che È UTILE cogliere, a fronte della loro incidenza sulla nostra vita in quanto ne elevano o ne abbattono drasticamente la qualità; è una tematica che attraversa trasversalmente le nostre vite, dal punto di vista sociale, emozionale, clinico, geografico e anche storico. L’atteggiamento consigliato, anche qui, è quello di ascoltarsi e fare una selezione di flussi, per esempio, io ho scoperto diverse aziende, anche famigliari, che sono disponibili a portarti a valle i loro prodotti, genuini, buonissimi, a basso impatto ambientale e anche competitivi economicamente rispetto alla grande distribuzione, un’ottima alternativa! 

Per quanto riguarda il moto, anche lì, ha senso capire/ricordarsi qual è l’attività che ci piace/va di più e provare a fare qualcosa di simile, magari non uguale ma che ce la ricordi, anche solo fare qualche esercizio di coordinazione con un pallina da tennis dandosi dei tempi e degli obiettivi, tipo parto passandola dalla mano dx alla mano sx per cinque minuti, può rappresentare un risveglio a livello fisico e un momento di cura di sé!