Io e la Radio

sssst! Sta zitta un attimo!”
Questo era spesso il buongiorno che mi dava al mattino mia madre appena aprivo bocca, non potevo interrompere l’ascolto di Prima Pagina su Radio 3 “zitta e ascolta anche tu questa telefonata!

Questa cosa non succedeva solo di prima mattina ma anche durante il giorno, ebbene sì, mia madre era una “drogata” di Radio Rai: ascoltava approfondimenti di attualità, musica classica, programmi di intrattenimento e soprattutto faceva una cosa bellissima, mi coinvolgeva, mi invitava ad ascoltare, mi faceva riflettere.

Ora questa eredità la sfoggio con grande orgoglio, nella selezione delle “cose ereditate”, questa l’ho voluta conservare, perché di fatto è così, penso che sia corretto decidere cosa conservare o meno di tutto ciò che i nostri genitori ci lasciano in eredità, che siano cose materiali o insegnamenti, abitudini e passioni, a volte anche manie.

il periodo di sospensione
È passato un mese da quando ho scritto le prime righe, mi sono bloccata. Non un blocco dello scrittore o l’ansia da Pagina Bianca, ma come congelata da questo momento storico che si è preso tutte le nostre vite, i nostri movimenti, le nostre abitudini e io sento che la mia forza di volontà vacilla, non riesco ad esprimere cosa sento, cosa provo, come vivo.
Con grande sforzo provo a rimettere in ordine i pensieri, che in questo momento sono come delle schegge impazzite.

La Radio, sì, proprio così, con la “R” maiuscola, perché per me è la primaria fonte d’intrattenimento, d’informazione, di confronto e di compagnia.

Fare cose e ascoltare, a volte è un ascolto passivo, distratta da pensieri, ansie, speranze mi sembra di non ascoltare ma poi, senza rendermene conto, realizzo di assimilare tante informazioni, nozioni, pensieri.

Anche io, sempre per il discorso di “eredità scelta”, ascolto quasi sempre la Radio nazionale, che penso essere qualitativamente superiore, da tutti i punti di vista, dei canali Rai televisivi.

Mi concedo solo delle “scappatelle” con Radio Capital, quando ho voglia e bisogno di buona musica e anche, comunque, di informazione di un certo livello (quanto mi manca di ascoltarti, caro direttore Zucconi…).

Vivendo da sola, è lei la mia compagnia quotidiana, la radio, e in questi giorni di “arresti domiciliari senza colpa” lo è in una maniera assoluta.

A volte sento il bisogno di immergermi in questo silenzio, che all’inizio mi sembrava assordante ma che sicuramente rimpiangerò quando il mondo si risveglierà da questo torpore, e così tengo spenta anche lei, con la delicatezza con cui si chiede ad una persona cara di stare in silenzio per ascoltare i pensieri, ad accrescere e condividere l’intimità.

Da quando è iniziata la quarantena, il mio rapporto con i tre canali radio Rai è cambiato, così come il mio rapporto con la mia Radio “alternativa” che, come tutti i rapporti clandestini, ho messo da parte.

I primi giorni era solo lei, Radio 1, che ascoltavo, sempre sintonizzata, approfondimenti su approfondimenti, telegiornali, interviste, chiamate dagli ascoltatori, paure e ansie sanitarie ed economiche, sempre soddisfatta della qualità dei programmi, sottovalutavo l’ansia che mi creava questo bombardamento di informazioni.

Con il passare dei giorni, sento aumentare le paure, l’insofferenza, le preoccupazioni, il bisogno di contatti umani veri, reali, in carne ed ossa, e così decido di allentare anche l’informazione che, seppur “seria e non faziosa”, mi opprime.

Così inizio ad allentare l’ascolto di approfondimenti ma faccio fatica anche ad ascoltare programmi d’intrattenimento troppo leggeri, che percepisco irrispettosi per il momento che stiamo vivendo, sì certo serve anche qualcosa di “leggero”, ma il “troppo leggero” mi infastidisce.

Torno quindi ad un ascolto più moderato ascoltando radio 2, non tutti i programmi ma quelli che di fatto ho sempre apprezzato di più, anche quando il mondo attorno a me era rumoroso.

“Loro”, i bravissimi Dose e Presta de “Il Ruggito del Coniglio”, rimangono una costante, le prime voci che ascolto da anni alla mattina appena sveglia, con la loro comicità umana e mai fuori luogo, con il loro modo unico di coinvolgere gli ascoltatori.

E poi c’è lei, Radio 3, che per me rappresenta un tasto dolente, un punto sofferente da affrontare, perché sì, mi ricorda mia madre e come tutte le cose che ci ricordano una persona amata o le accogliamo in toto o le evitiamo del tutto.

E’ successa invece una cosa importante in questo periodo, una cosa profonda e per me molto commovente, in punta di piedi mi sono avvicinata all’ascolto di questo canale, ho provato a spezzare questo blocco emotivo.

E’ proprio la musica trasmessa da Radio 3 che ha iniziato ad accompagnare i miei esercizi quotidiani di respirazione e Tai Chi, chiusa in casa da un mese, salgo su, nel mio unico rifugio, la terrazza condominiale e pratico.

Sono alta lì, all’ottavo piano, vedo il Cupolone che pian piano s’illumina, lo spazio è ampio attorno a me, il vento è una costante, indosso le cuffiette, accendo Radio 3 e mi lascio andare, a volte le lacrime scendono ma sento l’ansia per la situazione che stiamo vivendo tutti noi che si allenta, la malinconia e il dolore che si placano ma anche la soddisfazione per la sensazione di aver fatto pace con una persona cara.

Il suono, le voci, i pensieri sono ancora più speciali perché escono da una piccola radio che mi porto in giro per la casa, la radiolina che l’ha accompagnata negli ultimi mesi di vita, non aveva più forza per fare niente ma non ha mai spesso di allungare la mano ed accenderla.