La dignità e la coerenza di una vita in direzione ostinata e contraria: Fabrizio De Andrè ai tempi del coronavirus

Forse ne avevo bisogno, forse ne abbiamo bisogno tutti, forse era arrivato il momento giusto, forse doveva farmi compagnia in questa desolante allegria romantica che mi trascino come un peso obbligatorio, un dovere nei confronti di me stessa e dei miei figli, ora che DEVO fare i conti con tutto il resto, a cinquant’anni bisogna potersi raccontare qualcosa altrimenti cosa significa viversi la vita? Tante le circostanze che hanno fatto scattare la voglia di “studiarmi” Fabrizio De Andrè, non di ascoltarlo, quello lo faccio da quando sono nata, ma così è tutta un’altra storia.

La mia storia, la storia di tutti, dei buoni e dei cattivi, dei belli e dei brutti, dei sani e dei pazzi. Ma tra tutte, la frase di un ragazzo che commentando una canzone di Fabrizio scriveva “Io lo insegno ai miei alunni Fabrizio De Andrè. Bisognerebbe farne una materia a scuola”. E la curiosità delle mie figlie che prima ascoltavano le sue canzoni in silenzio e poi hanno iniziato a chiedere che spiegassi loro i testi. Dapprima il mio stupore poi l’urgenza di farlo, subito, prima che cambiassero idea, i bambini si sa, in modo del tutto ingenuo e pulito cambiano idee, desideri, sogni e interessi. Perché hanno fame di sapere, di conoscere, di capire. Tutto quello che noi perdiamo crescendo e correndo dietro a quello che ci serve per “mangiare” e per pagare le bollette a fine mese.

Fabrizio manca perché oggi più che mai sarebbe stato necessario ascoltare le sue parole, percorsi straordinari di vita. Ma poi mi sono resa conto che quello che avrebbe potuto dire, oggi, Fabrizio l’ha già detto molti anni fa. Basta leggere uno qualsiasi dei suoi testi e ci troviamo spalle al muro e testa bassa davanti alla realtà dell’immigrazione, della violenza, dei soprusi, degli abusi, della prepotenza, della schiavitù, della emarginazione, della libertà, della cultura, della saggezza, della prevaricazione, dell’intolleranza, dell’arroganza, della pochezza, della malvagità, dell’amore, dell’ingiustizia. E ancora della religione, del vizio, della poesia, della coerenza e della dignità. Ma quello che mi stupisce e mi riempie di orgoglio è come Fabrizio sia riuscito con la sua presenza a dimostrare che si può apprezzare la sostanza senza il bieco giudizio dell’esistenza.

Fabrizio ha avuto una vita “particolare”, vissuta in direzione ostinata e contraria. Ha difeso i fragili bevendo e fumando, in solitudine ed in armonia con i “figli di nessuno”, coltivando se stesso, da sano egoista, per poter essere l’uomo di tutti e di nessuno. Fabrizio appartiene a chiunque, tutti lo amano e ne portano dentro l’anima il significato. Tutti siamo riusciti a superare, in nome di qualcosa di grande, di troppo grande, il senso del giudizio, forse era un alcolizzato, un padre assente, un marito latitante, un “figlio della borghesia”, un “privilegiato” che cantava la miseria e la rendeva una ricchezza. Puttane, ubriaconi, omosessuali, poveracci, drogati, ladri ed assassini, criminali, gente appartenente alla terra di nessuno, gli ultimi, quelli che nessuno vuole vedere, quelli che ci fanno girare dall’altra parte, che causano in noi disgusto e disprezzo, orrore e repulsione.

Fabrizio li ha riabilitati TUTTI, semplicemente raccontandoli, ma non come potrebbe fare chiunque di noi, con approssimazione e superficialità, Fabrizio ce li ha raccontati non per quanto valevano o per come apparivano, lui ce li ha fatti entrare in casa nostra dalla porta principale e con le scarpe pulite, profumati e belli, perché un’anima ce l’hanno pure i poveracci ed anche loro hanno una parte bella ma che non possiamo e non vogliamo vedere per non entrare in contrasto con le nostre “nozioni”, con la nostra “didattica”, con quella parte di “buona educazione” con la quale pensiamo di riabilitarci e di riconciliarci con il comune sentire della “buona società”.

La rispettabilità si costruisce sulla devastazione degli altri, siamo gente “perbene” se diciamo che un assassino va condannato, una puttana va ammazzata, un alcolizzato è un fallito, un drogato è uno marcio, un giudice va rispettato ed un prete va assolto, comunque vada.