La dignità e la coerenza di una vita in direzione ostinata e contraria: Fabrizio De Andrè ai tempi del coronavirus

Ma poi qualcosa evidentemente è andato storto ed allora abbiamo iniziato ad amare un uomo che raccontava quella verità che non avremmo voluto sentire mai e per niente al mondo, abbiamo iniziato a traballare ed a pensare, a guardare i poveracci come anime non più dannate ma addolorate.

E lui, che beveva e fumava più che respirare, non siamo riusciti a giudicarlo male, perché sorrideva alla vita e alla “cattiva gente” in un modo così naturale da metterci davanti ad una consapevolezza che mai avremmo voluto sentire: forse non è sempre come sembra, forse la brava gente non va sempre in giro in giacca e cravatta e con la macchina pulita. Che Gesù Cristo forse lo possiamo trovare anche fuori dalle chiese e dai funerali, forse anche una puttana può provare l’amore e dentro un bicchiere di alcol ci può essere una disperazione che non viene dal nulla ma dal tutto, dalla ricerca di un se profondo e altro rispetto alle scuole, le famiglie, il lavoro.

I carcerieri non sono sempre pastori sardi, ma mariti, compagni, amici, genitori e i traditori spesso siedono nei posti giusti ma nel modo sbagliato, che i “senza vizi” non ce la raccontano giusta e non perché sono noiosi ma perché non dicono la verità, a se stessi in prima battuta e poi a tutti i malcapitati che per un caso o per destino o per errore arrivano a far parte della loro vita fasulla.

E la paura è “roba” sana ma va vissuta dentro se stessi e con se stessi e non può essere mai giustificazione al “non fare”, piegando la testa o girandosi dall’altra parte. Che il dito puntato verso il cielo è l’unica direzione che può essere compresa, in caso contrario il dito bisogna avere il coraggio di infilarselo di dietro, perché se non si usa per contare le stelle non può essere usato per nient’altro mai. Ed il potere non è forza, ogni potere è vergogna. Ed anche se poteva sembrare un alternativo, anarchico, sovversivo, lui, Fabrizio, incredibilmente parlava d’amore, forse perché proprio l’amore è il sentimento più alternativo, anarchico e sovversivo per eccellenza.

Se fosse qui, mi sono chiesta, chissà cosa avrebbe detto. Poi ho riascoltato La storia di un impiegato ed ho saputo esattamente cosa avrebbe detto oggi, sono trascorsi 46 anni, ma lui le risposte le aveva già. E si fottano i benpensanti che, però, pur essendo benpensanti non hanno il coraggio di contrastare Fabrizio, perché “fa tendenza”, “va di moda”, “lo amano tutti”, ha un consenso pressochè unanime, ma loro non si rendono neppure conto di quello che fanno, vivendo da miserabili e credendosi padroni delle loro vite. Dimostrateci che Fabrizio si sbagliava, argomentate, parlate, raccontate, fatecelo capire il vostro punto di vista che noi siamo aperti a tutto e non vi condanniamo, ma più semplicemente vi cantiamo una canzone di Fabrizio, con una sigaretta in bocca ed un bicchiere di vino in mano, mentre un’altra bottiglia piena sta arrivando al tavolo ed a me a briscola piace vincere. E stanotte magari mi viene in mente un’altra poesia e domani gliela vado a raccontare ad una puttana e ad un barbone, loro mi sanno ascoltare perché non hanno fretta di fare, ma hanno urgenza di essere.

Con amore immenso a te Fabrizio.