L’incontro con Nico Fidenco

Una sporta di ‘montagna’ di dischi incisi, ma Nico Fidenco resterà per sempre ‘quello di legata a un granello di sabbia’. E’ stata la sua voce limpidissima che, raccontandoci canzoni d’amore, è riuscita ad entrarci nel cuore. Bravissimo cantante, ottimo compositore, mi ha sempre dato l’impressione di un gentlemen capitato quasi per caso nel mondo delle sette note. ci si sentiva spesso telefonicamente e, con lui, sono stato in due trasmissioni radiofoniche, una in Rai e un’altra in una radio romana. Il racconto dei suoi aneddoti è sempre limpido e preciso, si potrebbe farlo parlare, registrare le interessanti cose che racconta e farci un bel libro, già pronto e confezionato per la stampa. L’intervista che vi apprestate a leggere risale a luglio del 1993. 

Legata a un granello di sabbia, è la canzone con la quale vieni identificato ‘a prima vista’. Vorrei chiarire il tuo pensiero su questo intenso brano, relativo al fatto che questa canzone fu bocciata dalla commissione che selezionava i brani per Sanremo… 

– Sì, infatti. La inviammo all’inizio del 1961, affinché fosse inserita tra le canzoni del Festival; pensa che il provino lo aveva fatto addirittura Jeny Luna, visto che io in quel momento ero all’estero. In poche parole, fu scartata dalla giuria che la bocciò impietosamente. Come sai non è un caso limite questo; anche negli anni successivi altre canzoni scartate dalla giuria, nei mesi successivi si rivelarono dei grandi successi. D’altronde è risaputo come queste giurie non fossero per nulla infallibili, anzi. Sanremo è stato sempre un gran bazar, un terno al lotto. 

– Chiaramente non sarà stata colpa di Jenny Luna questa eliminazione…

– No, assolutamente no! Quello era il periodo dei pezzi un po’ urlati; c’era stato Libero di Modugno, oppure quei brani ‘sparati’ sin dalle prime battute, alla Tony Dallara e questo brano, molto dolce e tranquillo, probabilmente non fu ritenuto idoneo per quel momento.

– Tra l’altro Jenny Luna era una cantante che in quel periodo si rifaceva un pochino agli urlatori, forse non era la più adatta a registrare quel provino… 

– Ma no, Jenny era una professionista, per cui l’aveva saputa cantare con lo spirito ‘giusto’. Plausibilmente non era destino che Legata a un granello di sabbia partecipasse a Sanremo. A questo proposito devo dirti che quell’eliminazione fu un bene per la canzone. Forse al festival sarebbe passata inosservata a beneficio di altre composizioni più ‘rumorose’. Quando invece la lanciammo verso giugno dello stesso anno, partì spedita verso il successo, grazie anche alla radio con “Il Discobolo”; Zivelli restò affascinato dalla canzone e la propose perentoriamente. A quei tempi quella trasmissione era in pratica ascoltata da tutta Italia. Tutti i fruitori di dischi erano attentissimi ai brani che Zivelli proponeva in radio per cui, se una canzone che passava lì aveva quel minimo di attributi di piacevolezza, non ci voleva molto perché diventasse un ‘boom’ discografico. 

– Bene! E questo è appurato, ma andiamo direttamente all’inizio. Perché Su nel cielo fu incisa anche in inglese con il titolo di What a Sky, pur essendo la colonna sonora di un film italiano, ovvero “I delfini”, di Maselli? 

– Te lo spiego subito. In realtà la prima versione che è stata fatta, è stata quella in inglese. Perché nel film doveva andarci You are my destiny di Paul Anka; sennonché all’epoca bisognava chiedere autorizzazioni in America per fare questo e ti assicuro, non era molto semplice. Fu così che Fusco, il musicista che aveva curato la colonna sonora del film su ordinazione di Maselli, compose un brano che si avvicinasse, come atmosfera, a quel pezzo famoso di Paul Anka; nacque così What a Sky. Dopodiché furono chiamati  alcuni cantanti per dei provini, oltre a me, ricordo anche Little Tony. Io ancora non avevo inciso niente, ero davvero alle prime armi. Sta di fatto che, su questa base, la incidemmo io, Little Tony e anche Kico, che era il figlio di Fusco (più tardi tra i fondatori del gruppo Le Pecore Nere, n.d.r.), e che poi fece parte della Schola Canthorum. Il regista scelse la mia, anche perché colpito dal fatto che io ero stato l’unico ad interessarmi del contesto della scena in cui la canzone sarebbe stata inserita. Lui mi disse che sarebbe comparsa in una scena d’amore, all’aperto. Forse la interpretai con un po’ di convinzione in più, proprio perché avevo cercato di immaginarmi la sequenza del film. L’incisione era stata fatta solo per il film quindi, quando questo uscì, la gente andava nei negozi a chiedere la canzone del film, però il disco non esisteva; ma non finiva qui: questi potenziali acquirenti non ne conoscevano né il titolo, né tantomeno il cantante. Fu così che dalla RCA mi mandarono immediatamente a chiamare perché bisognava fare il disco al più presto. Di canzoni pronte per il ‘lato b’ non avevamo nulla di registrato e quindi, sulla stessa base, Pino Cassia scrisse il testo italiano ed io la incisi. Avrai notato come anche sul lato in italiano, sia stato mantenuto il coro in inglese; non c’era proprio tempo per modificarlo. Divenne un grande successo quel mio primo disco, perché vendette oltre 500.000 copie. In quel momento la RCA aveva festeggiato da poco le 380.000 unità vendute di Banana Boat di Harry Bela/onte. Io, allora illustre sconosciuto, superai nettamente quel grande successo. Fu una grande soddisfazione, per me davvero insperata.

– Le tue sono molto spesso state canzoni d’amore. Questo è il motivo per cui sulle copertine dei tuoi dischi si presenta puntualmente una bella figura femminile? 

– Verissimo. Era una forma che a me piaceva molto. Molte di quelle copertine le fece Betsy Bell, una fotomodella di allora (colei che  figura su Legata a un granello di sabbia, in primis, n.d.r.). Il fotografo della RCA mi mostrò molte fotografie di ragazze che lui aveva disponibili, la Bell a me piacque particolarmente, per cui la scelsi anche per altre copertine, se non ricordo male per Come nasce un amore, Lasciami il tuo sorriso e qualcun’altra. 

– So che frequentasti il corso per diventare attore e regista, prima di dedicarti esclusivamente alla musica. Anche dal numero di colonne sonore da te incise e spesso composte, si intuisce il tuo amore per il cinema. Qual è il vero rapporto tra Nico Fidenco e, appunto, il cinema?

– Oltre ad aver cantato canzoni tipo L’uomo che non sapeva amare, Exodus, Moon River o Colazione da Tiffany, ho inciso molti pezzi che non erano miei ma che, comunque, erano delle colonne sonore americane. Ebbi la fortuna di interpretarne molte, soprattutto della Paramount, perché collaboravo specialmente con loro. Mi sono cimentato con il cinema anche come autore proprio con musiche di commento, quindi ho diviso la mia attività in modo parallelo, un po’ cantando e un po’ facendo questo tipo di musiche. Finora ho fatto poco meno di 100 musiche per film! Specie poi nel periodo della etichetta Parade, dove tra l’altro ricordo che nacque Bennato; io ho il suo primo 45 giri e lo conservo come un cimelio. 

– E fai bene, perché è certamente una rarità! A Sanremo ’67, ti presentasti con una bella composizione di Gianni Meccia, dal titolo Ma piano per non svegliarmi. Il brano fu subito eliminato e ricordo una brutta esecuzione da parte di Cher, la tua ‘compagna’ in quella kermesse. Fu tutta colpa sua o fu un’altra ingiusta eliminazione? 

– Mah, diciamo che lei ce la mise davvero tutta per farla eliminare. Per carità, nulla contro Cher, ma lei venne lì, non sapeva la canzone, non conosceva le parole e il marito, da sotto il palco, gliele suggeriva mentre cantava; lei poi non si ricordava nemmeno bene la melodia! All’epoca questi grossi nomi venivano a Sanremo con molta sufficienza; per Cher andare a Sanremo era come per noi andare al Festival di Roccacannuccia; non gliene importava niente. Pensa che Enzo Micocci sostenne una lotta per abbinarmi a lei, come se adesso uno si abbinasse a Whitney Houston: eravamo sicuri che con lei si sarebbe andati in finale. Io da parte mia avevo scelto addirittura un altro pezzo, quello della Vanoni La musica è finita, perché mi piaceva molto. Comunque anche il brano di Meccia non era niente male, fatto sta che ci eliminarono subito.

– Una delle tue canzoni che amo di più è Come nasce un amore, tutta di tua composizione. Volevo chiederti il tuo parere di come mai una canzone così bella, pur comunque avendo conseguito un buon successo, non fu all’altezza dei tuoi dischi più venduti, in quanto a favori del pubblico… 

– Credo che la spiegazione sia data dal fatto che Come nasce un amore nacque come retro di Exodus. Ora tra l’altro ti spiego anche il perché delle varie copertine. Avevamo puntato le nostre carte su Exodus, che fu un pezzo che andò tra la media, senza cioè eccellere in quanto a vendite e, sul secondo lato, appunto Come nasce un amore. Alla lunga, dopo sei o sette mesi che il disco era uscito, improvvisamente il singolo si ‘rivoltò’, nel senso che la CAM, in possesso delle edizioni musicali di Come nasce un amore, lo spingeva molto in RAI, e così partì questo ex ‘lato b’ che, pur non raggiungendo le vendite di Legata a un granello di sabbia, oltrepassò ogni nostra più rosea aspettativa. Praticamente fu proprio il pubblico che separò l’accoppiata di canzoni, giacché, con la sua richiesta nei negozi, si provvide a immetterlo nuovamente sul mercato con Come nasce un amore come primo lato e relativo spostamento di Exodus

– So che sei sempre al lavoro, se non sbaglio…

– E’ vero! Ultimamente su RAI 2, è andata in onda “La scalata”, una fiction in sei puntate con Barbara De Rossi e Jean Sorel, sull’ambiente medico. Ho preparato la colonna sonora, occupandomi di tutto il commento musicale; tra l’altro alla fine c’è una canzone composta da me e che canta una ragazza giovane, un’emergente con una voce spettacolosa, Simona Pirone. La canzone devo dire che mi è riuscita molto bene e lei la canta in modo egregio. La volevamo mandare addirittura a Sanremo, ma la serie era uscita prima del Festival, per cui non è stato possibile attuare il progetto. La canzone si chiama La scalata e abbiamo ripetuto la storia di What a sky, nel senso che nel CD in circolazione c’è anche la versione inglese che si intitola The Climber. Per quanto riguarda questa prossima estate, sto preparandomi con Fontana, Meccia, Del Turco ed altri, ad una manifestazione periodica che si terrà per più di un mese a Roma, nello splendido Parco San Sebastiano, un posto poco conosciuto ma bellissimo dalle parti di Caracolla. Il tutto si chiamerà “Voglia matta degli anni sessanta”; non saranno solo canzoni, ma un po’ di tutto, parodie, film, episodi vissuti, o comunque rievocativi, che riporteranno il pubblico a rivivere alcune ore sull’onda di quegli anni spensierati e ormai passati.