Questo non è il mio lavoro! Questa non è la mia musica!

Che tristezza sentire i ragazzi suonare singolarmente, che tristezza quando ti dicono quanto manchi loro suonare insieme. Che senso ha fare musica così? Qual è la finalità di questo tipo di attività didattica? Certo, mantenere un rapporto con i ragazzi, ma attraverso un monitor non è proprio il massimo. La musica è fatta di condivisione, ascolto, partecipazione, simpatia (nel senso etimologico), comprensione (sempre etimologicamente parlando).

Ripeto spesso ai ragazzi che la musica ci insegna come comportarci nella vita quotidiana. Tutti vogliamo parlare ed in pochi ci offriamo come ascoltatori. La musica ci insegna a metterci in ascolto, di noi stessi e degli altri. 

Se suonando non sento il mio compagno probabilmente sto suonando troppo forte e se continuo senza preoccuparmene non manifesto la mia bravura ma, al contrario, soltanto la mia incapacità di ascolto, parametro fondamentale della musica. Tale comportamento, trasportato al di fuori della nostra aula, non mostrerà una persona capace bensì una persona egoista ed egocentrica. 

Potrebbe però anche essere che non senta il mio compagno non perché io stia suonando troppo forte ma magari perché sia lui a suonare troppo piano; in tal caso devo preoccuparmi del perché. Magari è troppo insicuro e timido e allora dovrò infondergli sicurezza, fargli sentire che io lo sto ascoltando non certo per giudicarlo ma perché sono interessato a ciò che ha da farmi sentire e, come è facilmente intuibile, anche questo posso farlo in un’aula di musica ma, soprattutto, al di fuori di essa. Di tutti i miei più o meno 250 allievi forse solo uno diventerà musicista (o forse nessuno) ma, sicuramente, tutti sono e saranno individui facenti parte di una collettività, quindi meglio insegnare loro come farne parte al meglio (ovviamente secondo il mio punto di vista, che non è detto sia quello più corretto).

L’altra mia attività è quella di musicista/strumentista/interprete.

E qui forse la situazione è anche peggiore, non abbiamo neanche la possibilità di trovare un’alternativa al concerto in teatro o all’aperto. Però in effetti io un’idea ce l’avrei, fatemi sapere la vostra opinione. 

Partendo dall’assunto di dover mantenere la distanza interpersonale di almeno 1,8 metri anzi, abbondiamo, facciamo 3 metri (sembro Totò in Totò, Peppino e la malafemmina). Ora, se mi facessero fare concerti in spazi grandissimi, solo per dare un esempio disinteressato al Mandela Forum di Firenze (qualora non si potesse ancora lasciare la propria regione), all’Arena di Verona (se si potesse viaggiare tra regioni), alla Royal Albert Hall o al Metropolitan di New York (se sarà concesso lasciare l’Italia), tranquilli, secondo me gli spettatori sarebbero abbastanza distanziati, più o meno uno ogni 30 metri. A mio avviso è un’idea geniale!

Io scherzo ma questo per me doveva essere un anno molto prolifico (nel mio piccolo, certo, ci mancherebbe); avevo in programma concerti in Italia e all’estero, dovevo ritirare un premio internazionale, promuovere il cd del mio trio ma, soprattutto, dovevo e volevo suonare! 

Ho finalmente trovato una formazione musicale con la quale sono a mio agio, mi piace tantissimo quello che facciamo, ci metto l’anima, sento che è quello che voglio fare. Come per tutti i musicisti, anche per me la musica è un veicolo che mi permette di entrare in un’altra dimensione, chiudi gli occhi e viaggi, tutto scompare mentre suoni e/o tutto si amplifica, non l’ho ancora capito. 

Il mio lavoro, la mia passione, mi manca tantissimo e l’assenza di prospettive future, se non a lungo termine, è veramente destabilizzante. Non poter far programmi per la stagione che è alle porte e che ogni musicista attende ti fa sentire poco utile, inerme, piccolo, ti fa capire ancor di più l’importanza (per te soprattutto pare…) di ciò che fai e quanto amore riversi nel farlo. 

Molti, giustamente, hanno cercato un surrogato (forse un succedaneo) al concerto trovandolo nell’esperienza digitale, facendo quindi dirette e video sui social, ma è innegabile che l’adrenalina che ti trasmettono palco e pubblico difficilmente potrà essere sostituita da un palco virtuale costruito su una piattaforma digitale e da un pubblico (teoricamente vastissimo) che non vedi e soprattutto non “senti”, un pubblico che si manifesta solo attraverso la visione di un nome scritto durante una diretta, o mediante una “faccina” o un “mi piace” al tuo video. Così ripensi a quanto sia bello il silenzio che si crea in platea durante il concerto a teatro, così come altrettanto emozionante è la partecipazione attenta degli spettatori durante un concerto estivo.

Personalmente non ho mai fatto dirette mentre mi piace mettere i video dei miei concerti, soprattutto perché così facendo chi viene ad ascoltarmi sa in anticipo cosa lo aspetta ed è più difficile che mi venga chiesto il rimborso del biglietto.