Riflessioni di un avvocato “reale” in un mondo giudiziario sempre più “virtuale”

Accade spesso che l’uomo, dopo aver bramato a lungo qualcosa, una volta ottenutolo, finisca per averne paura o per detestarlo. Ma accade anche che, pur rinnegando determinati meccanismi e contestandoli aspramente, lo stesso uomo finisca poi per adeguarsi ad essi con la massima naturalezza e per esaltarne le mirabili doti.

Così, un giorno,  quando all’improvviso arriva un virus, una minaccia invisibile, che spazza via ogni certezza e che toglie il tempo per riflettere sui giusti passi da compiere verso il cambiamento, nel nome della corsa contro il tempo e della necessità di tamponare la crisi con la tecnologia, ci si ritrova in un mondo che non è più lo stesso. 

Nonostante le perplessità e le paure, il tempo corre e dobbiamo agire, dobbiamo portare avanti il nostro lavoro e continuare al meglio le nostre vite. Non ci possiamo fermare, altrimenti tutto è perduto. E mentre siamo lì a chiederci dove fosse tutta questa tecnologia che oggi magicamente salva le nostre giornate, questa in un attimo ci ha risucchiato nel suo vortice e non riusciamo più farne a meno.

E’ uno tsunami che coinvolge e travolge tutti, anche l’ Avvocato, che se da un lato è attratto dal cambiamento e dal progresso tecnologico, ed è consapevole che non adeguarsi ad esso significherebbe – inevitabilmente – rimanere indietro, dall’altro si scopre timoroso e perplesso,  perché teme che il prezzo da pagare sia alto e che tutto ciò in cui ha da sempre creduto, potrebbe sgretolarsi in un attimo, sotto il macigno della “celerità”, della “praticità”, della “comodità” e dell’ “efficienza” della tanto osannata tecnologia.

Ma anche l’Avvocato, seppur titubante, non ha tempo e deve correre; deve adeguarsi; deve tecnologizzarsi.

E finisce che, dopo nemmeno un mese di blocco delle udienze, di assenza dai Tribunali e dal proprio studio, l’Avvocato non si sconvolge quando – cosa fino a quel momento mai accaduta  – una mattina riceve una pec con un link, che dà accesso, per il giorno x all’ora y, ad un’aula giudiziaria “virtuale”, in cui un giudice, in una stanza anonima, senza quella rassicurante scritta alle sue spalle “la legge è uguale per tutti”, con voce metallica dovuta ad una connessione ballerina, chiede, naturalmente, chi c’è dall’altra parte del monitor e detta al suo cancelliere, vicino o lontano  -chi può saperlo- un verbale, invitando gli Avvocati, reali seppur virtuali, a discutere la propria causa. Pochi attimi di silenzio, connessione assente per il tempo prestabilito, e il giudice riaprirà la sua webcam,  annunciando la sua decisione… tutt’altro che virtuale.

E allora, l’Avvocato, si ritroverà, tra sé e sé, a dirsi: certo che comodità questa “udienza da remoto”! Questa mattina non ho perso neanche un minuto del mio prezioso tempo nel traffico, e non sono impazzito per cercare parcheggio. Sono entrato puntuale nell’aula virtuale e non ho atteso tutta la mattinata fuori dall’aula, aspettando il mio turno, quando, di solito, entro in Tribunale alle 9.00 e, se va bene, ne esco alle 13.00. E poi, vuoi mettere il poter accedere, comodamente dalla propria scrivania, all’udienza e vedere che tutto funziona rapido, pulito, indolore! E che meraviglia poter inviare i propri atti con un semplice click di una mail e, addirittura, richiedere e ricevere in tempo reale (!!!) le copie di quei documenti che altrimenti avrei dovuto aspettare giorni o settimane, facendo ancora code per ritirarle, con l’ansia di non avere il tempo di leggere quelle migliaia di pagine e così di non riuscire a scrivere l’atto che scade solo tra pochi giorni!