Riflessioni di un avvocato “reale” in un mondo giudiziario sempre più “virtuale”

Ma che meraviglia, che utilità, che praticità! Perché, dunque, tecnologia preziosa, amata, deliziosa, hai tardato così tanto ad entrare nelle nostre vite? Perché hai dovuto aspettare un invisibile virus per trasformare in maniera così straordinaria le nostre vite?

Eppure…eppure…eppure, anche la perfezione stanca….e dopo aver raggiunto quel tanto agognato traguardo, trattata la decima, la ventesima, la trentesima udienza, in un batter di click,  l’Avvocato ipertecnologico inizierà a percepire la mancanza di quelle piccole abitudini così radicate che erano parte delle sue giornate e di cui non si era neppure accorto…inizieranno a mancare i caffè con i colleghi alle macchinette; il borbottio dei cancellieri che, se li sai prendere con gentilezza, in fondo in fondo, quella cortesia te la fanno; e la faccia amica dietro lo sportello che ti dice “avvocà, stai qua pure oggi? Ma una casa non ce l’hai?”; e le strette di mano e lo sguardo del cliente prima della sua udienza che implora, in segreto, di dargli una buona notizia, di rassicurarlo che andrà tutto bene, che tu, il suo avvocato, vincerai per lui.

E una volta che le vecchie abitudini verranno a bussare ai ricordi dell’Avvocato ipertecnologico, questo inizierà a chiedersi anche: ma non è che questa tecnologia, sirena incantatrice, finirà per distoglierci dalla cura di quel diritto e di quella giustizia che con  solenne giuramento, toga in spalla, abbiamo promesso di difendere, consapevoli e orgogliosi del delicato ruolo che la società ci stava affidando? 

Gli occhi allora inizieranno ad aprirsi, e l’Avvocato ricorderà che il processo, soprattutto quello penale, a cui tanto è legato, è fatto di persone, di sguardi, di tono della voce, di mimica, di domande e risposte orali, di astuzia e arguzia, di intuizione e improvvisazione, e che non si può contenere in qualche file pdf mandato via pec. E ricorderà anche che la nostra Costituzione parlava, e parla, di giusto processo, di diritto di difesa, di privacy, di oralità e di contraddittorio tra le parti, di libero convincimento del giudice, derivante dall’aver ascoltato “dal vivo” i testimoni ed acquisito le prove, senza interferenza alcuna. 

E si chiederà ancora, il sempre più malinconico Avvocato: dov’è finito quel senso di solennità e di autorevolezza che si respirava in aula, tutti in toga, soprattutto al momento della proclamazione del dispositivo della sentenza, rigorosamente in piedi, in nome del Popolo italiano? Non può svanire o dissolversi,  così, perché il processo non può morire in una video conferenza; perché quella sentenza, tanto temuta o sperata, non è una frase pronunciata in video, lontana e astratta, ma è una decisione  che toccherà e forse cambierà la vita del nostro cliente; perché l’assistito,  non è un’immagine sfocata dietro uno schermo, ma un uomo o una donna reale, che si è rivolto all’avvocato per avere la sua “assistenza”, e non solo la sua bravura tecnologica.

Allora l’Avvocato diventato tecnologico per necessità, e in fondo anche per scelta, finalmente sveglio e consapevole potrà dire a gran voce: ben venga la tecnologia che semplifica la vita, che accelera la burocrazia, che riduce inutili sprechi di tempo, ma niente e nessuno potrà sacrificare il mio ruolo di Avvocato nel processo, dove, con la mia difesa tecnica e con la mia partecipazione attiva, sono garante della legalità e della giustizia, e, solo nel contatto e nell’incontro con le altre parti processuali, posso degnamente proteggere i diritti costituzionali a tutti noi così cari.