Una storia di liberazione

Tanto per essere chiari, non approvo il protratto social distancing imposto a tanti popoli, per molte ragioni(sociali, mediche ed economiche). Non sono per niente convinto che fosse la migliore né l’unica strada percorribile come molti affermano. Pur amando follemente la natura umana con tutti i suoi chiaro-scuri, mi sa che che sono sempre stato critico e diffidente nei confronti del sistema, fin da piccolo ho sempre sognato un mondo migliore, come tanti.

Magari anche un po’ per educazione, non lo nego: sono cresciuto tra Milano ed Imperia in una famiglia di sinistra extra parlamentare che ha fatto il ’68 nel PCML, mia madre nell’ufficio e nell’asilo del partito (a parte quando partecipava ai cortei) e mio padre nel servizio d’ordine, negoziando con la polizia alle manifestazioni e scansando ogni tanto qualche pallottola dei neofascisti: ne sono usciti quando le BR hanno iniziato a spingere verso la lotta armata e poi ad uccidere.

Alle elementari presentai una ricerca sulla situazione tra Israele e Palestina per l’annuale esposizione scolastica: quindi oltre alla musica e le arti sono 30 anni che mi interessa molto la geopolitica, a cui si sono aggiunte la nutrizione (anche per necessità: prima visita dal dietologo a 15 anni), la filosofia e la spiritualità in tutte le sue forme (“Papà, perché non mi avete battezzato?” “Così quando sarai grande potrai decidere tu”. Grazie!), la medicina olistica ed anche un pò le teorie economiche macro e micro (soprattutto quelle che non mi hanno mai raccontato nella classe di economia alle superiori), l’epigenetica e la fisica quantistica.

Volevo scrivere un post allegando dei link a video, audio ed informazioni che trovavo e ricevevo, ma presto mi sono accorto che si è creata una spaccatura netta tra chi crede ai governi e chi no, ognuno propone i suoi numeri ed i suoi video, i suoi professori e le sue informazioni: ovviamente, ognuno crede di avere ragione, come è normale che sia. I social sono un campo di battaglia tra fazioni, fortunatamente con un po’ di bellezza a consolare, come gli show degli artisti per i soldati in tempo di guerra. Inoltre riflettevo: “Perché aggiungere benzina sul fuoco per poi utilizzare tanta energia e tempo rispondendo ai commenti, in un dibattito virtuale che alla fine (quasi) sicuramente lascerebbe ognuno con la propria opinione?”.

Allora spargo più bellezza che posso, in fondo è questo il mio mestiere di musicista e compositore, no? Sì, ciò è vero ed anch’io credo che questo momento possa essere utilizzato da ognuno di noi per guardarsi dentro e scoprire quello che veramente è prioritario. Però è anche vero che so di sentire ogni tanto un po’ di frustrazione per essere di fatto rinchiuso in casa contro la mia volontà e perché sento la forte pressione dell’atmosfera che ci circonda, frustrazione che ogni tanto si trasforma in rabbia.

Quella rabbia, che mi ricorda che c’è ancora un sacco di lavoro da fare dentro, cerco di tramutarla sempre più in amore guerriero, anche grazie alla mia famiglia super, che ora comprende una meravigliosa compagna e suo (ed anche un po’ nostro) figlio, gli amici e le amiche (che comprendono tutti i musicisti, gli artisti ed i professionisti con cui collaboro), tutti coloro che sentono la mia musica ed i maestri che ho incontrato lungo la via (compresi tutti quelli che hanno espresso la loro opinione sulla situazione odierna tramite social e messaggi privati).

Per tutti loro, per chi è stato male in questo periodo o ne è morto, per tutti gli esseri umani e gli animali che ogni anno ci lasciano (e di cui poco si parla) per cause che sarebbero in tantissimi casi prevenibili, per tutti i medici e gli infermieri, per tutti quelli che stanno vivendo in condizioni di grande disagio, per tutti gli artisti e per me stesso, ho redatto questo scritto. Giusto ieri ho deciso di non indulgere nell’oceano di informazioni in cui stavo un po’ affogando, ora smetto di nuotare e mi asciugo un po’, seduto sulla sabbia, pronto a soccorrere chi ne avesse bisogno. 

Non so perché sia successo questo proprio ora, né esattamente come o quando ne usciremo. Ognuno è libero di pensarla come vuole ovviamente, ma una cosa è sicura: quando torneremo a pranzare, parlare, cantare insieme in tavolate da 10, 20, 30 persone, quando ci si potrà di nuovo dare la mano e riabbracciare (come mi suona strano!), andare ad un concerto o a teatro, lo faremo in modo diverso, più consapevole. Spero che quella consapevolezza duri per sempre.

Allora celebreremo un’altra, importante, liberazione: non so se ci saranno sfilate gioiose per le strade, se balleremo fino all’alba al ritmo delle nostre canzoni preferite, se c’inebrieremo fino ad amare anche le formiche intraviste tra le crepe di un marciapiedi o in un parco illuminato dal sole. So che la musica in qualche modo ci sarà e che insieme a tutte le altre arti svolgerà ed avrà svolto un ruolo fondamentale, non quantificabile materialmente: sono sicuro che ciò si rifletterà negli occhi di tanti spettatori quando si tornerà a potersi toccare, annusare, sentire ancora.

Allora sentiremo un’altra musica, magari anche quella delle sfere.