Forza Alex, Tokyo 2021 ti aspetta

È diventato per tutti noi il simbolo, l’esempio, il riferimento per chi, qualsiasi tipo di lotta stia affrontando, non molla, non si arrende, non vuole darsi per vinto e lotta, ancora, sempre, continuamente non come un leone, ma come “Alex Zanardi”. Lui non ha mai avuto dubbi su cosa fare, prima e dopo il fatale incidente del 2001, quando durante la gara del campionato Champ Car al Lausitzring, in Germania, improvvisamente perse il controllo della sua macchina e venne colpito da Alex Tagliani. Il gravissimo infortunio, che gli causò l’amputazione di entrambe le gambe, non gli impedì di proseguire la sua carriera, in un modo diverso, ma sempre come pilota.

Inizia per Alex una carriera come paraciclista costellata di vittorie, di traguardi, di successi, quattro medaglie d’oro ai Giochi paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016, otto titoli ai mondiali su strada. Ma questa è la storia che conoscono tutti, così come tutti noi abbiamo sentito migliaia di volte la frase che ci segnò e ci commosse profondamente: “Quando mi sono svegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa”. Roberto Vecchioni gli dedica una canzone “Ti insegnerò a volare”: E se non potrai correre e nemmeno camminare ti insegnerò a volare e canta la vita, l’incredibile amore per la vita, il talento e la perseveranza di un grandissimo campione che ha saputo superare difficoltà inaudite che avrebbero stroncato chiunque altro e per molto meno. Io credo che lui abbia sentito sempre, sin dall’inizio, la responsabilità della sua condizione non nei suoi confronti, ma verso i suoi fans, i tifosi, i giovani e meno giovani che costantemente seguivano le sue performance con grandissimo entusiasmo. Nel momento in cui la vita lo ha colpito duramente e sapendo che gli occhi di tutto il mondo erano puntati esattamente su di lui,

Alex credo non abbia avuto la benché minima esitazione su ciò che era giusto fare. E ha deciso di dare, agli altri, con ottimismo, tenacia, perseveranza una chiara indicazione su come reagire indipendentemente dalla gravità del problema che si presenta davanti a noi finanche nel pieno della vita, a 45 anni, quando hai ancora sogni, progetti, ambizioni e voglia di vincere. Quando si riavvicinò al mondo delle corse, nel 2002, lo fece già con quell’ironia e quel buon senso che lo accompagneranno poi sempre in ogni attività intrapresa, nella quotidianità di una vita vissuta con normalità e semplicità. “Se mi dovessi rompere di nuovo le gambe, questa volta basterebbe soltanto una chiave a brugola per rimettermi in piedi, e comunque ora non rischio più di buscarmi un raffreddore camminando scalzo”.

Magari fosse stato così caro Alex. Un altro incidente si è presentato appena tre giorni fa e purtroppo non è bastata una chiave a brugola per rimetterti in piedi e riportarti a casa. L’ex campione di formula 1 è stato investito da un tir mentre affrontava una gara in handbike a Pienza. Il recupero dai gravi traumi subiti è lento anche se i medici dell’ospedale Le Scotte di Siena, dove Zanardi è ricoverato, sono fiduciosi.  Molti al suo posto si sarebbero accontentati di vivere, ma lui ha mantenuto intatta la sua incredibile voglia di divertirsi, di lavorare, e quindi, come scrive lui stesso in uno dei suoi libri, “è inciampato in una seconda vita”. Una seconda vita eccezionale, ma vissuta con normalità, passione, sorrisi e tanto cuore. La sua missione non è mai stata solo quella di dedicarsi completamente a se stesso per ricostruirsi, ogni suo comportamento ha mirato ancora più in alto, il suo obiettivo era quello di trasmettere entusiasmo e speranza nelle persone. Quanto ha influenzato questo enorme senso di responsabilità sulla sua reazione? Moltissimo.

La sua persona e la sua vita erano costantemente sotto i riflettori, non poteva tradire la gente che lo ha amato da sempre, sin dall’inizio, non poteva deluderli né voleva farsi commiserare o ancora peggio dimenticare. Alex ha voluto fortemente essere vivo e trasmettere vita a chiunque, a chi di problemi non ne aveva e a chi di problemi ne aveva tantissimi. E se proprio non ci arrivava con le proprie forze, come lui stesso scriveva, andava ad attingere alle vite degli altri, a chi nello sport e nella vita aveva saputo fare la differenza. Insomma faceva il “ficcanaso”. Così in un altro libro ci racconta l’incredibile testa di Ginobili che a 40 anni riusciva ancora a fare la differenza nell’NBA, le lacrime di Federer come segno di forza, le parole pacate di Aliou Cissé, i valori profondi dello sport che rendono il modo di vivere il migliore che conosciamo. Non ti lasciamo solo nella tua nuova lotta, così come non ti abbiamo mai lasciato solo sin dai primi passi compiuti a soli 14 anni con il tuo primo kart nel tuo esordio a Vado. Sei e rimani uno tra i campioni più amati del mondo dello sport, ci sono prestazioni che si possono eguagliare e addirittura superare, ma ci sono emozioni che non tutti riescono a farci vivere pur nelle stesse condizioni e con gli stessi risultati. In una intervista di aprile Alex ha detto: ” Tokyo 2021? Voglio provarci. Senza emozioni siamo nulla”.

Si è sempre dichiarato “un uomo molto fortunato”: ho una casa, ho tutte le mie attrezzature per l’allenamento, siamo in buona salute, quindi non stiamo soffrendo più di quanto sia ragionevole pensare di soffrire. Si riferiva alla sua vita quotidiana insieme alla famiglia nel periodo del coronavirus. Mi piace concludere questo breve omaggio ad Alex Zanardi con le sue stesse parole: “Ogni volta che superi un problema nella tua vita sviluppi nuovi strumenti. Una volta che l’esperienza è alle tue spalle, questi strumenti possono rimanere nel tuo bagaglio per superare altri problemi che dovrai affrontare nel corso della vita. So di essere una persona fortunata perché ho la capacità di sviluppare ancora gli aspetti positivi che si possono trovare sempre in tutto”.

Forza Alex ti vogliamo bene.