Il coraggio di ogni giorno

Mai come in questi ultimi tempi ci stiamo rendendo conto di come l’essere umano si sia evoluto attraverso carestie, epidemie, guerre e catastrofi varie, ed abbiamo avuto modo di realizzare che la nostra specie non sopravvive solo grazie all’intelletto, ma ad alcune capacità, credo innate in ciascuno di noi e più o meno spiccate: la capacità di adattarsi alle situazioni, anche a quelle più incredibili, ed il coraggio. Ci sono serviti quando abbiamo capito che non era poi così facile rinunciare alla nostra libertà per un bene comune, per un bene più grande. Ci siamo però adattati, ci siamo consolati a vicenda, anche a distanza sono nate belle amicizie, forse persino dei grandi amori. Ognuno di noi, dentro di sè, più o meno consapevolmente, stava aspettando qualcosa: i più ottimisti la scoperta di una cura miracolosa, o del vaccino, e via via scendendo nella scala dei desideri, dalla riapertura delle aziende da parte degli imprenditori, alla cassa integrazione per i dipendenti fino alle semplici passeggiate nel parco. 

Il mese di maggio, oltre che dall’inizio della fase due, è stato segnato anche dalle annuali celebrazioni per la vittime del terrorismo e della mafia, in particolare nel ricordo di due tragici avvenimenti che hanno segnato per sempre la storia del nostro Paese: quella del 9 maggio 1978, quando fu ritrovato il corpo dell’onorevole Aldo Moro, che era stato rapito il 16 marzo a Roma, in un agguato che aveva portato purtroppo anche all’uccisione della sua scorta;  il 23 maggio 1992, in cui una quantità incredibile di tritolo fece saltare in aria, a Capaci sull’autostrada per Palermo, il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti che lo accompagnavano. È passato molto tempo da allora, tante cose sono cambiate, ma non si può fare a meno di continuare a riflettere su quei fatti così atroci, e a porsi delle domande. Moro e Falcone, insieme agli uomini delle scorte, erano servitori dello Stato; avevano subito minacce, infatti erano protetti: Lo Stato poteva fare qualcosa in più per evitare che fossero uccisi? È stata detta tutta la verità sulla loro morte o in realtà sappiamo solo quello che si è voluto far sapere? Quante cose non dette si celano ancora oggi, quali oscure manovre hanno portato alla loro tragica fine? Queste, e tante altre riflessioni ancora mi hanno accompagnato mentre i telegiornali rimandavano i filmati di tutto quell’orrore; ma è soprattutto la domanda posta a Falcone che mi risuona ancora nella mente, forse perché è la stessa che gli avrei fatto anch’io: ”Lei non ha paura?”, e lui che con un sorriso risponde: “L’importante non è stabilire se uno ha paura, ma imparare a non farsene condizionare.” 

Il 2 giugno 2020, in occasione della festa della Repubblica, il Presidente Mattarella ha nominato 57 nuovi cavalieri tra coloro che si sono distinti per i meriti nella lotta al Coronavirus. Tra loro ci sono medici, infermieri, ma anche volontari, tassisti, cassiere, carabinieri, presidi; sono uomini e donne “normali”, con mestieri a volte umili, che però si sono trovati di fronte ad un nemico invisibile e subdolo e che al momento giusto non si sono tirati indietro. Loro non sono caduti in questa guerra al virus, ma hanno dato tutto quello che potevano nel fare il loro dovere, sacrificando la propria salute, il loro tempo, le famiglie, i loro interessi e i loro problemi, andando oltre tutti i loro limiti; lo hanno fatto per persone che non conoscevano, hanno aiutato gente di cui non sapevano nulla, hanno dimostrato che niente può fermare il coraggio di chi va incontro al pericolo e all’ignoto, e che se non ci si fa condizionare spesso si può anche vincere. 

Ero molto piccola quando fu ucciso Aldo Moro, e molto giovane quando morì Giovanni Falcone, ma mi ricorderò sempre la paura e l’incertezza di quei giorni, così come il tempo che stiamo vivendo; soltanto adesso però credo di capire veramente il loro valore, il motivo per cui non si sono mai fermati. Loro due, insieme agli agenti di scorta uccisi, ci sono di esempio non tanto per aver pagato con la vita, ma per come hanno vissuto facendo sempre e comunque il loro dovere, per come hanno creduto e sperato, per come hanno difeso i loro ideali fino alla fine, così come hanno fatto in questa pandemia i nostri eroi “di tutti i giorni”. A volte è molto difficile fare sempre la cosa giusta, per chiunque, anche facendo “semplicemente” il proprio lavoro, e il 2 giugno forse finalmente si è premiato il valore che fa davvero la differenza.

“Dottor Falcone, ma a lei, chi glielo fa fare?”. Risposta: “Lo spirito di servizio”

Il vero coraggio è quello di ognuno di noi, il coraggio di ogni giorno.

Non dimentichiamo.