Intervista a Giusy La Piana

Scrittrice, giornalista e criminologa, Giusy La Piana è autrice di saggi, testi teatrali, televisivi e musicali. Nasce a Palermo, ma a conquistare davvero il suo cuore è stata Roma. È specializzata in Scienze della comunicazione, Scienze Criminologiche-forensi, Psicologia investigativa, giudiziaria e penitenziaria e tiene corsi e seminari sulla comunicazione interpersonale, comunicazione non verbale, comunicazione professionale e scrittura presso scuole, centri di formazione e on-line. È Diplomata autrice, presso il Centro Europeo di Toscolano (Cet di Mogol) ed ha lavorato anche per Warner, Mediaset, Rai e Castelvecchi Editore. Ha ampia esperienza in qualità di consulente di comunicazione pubblica e istituzionale (Formez PA, Dipartimento Funzione Pubblica, MIUR etc). Ha gestito uffici stampa regionali e nazionali ed ha curato la redazione di Piani di Comunicazione (per Comuni, Distretti socio-sanitari, università telematiche, progetti europei, Musei, Rassegne letterarie nazionali, Musei, Ministeri). Ha lavorato, inoltre, come redattore web e community manager. Si è occupata della creazione di format per interviste video e approfondimenti; contenuti creativi; testi per spot televisivi e radiofonici.  Ha condotto ricerche in pragmatica della comunicazione e su cultura, scrittura e strategie di comunicazione delle organizzazioni criminali. Per Castelvecchi, nel 2016, ha pubblicato Fare del male non mi piace. La carriera criminale di Bernardo Provenzano. Per Lit Edizioni (Ultra), Nel 2018, ha pubblicato Se menti ti scopro! Manuale di sopravvivenza nella giungla quotidiana della comunicazione, che da oggi è disponibile anche in formato eBook sulle varie piattaforme.

Se menti ti scopro è una intimazione… ma anche una tecnica per individuare le menzogne nella comunicazione verbale e non verbale racchiusa nel tuo libro.

Nella giungla quotidiana della comunicazione la credibilità non è mai un dono ma è una conquista. Di conseguenza, la necessità di sapersi tutelare e difendere è molto alta. L’idea alla base di Se menti di scopro! è proprio quella di fornire al lettore adeguati strumenti, consigli, tecniche, esercizi per una buona comunicazione interpersonale: per farsi comprendere nella giusta maniera, per imparare a rimettere al suo posto chi prova a manipolare, per migliorare la qualità delle relazioni, per conquistarsi un’immagine affidabile e propositiva in ambito professionale, per disinnescare le bombe del fraintendimento comunicativo. 

Le persone sanno mentire a tutto tondo o di fatto conoscendo le tue tecniche possono essere individuate le comunicazioni mendaci?

Il linguaggio spontaneo del corpo racconta molta delle nostre emozioni. A prescindere da quanto siamo abituati a mentire o omettere, infatti, c’è sempre una sorta di afasia del linguaggio non verbale che un occhio ben allenato può cogliere. La menzogna si annida proprio nella discordanza fra i segnali non verbali manipolati e quelli istintivi. Lo studio della comunicazione non verbale ci consente, infatti, di riconoscere i segnali di disagio e di leggere l’intenzione altrui ancora prima che venga pronunciata. Il che, in termini pratici, si traduce nell’opportunità di anticipare la mossa dell’interlocutore e di modificare, in tempo utile, la nostra strategia. 

Si mente più nell’ambito professionale o in quello relazionale privato?

Secondo recenti ricerche, si mente di più in ambiente domestico. E fuori casa i destinatari delle bugie sono in prevalenza gli amici. Però, dall’analisi delle risposte, risulta anche che la maggior parte delle persone sostiene di mentire a fin di bene.

La famigerata “bugia a fin di bene” è più scusabile o accettabile o comunque è sempre un indice di personalità menzognera?

I motivi per mentire superano di gran lunga, in termini quantitativi, i motivi per non farlo. Quindi, siamo davvero sicuri che quel “fin di bene” sia tutto a vantaggio dell’altro? 

Come differiscono gli uomini dalle donne nel mentire?

Nella sfera sentimentale la percezione comune è che gli uomini siano più bugiardi delle donne. Ma la realtà dei fatti è che gli uomini vengono smascherati più facilmente e in maggior percentuale. Cari uomini intenzionati a mentire alle donne, fossi in voi, eviterei accuratamente il faccia a faccia e terrei bene a mente che molte donne hanno un’innata propensione a registrare i dettagli mentalmente e a tirarli fuori, come elemento probante, anche a distanza di molto tempo. Le donne mentono meglio degli uomini probabilmente anche perché, nel corso dei secoli, hanno dovuto imparare a raschiare sprazzi di segreta libertà dall’opprimente sistema di regole che le voleva sottomesse fisicamente e sul fronte delle ambizioni. Ma la mia esperienza di criminologa e di consulente di comunicazione interpersonale mi porta anche a dire che, talvolta, sono molto più preoccupanti e lesive le menzogne che alcune donne scelgono di raccontare a sé stesse rispetto a quelle che dicono agli altri o che ascoltano dagli altri. Il linguaggio che usiamo nei confronti di noi stessi può essere nutrimento o veleno: può aiutarci a vivere una vita appagante o trascinarci nel pantano dell’insoddisfazione.

Quanto influiscono i social e le chat nel mentire? possono costituire un filtro che conduce ad un aumento della mendacia o sono un deterrente visto che rimane la prova scritta? 

La piazza virtuale fra le pieghe delle sue innumerevoli potenzialità nasconde pregi e difetti di una piazza di paese. Chi fuori dai social è già facile ostaggio dei meccanismi di parvenza e apparenza lo è ancora di più dentro i social. Questo eterno gioco delle apparenze è come droga per l’incorreggibile stupidità dell’invidioso. Eppure, dovrebbe essere notorio che gli istanti superlativi della nostra vita raramente sono corredati da un book fotografico.

Sei stata la prima donna in Europa a scrivere un libro sulle strategie di comunicazione delle organizzazioni criminali, con particolare riferimento alla Mafia. Perché è importante continuare a parlare di Mafia? 

Almeno per due ordini di motivi: il primo è perché, anche quando la mafia non spara ed è apparentemente silente, le conseguenze generate dalle sue scelte, e da chi sceglie la mafia, sono sempre enormi cicatrici di questo Paese; il secondo è perché determinate storie una volta apprese generano in noi, volente e nolente, il vaccino della conoscenza. E da quel momento è necessario schierarsi: o dalla parte di chi guarda avanti e passa o di chi cerca nel proprio piccolo di non alimentare i circoli viziosi che rafforzano l’organizzazione criminale. Le cicatrici che lascia la mafia sono diverse da tutte le altre e sarebbe deleterio provare a nasconderle. Vanno studiate fino a comprenderne ogni remoto meandro. È un dovere che abbiamo nei confronti di ogni persona che è vissuta credendo nei valori della giustizia e dell’onestà, di chi ha dato la vita per combattere le mafie e di chi ogni giorno lavora per sconfiggerle.

A quali altri libri stai lavorando e quali sono i tuoi progetti per il futuro?

La mia sarà un’estate di scrittura. Poi in autunno, emergenza Covid permettendo, riprenderanno in giro per l’Italia anche i miei corsi di comunicazione non verbale, interpersonale, professionale.