Intervista a Kevin Cusenza

L’atleta non lo è solo in campo, credo porti questa sua condizione in ogni aspetto della sua vita, nel bene e nel male. Cosa ne pensa?

Essere atleti è uno stile di vita prima che un lavoro, quando sei un atleta vero, vivi sempre in competizione con chiunque, non vuoi mai perdere, non ti accontenti mai e cerchi di dare sempre il 200%, se sei un vero atleta anche se stai giocando sulla spiaggia con le tue cugine, tu non accetterai mai di perdere. A volte questo atteggiamento, inevitabile, può apparire rigoroso, estremista, eccessivo. A volte possiamo sembrare arroganti e presuntuosi, ma le dico in tutta sincerità che si tratta di una condizione imprescindibile, è come separare il giorno dalla notte, coesistono per natura e nessuno potrebbe mai contestare questo. 

Ma ricordiamoci anche che non siamo supereroi, siamo persone normali, e molte volte possiamo anche non essere felici. Le crisi arrivano anche per noi, sono quei momenti in cui ti domandi se tutti i sacrifici fatti nel passato siano serviti, ti chiedi se non uscire con gli amici per un anno non sia stato un eccesso di zelo, una sorta di ricerca maniacale di perfezionismo, magari potevi volerti un po’ più bene e fare uno strappo alla regola, a quelle stesse regole che ti sei imposto da solo in nome di un amore immenso verso la palla.

Come ha vissuto questo periodo di fermo forzato legato alla pandemia che ha colpito tutto il mondo?

Purtroppo questa stagione non siamo riusciti a terminarla a causa di questo terribile evento che ha bloccato non solo il nostro sport o lo sport in generale, ma il mondo intero.

Io personalmente ho deciso di sfruttare la quarantena a mio vantaggio, senza piangermi addosso, rendendo fruttuose le mie giornate chiuso in casa. Ho potuto approfittare per fare tutte quelle cose che durante una stagione sportiva mi sono impossibili o sono più difficili da fare. Sono riuscito a convivere con la mia fidanzata, che fortunatamente quando è iniziato il lock down si trovava a Roma (essendo anche lei una giocatrice professionista durante la normale stagione è praticamente impossibile stare così tanto tempo insieme), ho potuto studiare di più sostenendo molti esami universitari alla facoltà che frequento di Scienze motorie, ho iniziato un progetto nuovo extra cestistico perché nelle difficoltà bisogna cogliere le opportunità.

Con preoccupazione certamente, con enorme dispiacere per tutte le perdite che ci sono state, con ansia per i miei cari, per il futuro, per il mio lavoro, per la mia carriera. 

Ovviamente non è mai mancato l’allenamento, ogni giorno almeno 3 ore le dedicavo alla cura del corpo, perché per noi il corpo è il nostro mezzo di lavoro e va allenato continuamente.

Quali sono state le conseguenze di questo durissimo periodo per il basket?

Il basket è stato colpito in modo brusco, duro e violento come molti altri sport, lavori, attività, come il mondo dell’arte, dello spettacolo, della musica ed ogni altro settore in generale. 

Ovviamente bisogna pensare che dietro la partita della domenica, che tutti vedono, ci sono ore di lavoro, milioni investiti e soprattutto persone che fanno di tutto perché la domenica migliaia di tifosi possano godersi uno spettacolo al palazzetto o da casa.

Fermandosi l’economia si sono fermati anche i contratti di sponsorizzazione tra società e aziende, quindi si può ben capire il danno che ha pagato e che dovrà ancora pagare il nostro mondo. Il basket non è come il calcio, che se anche giocato a porte chiuse, può godere della messa in onda con tutti gli introiti che ne derivano e gli interessi che rimangono in gioco. I cosiddetti “sport minori” hanno pagato il prezzo più alto, alcune società non si riprenderanno più, altre pur di rimanere in piedi hanno chiesto la retrocessione. Un duro colpo ed un tristissimo periodo, bisogna rimboccarsi le maniche e darsi da fare ancora di più, questo non mi spaventa, sono sempre stato un lottatore che ha puntato a realizzare i suoi sogni senza mai risparmiare le forze e le energie.