Intervista a Kevin Cusenza

Immagino che i Suoi genitori l’abbiano sempre sostenuta dandole tutto il loro appoggio incondizionato.

Per fortuna essendo stati entrambi professionisti e sportivi i miei genitori mi hanno sempre sostenuto e incoraggiato. Sono stati i veri eroi della mia vita, i miei idoli e punti di riferimento, soprattutto nei momenti brutti, quando senza di loro sarebbe stata veramente dura. Ma al di là del fatto di essere atleti, sono persone di buon senso e di grande intelligenza e sensibilità. Credo che avrebbero sostenuto ogni mia scelta, pur di vedermi felice e realizzato.

Qual è stato il momento più difficile della sua carriera?

Nella carriera di un atleta, cosi come di qualsiasi persona, ci sono momenti belli e momenti difficili, ma credo che quelli che segnano maggiormente siano quelli brutti.  Io per esempio ricordo molto più nitidamente i miei gravi infortuni che una partita vinta o le partite in cui ho realizzato un canestro decisivo, e non perché io abbia una visione pessimista della vita. Il concetto che cerco di esprimere anzi ha una valenza positiva. I momenti difficili della vita sono quelli che ti mettono a dura prova e ti costringono a valutare quali siano le tue risorse. Superare un momento critico della vita, farcela con le tue sole forze, riprendersi, ricominciare, riaffermarsi e migliorare è qualcosa cui un uomo guarda con ammirazione, soddisfazione e gratificazione. L’essere umano ha bisogno di tanto in tanto di confrontarsi con sé stesso e di dare valore alla parte più profonda di sé.

Sente di aver realizzato tutti i suoi sogni?

Se uno crede di aver realizzato tutti i suoi sogni, vuol dire che non ne aveva abbastanza. Quindi la risposta ovviamente è no, anche perché sono ancora relativamente giovane ed ho ancora tanti sogni da sognare prima ancora di pensare a costruirli e realizzarli. Non sono tutti sogni giganti, a volte sogno anche cose semplici e questo mi piace, è una sensazione di concretezza e di ragionevolezza. Essere un campione non vuol dire necessariamente chiedere alla vita sempre di più. A volte bisogna ringraziare per tutto ciò che si ha e fermarsi per contemplare la bellezza della vita, al di là dei traguardi, delle coppe, delle medaglie e dei successi.

Come vede il suo futuro?

Certamente faticoso, ma pieno di passione, disciplina, gratitudine. Non posso certo negare che anche le mie scelte siano dettate dall’aspetto economico, ma non ho mai messo questo aspetto al primo posto nelle decisioni che ho preso. A volte si fanno scelte dettate dalla tradizione, dall’amore dei tifosi, dallo stile di vita. La passione comunque è sempre al primo posto e te ne ricordi bene quando ti fermi per sei mesi a causa di un infortunio, ricominci con ore ed ore di fisioterapia piangendo per il dolore. Il rientro in campo è uno dei momenti più significativi di questo lavoro, ritorni a costruire la tua vita e tutto torna a ruotare intorno a quel campo. Non dimentichi ma di sicuro torni cambiato e quasi sempre migliorato a livello mentale e questa nuova forza che hai saputo costruirti spesso sopperisce ai cambiamenti fisici che hai dovuto subire e sopportare. Sono un perfezionista, migliorarmi deve essere un obiettivo quotidiano. È questa la mia ossessione. Mentalmente, fisicamente, pretendo sempre il massimo da me stesso e cerco sempre di volermi bene, cercando di alimentarmi in modo sano e corretto, cercando di avere intorno a me belle persone, con una visione della vita simile alla mia, positive e propositive. Ho fatto tantissime rinunce e continuerò a farle perché di certo se c’è qualcosa nella vita che non voglio sono i rimpianti ed i rimorsi.