Intervista a Paolo Rainaldi

Paolo Rainaldi è un musicista chitarrista, cantautore e arrangiatore. Personalità artistica e umana fortemente eclettica e ricca di intense contaminazioni stilistiche, inizia giovanissimo il suo percorso artistico: “Ero in spiaggia a suonare per i miei amici – ricorda – avevo 14 anni, Edoardo Vianello passò e mi chiese di fare un provino, mi portò in tournée per tre mesi. Da lì è iniziata la mia storia da artista”.

Da quel momento si avvia la storia musicale di Paolo, che inizia a studiare duro per passare da autodidatta a professionista, passando per i tre anni in cui a New York si nutre di funky, fino a ricevere molti premi, tra i quali “Il miglior chitarrista dell’anno”; un prestigioso premio che è frutto anche e soprattutto delle tantissime esperienze e collaborazioni che nel tempo lo vedono al fianco di importantissimi musicisti e artisti internazionali, tra i quali merita una menzione particolare  Homar Hakim, batterista di Sting, che ha definito la sua  mano destra “una mano negra”; “E’ stato un bel complimento”, ricorda commosso.

Lavora da tempo al progetto “Anima mediterranea”, realizzato insieme alla cantante Francesca Alotta, dove vengono riproposti pezzi classici, napoletani e siciliani, arrangiati in chiave acustica.

Lo scorso anno ha portato in teatro uno spettacolo dedicato a Pino Daniele, mentre nel febbraio scorso ha dedicato un concerto al Maestro Manuel De Sica, insieme alla cantante Nancy Cuomo.

Da maggio del 2020 è responsabile nazionale del settore musica dell’APS (Libera Associazione Professionale Lavoratori dello Spettacolo).

Maestro, la prima domanda che rivolgiamo ai nostri ospiti rivolge il suo sguardo alla propria interiorità, al vissuto di questi giorni. Ci può descrivere il Suo stato d’animo, le Sue sensazioni personali di questo drammatico momento storico?

Buonasera Dott. Mottola, grazie per l’intervista.

Il mio stato è sempre lo stesso e lo è anche in questo momento. La musica e la chitarra mi hanno sempre aiutato nell’accrescere in senso positivo i miei stati emozionali; tranne un lieve scoramento circa la visione di un futuro prossimo ancora da comprendere, per il resto nulla è cambiato. Le sensazioni che derivo se mi pongo in una condizione analitica relativa a come da Lei definito, momento storico, vedono riconfermarsi in me considerazioni circa i rapporti interpersonali. La velocità imposta dalle nuove frontiere tecnologiche e il relativo “disorientamento” in esse contenuto non mi appartiene. Sono di carattere riflessivo seppur impulsivo, il cuore sempre prima di ogni cosa, la facilità presunta con la quale si intende oggi comunicare porta con sé un impigrimento morale. Le logiche conseguenti ed i relativi comportamenti, sono e saranno di difficile gestione e comprensione, definendo una realtà alla quale ci si sottopone in modo coatto e acritico.

Lei, quale responsabile nazionale del settore musica dell’APS (Libera Associazione Professionale Lavoratori dello Spettacolo), avverte quotidianamente gli umori e le sofferenze dei suoi associati. Cosa sente di poter esprimere al riguardo? 

Circa il mio ruolo in A.P.S. constato gli umori di molti, ma al riguardo, pur dispiaciuto, oppongo una ferma critica nei confronti di coloro che oltre ad esprimere legittimi malumori non propongono soluzioni. 

Quali iniziative state portando avanti con l’APS? 

A.P.S. si prefigge di ottenere il riconoscimento della figura professionale in ambito spettacolo al fine di distinguere tra amatore e professionista con speciale riferimento alla condizione economica. Solo il professionista potrà percepire emolumenti economici a fronte di una prestazione professionale.

Ha qualche suggerimento o monito da manifestare ai soggetti del settore o a quelli istituzionali/governativi per contenere i danni e ripartire nel modo migliore possibile? 

Mi piace il parallelo con il mondo aeronautico, mia seconda passione. Per pilotare un aeromobile devo essere in possesso di requisiti psicoattitudinali in corso di validità. Se trascorso anche un solo mese di inattività, ho l’obbligo di sottopormi ad un esame condotto in volo affianco ad un istruttore, che solo dopo aver giudicato i miei requisiti, una volta atterrato, mi autorizza ad un volo test da solo pilota. Se il completamento dei test risulta idoneo, vengo autorizzato a tornare in attività di volo. Questo per sottolineare quanto il formare una mentalità, in questo caso aeronautica, sia fondamentale per il buon esito di ogni e qualsiasi altra attività.

Lei è molto attivo sui social. Che ruolo effettivamente stanno giocando nel tenere vivo il settore, con le dirette, i video, le riflessioni? Sono una panacea utile, calmante antidepressiva per chi le fa e per chi le riceve, o invece un ottimo sistema per mantenere un contatto col pubblico? 

Ritengo i social utili per mantenere un contatto con il pubblico. Da un punto di vista pratico-professionale non mi sembra che inflazionare, ognuno per sé il web, possa generare riscontri, almeno limitatamente a determinate aree professionali.

Cosa si sentirebbe di consigliare o suggerire a chi si sente arreso in questo momento di limbo, quale soluzione suggerirebbe per mantenere vivo l’artista verso il pubblico?

L’artista, solitamente è il peggior manager di sé stesso. E qui mi richiamo al professionista a tutto tondo. Non è sufficiente saper esercitare tecnicamente, occorre affiancare determinazione, forza, volontà, umiltà, e senso del dovere. È semplicistico dire “non c’è lavoro…”, se si trascorrono i giorni seduti ad aspettare. Bisogna essere preparati e stanare lavoro, proponendosi senza alcun vittimismo o peggio ancora arroganza in ogni condizione ove si intravveda possibilità professionale. Il mio curriculum di oltre quaranta anni di professione potrebbe essere considerato un biglietto da visita apriporte, ma per me conta sempre la spinta emotiva e il forte desiderio di fare.