Intervista a Stefano Bordon

Cosa significa avere un obiettivo per l’intera vita?

Impegnarsi al massimo, creare qualcosa che ti piace fare, che ti appassiona. Nella mia vita ho “imparato” a fare solo cose che mi piacevano e mi appassionavano, che mi interessavano, ma per riuscire a fare ciò bisogna “allenarsi” esattamente come si allena il fisico. Concentrarsi, non perdere di vista l’obiettivo mai, “sviluppare” la capacità di costruirlo un obiettivo. Tutto ciò mi ha reso molto orgoglioso e felice per aver sviluppato questo atteggiamento, più che se fossi diventato ricco.

Era consapevole delle Sue qualità?

“Ero cosciente della mia forza non solo fisica ed ho spinto al massimo. Quando hai un obiettivo così forte, trasformi le qualità in abitudini, meccanismi, automatismi. Con il tempo il sogno e l’impegno di un ragazzino sono diventati costanza, schema, allenamento del potenziale massimo e mano mano che miglioravo diventava tutto più semplice. È fondamentale inquadrare bene e prima possibile il proprio talento ed essere coscienti della fortuna. Il resto viene da sé”.

Com’è stato per lei e secondo lei questo periodo del Coronavirus? 

Non mi sono mai fermato, non ho mai interrotto le mie attività. Tra le varie professioni svolgo quella di insegnante di educazione fisica presso la I.I.S. Atestino di Este in provincia di Padova. Non potendolo fare per questi lunghi mesi in cui il mondo si è dovuto fermare mi sono proposto alla scuola in veste di mental coach, era la prima volta che l’intera comunità scolastica si trovava davanti ad un programma del genere. È stato un lavoro lungo e duro con circa 280 ragazzi, 12 classi dal primo al quinto anno di scuola superiore. Mi sono trovato davanti ad una realtà completamente diversa rispetto alla mia vissuta da ragazzo. È cambiato tutto.

Quali sono le tematiche affrontate con i ragazzi e come sono i giovani oggi? 

Abbiamo innanzitutto affrontato tutto quello che stava succedendo a livello mondiale, i comportamenti del governo. Abbiamo parlato dell’influenza mentale esercitata da certi tipi di slogan del tipo “dobbiamo essere tutti uniti, dobbiamo darci sostegno, andrà tutto bene”, il senso di appartenenza che cercavano di rafforzare, anche attraverso iniziative quali cantare tutti insieme l’inno d’Italia. Sono tutte cose che dovrebbero essere insite in ognuno di noi ma che andiamo a richiamare solo nei momenti di difficoltà. Alcuni ragazzi erano motivati ed avevano idee ed obiettivi molto chiari anche in questo momento di estrema destabilizzazione, altri hanno continuato a sostenere ed alimentare l’incapacità di avere un obiettivo, di come raggiungerlo, di dare un indirizzo al tempo che trascorre. Molti giovani oggi sono apatici, con poche passioni o addirittura nessuna, non le vanno a cercare le passioni, trascorrono il loro tempo facendo cose piuttosto banali, non hanno fiducia nelle loro capacità e nel prossimo, non sanno cogliere le opportunità, non ne vedono.

Quali sono le loro paure?

Dico sempre loro che le opportunità bisogna crearsele, non si può aspettare che qualcosa accada. Per loro la quotidianità non è poi così bella, vivono in un altro mondo, non reale, sono terrorizzati dagli sguardi dei compagni mentre svolgono qualsivoglia tipo di attività che possa sminuirli ai loro occhi. Fanno fatica ad accettare le sfide, non sono competitivi, hanno tutti il cellulare in mano e lo usano come fosse un’arma. Non vogliono un confronto. Sono entrato quest’anno a scuola in veste di professore ed ho conosciuto un ambiente di cui non avevo percezione, c’ero stato da studente, ho dovuto tornare indietro nel tempo, ma oggi è completamente diverso. L’approccio è veramente difficile. Oggi i ragazzi fanno pochissima attività sportiva, vivono “chiusi” in una subrealtà, in apnea, con affanno, mi riesce persino difficile fare una descrizione di questi ragazzi. In molti mi dicono “io non ho obiettivi, io sopravvivo”. Hanno alimentato una sfiducia verso il futuro e poca curiosità per il mondo. Ho cercato di stimolarli anche a partire facendogli capire che il mondo non è il paesino dove vivono, il mondo è tutt’altra cosa, ma molti vedono solo difficoltà e mete irraggiungibili. Per molti di loro, che non si sono mai spostati e non hanno fatto alcun tipo di esperienza, immaginare qualcosa di diverso dalla loro quotidianità appare impossibile.